Grexit, ecco perché all’Eurozona converrebbe l’uscita di Atene dall’euro

Se la Grecia esce dall'euro, i creditori potrebbero risultarne rafforzati. Ecco alcune ragioni sul perché nell'Eurozona non ci sarebbe molta paura di una Grexit.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Se la Grecia esce dall'euro, i creditori potrebbero risultarne rafforzati. Ecco alcune ragioni sul perché nell'Eurozona non ci sarebbe molta paura di una Grexit.

Il negoziato tra la Grecia e i creditori pubblici va avanti, ma le speranze che l’esito possa essere positivo si affievoliscono da un giorno a un altro. Se anche dopo la vittoria di Syriza alle elezioni del 25 gennaio, Bruxelles si mostrava piuttosto certa che Atene sarebbe rimasta nell’euro, nell’ultimo mese sono cambiate molte cose e adesso lo scenario di una cosiddetta Grexit non viene escluso a nessun livello e da nessun governo europeo. E’ accaduto, infatti, che dopo la sottoscrizione dell’accordo del 20 febbraio scorso, con il quale il governo Tsipras s’impegnava a presentare nel dettaglio una lista di riforme per il rilancio dell’economia greca nel medio-lungo termine e per risanare i conti pubblici, da Atene non siano arrivati segnali incoraggianti, tanto che a 6 settimane da quell’intesa si è ancora a discutere esattamente della stessa lista richiesta allora e che ad oggi è stata presentata in maniera vaga e ambigua. La Grecia rischia seriamente di uscire dall’euro in seguito a un default già nei prossimi giorni. Rispetto alle analisi dei mesi scorsi, avanza l’ipotesi che il ritorno alla dracma possa avvenire in modo accidentale, quasi per un errore non evitato da parte del governo greco. Insomma, un’uscita disordinata e che potrebbe essere mal gestita con conseguenze molto gravi per l’economia ellenica.   APPROFONDISCI – Grecia, oggi Tsipras dalla Merkel. Unicredit: Atene uscirà dall’euro e cadrà nel caos  

Rischio contagio sui mercati limitato

Tuttavia, le preoccupazioni che ciò possa portare a una nuova crisi del debito sovrano anche nel resto della periferia dell’Eurozona, Italia inclusa, appaiono molto meno forti di 3 anni fa, quando l’Europa fece di tutto per salvare i greci e tenerli nell’euro, temendo la fine della moneta unica. Adesso, le cose stanno molto diversamente: quand’anche Atene fallisse, il suo debito pubblico è per l’80% nelle mani dei governi europei, della BCE e del Fondo Monetario Internazionale e per il restante 20% è detenuto quasi essenzialmente dalle banche greche e qualcosina dai privati, quasi tutti greci. Quindi, un contagio sui mercati finanziari sarebbe altamente improbabile, anche perché nel frattempo la BCE acquista circa una cinquantina di miliardi al mese di titoli di stato dell’Eurozona con il QE, evitando così che si registrino impennate nei rendimenti sovrani di alcuni stati. Certo, il solo QE sarebbe insufficiente ad arrestare un’ondata speculativa, se si materializzasse, e bisogna anche ammettere che gli investitori potrebbero tornare a colpire paesi come Italia, Portogallo e Spagna, se intuissero che l’Eurozona potrebbe perdere altri pezzi, una volta che il tabù della sua indissolubilità fosse infranto.   APPROFONDISCI – Grecia, Warren Buffett: non sarebbe un male se uscisse dall’euro. Ecco le date a rischio   Il rischio sarebbe anche politico, perché l’uscita della Grecia segnalerebbe anche un fallimento del progetto iniziale della moneta unica. Tuttavia, quel che rimarrebbe dell’Eurozona potrebbe essere avvertito dai mercati più forte e omogeneo, essendosi questa liberata dal ” peso” di un paese inadempiente alle regole.

Una lezione per chi resta

L’Eurogruppo a trazione tedesca avrebbe, poi, tutta la convenienza a non trattenere Atene, perché invierebbe agli elettori del resto dell’Eurozona un messaggio forte: ecco cosa vi accadrà, se vi affiderete a partiti contrari all’austerità ed euro-scettici! In sostanza, la cancelliera Angela Merkel, oggetto degli strali e degli insulti di mezza Europa, chiarirebbe una volta per tutte che chi con il suo voto intende alzare lo scontro con Bruxelles, ne pagherà le conseguenze fino all’atto estremo di essere cacciato fuori dall’Eurozona. Il consenso strumentali per i partiti più anti-euro potrebbe così scemare, anche perché gli elettori italiani, spagnoli e di altre realtà europee avrebbero il tempo di verificare con la Grecia gli effetti d’impatto disastrosi che un paese subirebbe uscendo dall’euro.   APPROFONDISCI – La Grecia fuori dall’euro? La Germania si divide, ma è tentata di darle una lezione   In sostanza, gli stessi partiti anti-euro potrebbero darsi una calmata, avvertendo il rischio reale di trascinare il proprio paese fuori dall’Eurozona, quando ad oggi hanno utilizzato spesso argomentazioni contrarie alla moneta unica solo a fini elettorali e come arma di trattativa con l’Europa sul piano delle politiche fiscali, confidando che la permanenza nell’euro non sarebbe stata seriamente messa in dubbio. E non sarebbe da scartare l’ipotesi che alla fine l’Eurogruppo assecondi la volontà del governo Tsipras di indire un referendum per fare decidere ai greci se vogliano o meno restare nell’euro. Se vincessero i sì, i creditori avrebbero dalla loro il responso popolare, se prevalessero i no, potrebbero dimostrare che ciascun popolo sceglie il proprio destino e caccerebbero Atene dall’euro senza troppi problemi di tipo politico.   APPROFONDISCI – La Grecia indirà un referendum sull’euro in primavera? Ecco perché Tsipras lo vuole    

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Argomenti: creditori Grecia, Crisi Euro