Grillo chiede l’impeachment per Napolitano: sta violando la Costituzione

Il leader del M5s chiede al Parlamento di aprire una procedura di impeachement nei confronti di Napolitano. I motivi? Tutti illustrati in un post lungo e pieno di critiche

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Il leader del M5s chiede al Parlamento di aprire una procedura di impeachement nei confronti di Napolitano. I motivi? Tutti illustrati in un post lungo e pieno di critiche

La tensione tra il Movimento 5 Stelle e il Presidente della Repubblica è salita negli ultimi giorni. Il primo ha accusato il secondo di voler salvare Berlusconi, il secondo ha accusato il primo di “fregarsene dei problemi della gente”. Un braccio di ferro, questo, che è destinato a proseguire, con toni possibilmente più aspri. A rincarare la dose è stato questa mattina Beppe Grillo, che ha pubblicato un lunghissimo post nel quale propone l’impeachment di Napolitano e illustra tutte le motivazioni per le quali il Parlamento dovrebbe aprire una procedura a riguardo. Le critiche riguardano il ruolo politico ricoperto in questi mesi dal Capo dello Stato, fino a giungere all’accusa più forte: Napolitano sta violando la Costituzione.  

Impeachment, parlamentari chiamati alle armi

Grillo esorta i parlamentari, senza specificare la loro appartenenza partitica (quindi si rivolge a tutti), a chiedere l’impeachmente di Napolitano, a costringerlo alle dimissioni. Certo, gli occorre qualche migliaio di parole per giungere alla conclusione, ma la sua richiesta è chiarissima: “Questa è dunque l’occasione, per il Parlamento, di prendere finalmente coscienza di quanto accaduto nel corso di questi ultimi mesi. E di accusare il Capo dello Stato, di fronte al popolo, di aver violato la Costituzione in nome della quale egli ha sempre dichiarato di agire”. L’occasione è data dal comportamento adottato da Napolitano negli ultimi tempi. Il riferimento è alla polemica sull’indulto, durante la quale la prima carica dello Stato ha espresso la sua opinione su un partito, rivelandosi per questo niente affatto super partes. Quel partito è ovviamente il Movimento Cinque Stelle  

Mille e un motivi per l’impeachment

Grillo non manca di spiegare le sue ragioni.

Ragioni che si sostanziano in una fiumana di critiche, di precisazioni, di rilievi che ritraggono Napolitano come un violentatore della Costituzione. Per esempio, lo accusa di non rappresentare più il paese, ma solo una parte di esso: “Dall’attacco degli scorsi giorni contro il M5S, è ormai evidente che questo Presidente della Repubblica non rappresenti più l’unità della Nazione, ma soltanto una parte del Paese: quella che ha voluto le larghe intese della partitocrazia, quella che cercherà, con tutti i mezzi a sua disposizione, di salvare ancora il Caimano”. L’accusa di faziosità si arricchisce con la critica alla replica di Napolitano che, ricordiamo, ha raggiunto il culmine con l’affermazione “se ne fregano dei problemi della gente”. La faziosità consisterebbe nell’aver ignorato che quello delle carceri è “uno dei temi di più intensa riflessione all’interno del M5S.” L’arma più affilata con cui Grillo perora la causa dell’impeachment è un’altra. Il comico genovese riporta alcune critiche che lo stesso Napolitano espresse, all’epoca, nei confronti di Cossiga. Critiche che si riferiscono proprio al ruolo politico assunto dal democristiano e che possono essere indirizzate, oggi, contro Napolitano stesso. Insomma, secondo Grillo, Napolitano dovrebbe dimettersi proprio in virtù della sua stessa concezione di presidentato della Repubblica. Funzionale a questa interpretazione sono dichiarazioni dell’allora ministro dell’Interno come “Cossiga rappresenta l’ unità nazionale. Nella formula costituzionale le parole sono semplici, ma pesano come pietre. Esse significano che il Presidente smette di fare il Presidente quando diventa rappresentante di disunità. Un presidente “in lite” può avere torto o ragione. Ma il fatto è che non deve essere in lite”. Ma anche: “Il precipitare della grave questione costituita dai comportamenti sempre più abnormi e inquietanti del Presidente della Repubblica non è che l’ ultimo anello della spirale involutiva che sta stringendo il Paese. si è totalmente smarrito il senso della misura al Quirinale”. Tutte le dichiarazioni si riferiscono al 1991, anno in cui Cossiga venne costretto alle dimissioni. Non rimane che attendere le reazioni del Quirinale e il ruolo che giocheranno gli stessi parlamentari del Movimento Cinque Stelle.
Questi ultimi sono ora davanti a un bivio: lasciar correre o esporsi in una richiesta di impeachment che li vedrebbe soli contro tutti.  

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