Grexit, Tsipras avrà guardato a Venezuela ed Argentina per volere restare nell’euro

Le conseguenze di una Grexit sarebbero molto gravi nel breve periodo per i greci. Eccone alcuni.

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Le conseguenze di una Grexit sarebbero molto gravi nel breve periodo per i greci. Eccone alcuni.

In un’intervista al quotidiano economico tedesco Handelsblatt, il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, critica il collega di Berlino, Wolfgang Schaeuble, sostenendo che sarebbe “irrealistico” ipotizzare che un paese possa uscire dall’euro e che la moneta unica sia irreversibile. Quando sono ancora in corso le trattative tra la Grecia e i creditori pubblici (UE, BCE e FMI) sul terzo piano di salvataggio da complessivi 86 miliardi di euro e il cui esito diventa ogni giorno meno scontato, emergono sempre più le differenze tra i governi dell’Eurozona e tra questi e l’FMI. Da un lato, la Francia vorrebbe che la Germania assumesse una posizione più morbida sulle condizioni annesse al bailout e che ponesse fine definitivamente alle voci su un piano per gestire l’uscita dall’Eurozona della Grecia. Dall’altro c’è l’FMI a insistere su una ristrutturazione del debito pubblico ellenico, altrimenti non parteciperà ai nuovi aiuti.   APPROFONDISCI – Grecia, concluso il primo incontro tra governo e Troika ad Atene. Le distanze restano  

Economia Grecia al collasso

La Grexit resta tutt’altro che un’opzione scartata dai creditori, come ha ammesso amaramente anche l’ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, per cui i termini del nuovo salvataggio sarebbero stati congegnati per fallire e giustificare tra non molto la Grexit, come se si trattasse di un’ovvia necessità. Oggi, l’indice Pmi manifatturiero di luglio in Grecia ha mostrato un esito a dir poco scioccante, crollando a 30, quando la soglia di demarcazione tra crescita e contrazione è 50. In sostanza, la produzione ellenica è precipitata con i controlli sui capitali, un fatto che non potrà non avere un impatto significativo sul pil. Si calcola che le restrizioni ai movimenti finanziari abbiano già provocato danni per 4-10 miliardi di euro, ossia tra oltre il 2% e il 6% del pil. Cifre che non fanno che alimentare lo scetticismo di chi crede che alla fine la Grecia dovrà lasciare l’euro per sfinimento.   APPROFONDISCI – Grecia, Tsipras avverte Syriza: pronto alle elezioni anticipate, Grexit ancora possibile  

Riserve Grecia inesistenti per coprire ritorno a dracma

Tuttavia, oggi come oggi, se Atene tornasse alla dracma, senza riserve valutarie e senza nemmeno un avanzo primario, per stessa ammissione del premier Alexis Tsipras affronterebbe un disastro maggiore dei danni potenziali provocati dalle nuove dosi di austerità somministrate dalla Troika al paese. Senza riserve, infatti, i greci potrebbero limitarsi ad importare dall’estero solo beni e servizi per un controvalore pari e non superiore a quello delle esportazioni, in quanto non ci sarebbe altrimenti valuta straniera per gli acquisti. Poiché nel 2014 il paese ha esportato appena per 27 miliardi di euro e importato per circa 40 miliardi, ciò significherebbe per i greci che dovrebbero nel breve termine ridurre i loro consumi di non meno del 5-6% del pil, in attesa o di risollevare le esportazioni con cui fare affluire nuova valuta per le importazioni o che l’industria nazionale sia in grado di aumentare la produzione per rispondere alla domanda inevasa.   APPROFONDISCI – La Grecia ora può fallire. E l’Ifo attacca: truccati i conti su avanzo primario  

Razionamento consumi con Grexit

Nel frattempo, però, si verificherebbe lo stesso fenomeno – si spera in termini meno afflittivi – presente in Venezuela da qualche anno: la carenza diffusa di beni.

Senza dollari, i venezuelani non hanno la possibilità di acquistare beni dall’estero e gli scaffali dei loro negozi sono semi-vuoti. Si stima che manchino 2 beni primari su 3. La crisi sarebbe forse meno drammatica in Grecia, ma non per questo creerebbe pochi disagi, specie se si considera che parliamo di un’economia avanzata, i cui consumatori sono abituati ad elevati standard di vita.
Essi vivrebbero con umiliazione e patimento il trovarsi nella necessità di recarsi più volte al giorno al supermercato per tentare di trovare quanta più roba possibile. E’ anche vero che la situazione potrebbe parzialmente essere alleviata da un prestito internazionale, magari dagli aiuti della Russia, che si è impegnata ad erogare ad Atene 5 miliardi di dollari, a titolo di anticipo dei profitti maturati con il passaggio del suo gasdotto dal Mare Egeo. Ma quasi certamente si tratterebbe di aiuti insufficienti, anche perché nel frattempo il paese dovrebbe ripagare il debito in scadenza e denominato in euro fino alla sua uscita dall’unione monetaria.   APPROFONDISCI – La Grecia voleva tornare alla dracma, ma Putin non aiutò Tsipras all’ultimo minuto  

Default Grecia porterebbe a inflazione a 2 cifre

E passiamo al secondo fronte. L’Argentina di questi anni ci insegna, contrariamente a quanto spesso si è detto, che il default sarebbe seguito da forti sofferenze sul piano interno. Infatti, la Grecia non ha ad oggi un avanzo primario dei conti pubblici, per cui anche al netto degli interessi sul debito, continua a spendere più di quello che incassa dalle entrate statali. Non potendo rifinanziare tale deficit sui mercati finanziari (chi mai presterebbe un solo euro a un paese fallito e appena  uscito dall’Eurozona?), anche non rimborsando alcun creditore pubblico e privato per qualche anno (ammesso che sia possibile), Atene dovrebbe o tagliare la spesa pubblica – ma difficilmente ci riuscirebbe, se nemmeno oggi, nonostante le pressioni esterne, si è mostrata in grado di centrare il target – o stampare moneta. In questo secondo caso, rischierebbe di esporsi agli stessi rischi di Buenos Aires, ovvero ad alti tassi d’inflazione e a conflitti sociali potenzialmente molto destabilizzanti. Nel paese sudamericano si calcola che i prezzi crescano tendenzialmente del 40%, anche se gli uffici statistici pubblici stimano gli aumenti nell’ordine del 20%. A maggior ragione, a causa della domanda superiore all’offerta di beni disponibili, la pressione sui prezzi sarebbe alta. Dunque, la Grexit si potrebbe riassumere in 2 catastrofi per il paese: temporanea carenza di beni e inflazione alle stelle. Si capisce perché Tsipras abbia accettato anche una forte umiliazione politica pur di restare nell’euro.   APPROFONDISCI – Grecia, Tsipras: vicini ad accordo su avanzo    

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