Grexit, su Mario Draghi pende già l’accusa di scarsa vigilanza sulle banche

Mentre l'FMI chiede la ristrutturazione del debito pubblico della Grecia in mano ai creditori europei, dall'organismo di Vigilanza sulle banche dell'Eurozona parte un'accusa grave contro Mario Draghi: scarsa attenzione sulla solvibilità degli istituti ellenici.

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Mentre l'FMI chiede la ristrutturazione del debito pubblico della Grecia in mano ai creditori europei, dall'organismo di Vigilanza sulle banche dell'Eurozona parte un'accusa grave contro Mario Draghi: scarsa attenzione sulla solvibilità degli istituti ellenici.

Mentre la Commissione europea segnala alla Grecia di essere stata fin troppo flessibile, non avendo richiesto tagli individuali alle pensioni e agli stipendi pubblici, andando di gran lunga incontro al governo Tsipras anche sugli obiettivi di bilancio, la discussione tra i creditori pubblici (UE, BCE e FMI) su una possibile Grexit inizia ad assumere toni sempre più seri, dopo il fallimento del negoziato nel weekend e la riduzione degli spazi per un accordo prima dell’Eurogruppo di giovedì. Fa discutere, in particolare, l’appello lanciato questo primissimo pomeriggio dall’FMI, che dopo essersi ritirato dalle trattative, chiede che i governi europei accettino una ristrutturazione del debito pubblico ellenico, attraverso un allungamento delle scadenze e un contestuale abbassamento dei tassi. Una proposta, destinata a girare il coltello nella piaga, dato che nessun governo dell’Eurozona ufficialmente ha mai mostrato disponibilità a un simile passo, chiesto anche oggi a gran voce dal ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, e che sembra la risposta dell’istituto alle dichiarazioni del capogruppo della CDU-CSU, Volker Kauder, che stamane aveva avvertito Atene che senza il coinvolgimento dell’FMI, il Bundestag non approverebbe alcun piano di aiuti.   APPROFONDISCI – Grecia, la Germania è sempre più divisa sugli aiuti. Monta la protesta contro la Merkel  

Dalla Germania appelli alla Grexit

Nel frattempo, invece, il presidente dell’Ifo, l’istituto di ricerca economica in Germania, Hans-Werner Sinn, da sempre contrario al salvataggio di Atene e che ha un forte ascendente sul mondo conservatore tedesco, ha lanciato un appello, affinché il governo di Berlino utilizzi la sua posizione di minoranza di blocco dentro all’ESM per impedire un’ulteriore erogazione degli aiuti alla Grecia. Sinn si è detto convinto che il ritorno alla dracma del paese sarebbe la soluzione meno dolorosa, anche sul piano sociale, perché l’economia ellenica diverrebbe più competitiva, avendo una moneta probabilmente svalutata contro l’euro del 50%. Ma c’è un altro intervento che potrebbe pesare sulle decisioni che il governatore della BCE, Mario Draghi, dovrà assumere nelle prossime ore. Il direttore generale del Single stability board, Elke Koenig, a capo dell’organismo che sorveglierà le quasi 130 banche sistemiche dell’Eurozona, ha dichiarato poco fa che i 4 grandi istituti bancari della Grecia, al momento giudicati solventi, potrebbero non esserlo più, nel caso in cui Atene andasse in default.   APPROFONDISCI – Grecia, ipotesi di rinvio dell’accordo in autunno. E l’Ifo: meglio la Grexit temporanea  

L’accusa a Draghi: hai chiuso gli occhi davanti al default Grecia

Koenig ha fatto presente che queste banche sono mantenute in vita dai fondi ELA, ossia dalla liquidità di emergenza erogata dalla BCE, ma il cui confine con “la mancata denuncia di fallimento  è sottile”, ha aggiunto. Un’affermazione molto pesante, perché Draghi è accusato senza mezzi termini di salvaguardare le banche elleniche, senza riguardo per i rischi che corre Francoforte, che ha già stanziato per esse 83 miliardi. Già da settimane, dentro al board si discute sull’opportunità di proseguire con un sostegno illimitato agli istituti greci,  sottolineando come il meccanismo dell’ELA sarebbe solo temporaneo e non un aiuto permanente, come rischia di tradursi. Tuttavia, il blocco dei nuovi finanziamenti o l’aumento dello sconto sul collaterale di garanzia dovrebbe essere approvato con una maggioranza dei 2 terzi. Domani o dopodomani è attesa la revisione settimanale del tetto dell’ELA e c’è da giurare che dopo gli ultimi sviluppi decisamente negativi sul fronte negoziale, cresceranno le tensioni e le pulsioni contrarie nel board all’erogazione dei nuovi aiuti. Draghi teme, però, di compromettere così ancora di più l’esito delle trattative e di far precipitare nel caos il sistema bancario ellenico, ma si ostinasse ad estendere i prestiti e alla fine il negoziato fallirà, il primo imputato per la montagna di miliardi iniettati in un pozzo senza fondo sarà proprio lui. E non a caso, davanti all’Europarlamento, poco fa il governatore ha fatto appello alla Grecia, affinché trovi un accordo “forte e complessivo molto presto” e ha ribadito che le banche elleniche al momento sono solventi e mostrano di possedere un collaterale di garanzia sufficientemente adeguato, ma ha ammesso che “la situazione è in evoluzione” e che c’è un limite al tetto di liquidità erogabile.   APPROFONDISCI – Grecia, oggi la BCE decide sui fondi ELA. L’ultimatum della Merkel: accordo entro maggio    

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