Grecia, Warren Buffett: non sarebbe un male se uscisse dall’euro. Ecco le date a rischio

Che la Grecia esca dall'euro non sarebbe un male. A dirlo è il finanziere Warren Buffett, che vede sempre più improbabile la permanenza di Atene nell'Eurozona. E la crisi di liquidità delle casse statali sarebbe ai livelli di allarme.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Che la Grecia esca dall'euro non sarebbe un male. A dirlo è il finanziere Warren Buffett, che vede sempre più improbabile la permanenza di Atene nell'Eurozona. E la crisi di liquidità delle casse statali sarebbe ai livelli di allarme.

Le convulsioni della Grecia, alle prese con un negoziato difficilissimo con i creditori europei sulle riforme e la gestione dei conti pubblici, hanno spinto il finanziere americano Warren Buffett, considerato un guru di Wall Street, a dichiarare in un’intervista resa alla Cnbc che se Atene uscisse dall’euro non sarebbe “una cosa cattiva”. Secondo Buffett, se da un lato è vero che l’euro è nato su problemi strutturali, dall’altro non è detto che esso sia destinato a morire, potrebbe sopravvivere sempre. Allora, spiega, non è detto che i membri dell’Eurozona debbano rimanere sempre gli stessi, perché sarebbe opportuno che l’unione monetaria fosse composta da paesi con deficit fiscali simili, con una legislazione del lavoro omogenea e con una gestione coerente dell’economia. Il finanziere ritiene che l’Eurozona non dovrebbe permettere che le regole non siano rispettate e crede che le cose non possano più andare avanti così. E’ evidente, continua, che i tedeschi non siano più disposti a finanziare illimitatamente i greci.   APPROFONDISCI – Allarme Grecia, l’accordo non c’è: scontro con Bruxelles su tagli a pensioni, IVA e IMU  

Scadenze a rischio in aprile e dopo

La dura presa d’atto di Buffett dell’impossibilità forse di tenere nell’euro anche la Grecia è conseguenza delle posizioni distanti tra Atene e i creditori. Non si capisce ancora bene quando il governo Tsipras potrebbe rimanere realmente senza liquidità sufficiente per onorare le scadenze. Sappiamo che il prossimo giovedì 9 aprile, Atene dovrà rimborsare all’FMI un prestito di quasi 460 milioni di euro. Non è chiaro che per allora avrà il denaro per farlo e dal governo non sono arrivati segnali chiari, dato che i ministri ellenici alternano dichiarazioni allarmistiche a toni rassicuranti. Onorata la scadenza del 9, però, i greci dovranno fronteggiare altri pagamenti per 2,4 miliardi di euro per i T-bills, i titoli di stato a breve termine, quasi del tutto nelle mani delle banche greche, che potranno limitarsi, loro malgrado, a rinnovare i bond, ma la BCE ha vietato loro di aumentare le esposizioni, mentre Atene non potrà emettere un quantitativo maggiore di debito pubblico a breve. Le date sensibili saranno il 14 e il 17 di questo mese. Intanto, oggi Francoforte deciderà se aumentare il tetto dei fondi ELA, il programma che fornisce alle banche la liquidità di emergenza tramite la Banca di Grecia, innalzato di 1,2 miliardi una settimana fa a 71 miliardi, ma che potrebbe risultare insufficiente, data la fuga dei risparmiatori in atto.   APPROFONDISCI – Grecia: dalla BCE altri 1,2 miliardi alle banche, vediamo tutti gli scenari possibili  

Default Grecia appare vicino

Infine, serviranno altri 1,7 miliardi di euro per pagare stipendi pubblici e pensioni. Si parla di stampare certificati di credito, denominati IOU; sarebbero cambiali, con le quali lo stato rilascerebbe a dipendenti pubblici e pensionati un titolo, che essi potrebbero scontare in banca (o altri privati) anche subito per farsi pagare la somma ivi segnata, detratte le commissioni. A parte il fatto, però, che gli istituti non hanno liquidi, si tratterebbe di un finanziamento indiretto delle banche verso lo stato, che la BCE non potrebbe tollerare, essendo vietato.   APPROFONDISCI – La Grecia emetterà una moneta parallela per pagare stipendi pubblici e pensioni?   Quand’anche si trovasse un accordo con la (ex) Troika, la Grecia avrebbe difficoltà anche nei prossimi mesi a scansare il default. La data più allarmante appare quella del 20 luglio, quando Atene dovrà rimborsare alla BCE ben 3,5 miliardi in scadenza, un ammontare pari all’1,7% del pil greco. Una corsa ad ostacoli, che Tsipras vorrebbe superare in aprile con entrate straordinarie, quelle che spera arrivino dal condono fiscale varato a marzo, che dovrebbe agevolare i pagamenti degli arretrati con le tasse di famiglie e imprese. Ma tutto sembra molto causale, aleatorio. Lo scenario di una Grexit prende sempre più forma, ma causato da un incidente, non gestito. La vera paura è che la Grecia esca dall’euro disordinatamente.   APPROFONDISCI – La Grecia verso il default, ecco la vendetta di Tsipras contro l’Europa senza l’accordo      

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Argomenti: Default Grecia, Economie Europa