Grexit scelta migliore per l’FMI, che spiega: peggio della Grande Depressione

Meglio l'uscita della Grecia dall'euro che questa crisi infinita. Lo spiega con un grafico il Fondo Monetario Internazionale, che effettua un paragone con la Grande Depressione degli anni Trenta.

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Meglio l'uscita della Grecia dall'euro che questa crisi infinita. Lo spiega con un grafico il Fondo Monetario Internazionale, che   effettua un paragone con la Grande Depressione degli anni Trenta.

Torna il rischio Grexit, la saga che non appassiona più nemmeno i più indefessi addetti ai lavori. Eppure, da qualche giorno i mercati sono ridiventati nervosi, temendo che l’ennesimo scontro tra il governo Tsipras e i creditori pubblici europei possa degenerare e provocare quell'”incidente” da anni paventato, con l’uscita della Grecia dall’Eurozona. I rendimenti decennali dei bond ellenici si sono riportati in prossimità dell’8% e quelli biennali al 10%, mentre i cds a 5 anni, i titoli che assicurano dal rischio default, risalgono ai massimi da ottobre, quando incombevano le trattative per il rilascio della precedente tranche di aiuti, segnalando la crescita delle tensioni tra gli investitori.

Anche stavolta, l’Eurogruppo, chiamato a decidere lo stanziamento dei nuovi aiuti, tentenna, non essendo stata completata positivamente la revisione delle ultime riforme richieste ad Atene e pre-condizione per continuare ad ottenere prestiti. In estate scadono bond per 8 miliardi, di cui un paio nelle mani della BCE e senza liquidità, Atene non sarebbe in grado di pagare del tutto i creditori. (Leggi anche: Grexit unica opzione credibile, ma l’accordo allungherà l’agonia di Atene)

Tempi stretti per un accordo

In teoria, da qui ad allora ci sarebbe abbastanza tempo per mediare, ma di fatto tra qualche settimana in Europa inizia un lungo calendario elettorale, che vede tornare alle urne l’Olanda a marzo, la Francia tra aprile e maggio, forse l’Italia entro giugno e la Germania a settembre. Difficile che le parti possano giungere a un’intesa sotto elezioni, per cui o questa si trova tra meno di due settimane o si affievoliscono le probabilità di un accordo.

Lo scontro sta coinvolgendo anche il Fondo Monetario Internazionale, che in un suo report pubblicato ieri ha ribadito la convinzione che il debito pubblico ellenico sia insostenibile, perché non risulta credibile per un paese impegnarsi a raggiungere per decenni, come richiede Bruxelles, un avanzo primario del 3,5% del pil. L’istituto lo stima nel medio-lungo termine all’1,5%. (Leggi anche: Rischio Grexit si riaffaccia, debito esplosivo per l’FMI)

Crisi Grecia peggio della Grande Depressione per FMI

Per quanto le prospettive di crescita appaiano finalmente positive (l’FMI stima un pil a +2,7% all’anno nel biennio 2017-2018), ad oggi il pil della Grecia è crollato di un quarto rispetto al 2007, ultimo anno prima della crisi. Quel che l’istituto di Washington suggerisce è che serve un condono parziale del debito, un nodo che considera ormai ineludibile, ma che non può essere accettato dai governi creditori dell’Eurozona, Germania in testa, specie prima di elezioni. Sarebbe come ammettere ai propri cittadini di avere buttato decine di miliardi di euro al vento.

Fosse stato per l’FMI, si legge tra le righe, la Grexit sarebbe stata l’opzione migliore già da tempo. Perché? L’istituto ha pubblicato un grafico, relativo all’andamento del pil USA all’epoca della Grande Depressione, ovvero a partire dal 1929 e fino a gran parte degli anni Trenta. In esso, viene mostrato come la ripresa economica avvenne dal 1933, quando la Federal Reserve sganciò il dollaro dall’oro e imbarcò gli USA in una fase di reflazione, che ebbe come conseguenza l’alleggerimento del peso dei debiti. (Leggi anche: Greenspan: siamo come ai tempi della Grande Depressione)

Grexit opzione migliore, ammette implicitamente l’FMI

Ciò non è stato possibile per la Grecia, che restando nell’Eurozona non ha potuto usufruire di una sovranità monetaria per indebolire il cambio, riportandolo ai suoi fondamentali e importando inflazione. Al contrario, il paese continua a vivere una lunga fase di deflazione, che nei fatti incrementa il peso dei debiti, privati e pubblico.

Il paragone con la Grande Depressione appare quasi provocatorio, come se l’FMI volesse evidenziare una pessima gestione della crisi, che entrata nel decimo anno non sembra ancora prossima alla fine, quando l’America seppe iniziarne a uscire dopo quattro anni. Il grafico sembra suggerire senza ammetterlo esplicitamente, che la Grexit sarebbe stata necessaria già da anni e che l’accanimento mostrato dai creditori europei nel volere tenere a tutti i costi Atene nell’euro si starebbe rivelando un disastro economico e sociale senza precedenti. (Leggi anche: Grecia, crisi debito non finirà per FMI)

FMI seguito in Germania

L’opinione dell’istituto di Washington può anche non rivelarsi decisiva, ma ha grande influenza in Germania, dove il governo della cancelliera Angela Merkel considera indispensabile il suo coinvolgimento nel terzo bail-out dal 2010, affinché il programma di aiuti possa rivelarsi credibile.

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