Grecia verso nuovi aiuti, ma dopo agosto ce la farà da sola?

La Grecia sta per ottenere una nuova tranche di aiuti da 6,5 miliardi. Ad agosto scade il terzo e forse ultimo piano di assistenza finanziaria, ma sul futuro di Atene non c'è chiarezza.

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La Grecia sta per ottenere una nuova tranche di aiuti da 6,5 miliardi. Ad agosto scade il terzo e forse ultimo piano di assistenza finanziaria, ma sul futuro di Atene non c'è chiarezza.

La Grecia sarebbe a un passo dall’ottenere la nuova tranche da 6,5 miliardi di euro di aiuti da parte dei creditori europei, nell’ambito del terzo piano di assistenza (“bailout”) da 86 miliardi, di cui 40,2 miliardi già stanziati. Lo riferiscono fonti anonime vicine al dossier a Bruxelles, precisando che una decisione finale verrà adottata dall’Eurogruppo solamente a febbraio. Si tratta della penultima revisione delle riforme sinora varate da Atene, in vista di quella finale di giugno, che porterà al completamento del programma in agosto, a 3 anni esatti dalla sua firma.

Lunedì scorso, il Parlamento ellenico ha approvato, pur tra forti polemiche nella stessa maggioranza, un pacchetto di misure, che contiene la restrizione del diritto di sciopero dei lavoratori, innalzando dal 30% al 50% l’approvazione necessaria per deliberare un’agitazione da parte dei sindacati, nonché procedure accelerate per consentire alle banche di vendere all’asta gli immobili ipotecati dei clienti morosi. Da dicembre sono partite le tanto contestate aste elettroniche. (Leggi anche: Case all’asta in Grecia: crisi finita, sofferenze per la popolazione continuano)

Gli ultimi provvedimenti puntano sia a sostenere la produttività della Grecia, del 20% più bassa della media europea, sia ad accelerare lo smaltimento dei crediti deteriorati per 100 miliardi in pancia alle banche elleniche e che limitano le nuove erogazioni di prestiti a famiglie e imprese, a discapito della ripresa economica.

Cosa accadrà dopo il bailout?

In realtà, adesso la vera attenzione si sposta su dopo agosto, ovvero quando la Grecia non sarà più sotto l’assistenza finanziaria di quella che un tempo veniva definita Troika (UE, BCE e FMI). Se il premier Alex Tsipras promette una “chiara uscita” dagli 8 anni di bailout, le condizioni sui mercati sembrano dargli per ora ragione. I rendimenti a 2 anni sono scesi ormai all’1,25%, quelli a 10 anni al 3,8%. Questi ultimi erano ancora al 7,3% un anno fa e si tenga conto che i Treasuries per la medesima scadenza offrono oggi il 2,6% e il 2% sui 2 anni. In teoria, quindi, Atene ce la farebbe a rifinanziare il suo immenso debito pubblico sui mercati, pur essendo pari al 180% del pil.

In teoria, perché la realtà è diversa. Sotto l’assistenza della Troika, il paese non paga gli interessi su oltre i due terzi del suo debito e fino a tutto il 2022 non verserà su questi nemmeno le cedole. Si capisce bene come sia stato possibile non solo raggiungere l’agognato pareggio di bilancio, ma chiudere, addirittura, gli ultimi due bilanci in attivo, pur se a colpi di tasse e misure una tantum. Atene paga meno del 2% del pil in interessi sul debito, ma quando tra 5 anni finirà il periodo di grazia decennale concesso nel 2012 dai creditori pubblici, si ritroverà improvvisamente a dovere iniziare a pagare il debito ai partner europei, gli interessi annuali su di esso e quelli arretrati. Una bolletta, che il Fondo Monetario Internazionale ritiene insostenibile per i greci, anche perché non considera credibile la richiesta di Bruxelles ad Atene di raggiungere e mantenere per decenni un avanzo primario (al netto degli interessi) del 3,5% del pil. (Leggi anche: Niente Eurobond e Grecia fuori dall’euro, così futuro alleato di Frau Merkel)

La ristrutturazione del debito ellenico non è vicina

Da qui, la contro-richiesta dell’FMI: ristrutturare il debito pubblico ellenico in mano ai creditori europei. La Germania, primo creditore di Atene, ha risposto picche sinora, limitandosi a riconoscere la possibilità che i greci ottengano un allungamento delle scadenze e una riduzione dei già infimi interessi concordati, così come un tetto del 15% del pil ai pagamenti complessivi annuali, ma non l’haircut, ovvero il taglio nominale dei titoli. Il problema avvertito dall’istituto di Washington è il seguente: man mano che la Grecia dovrà rimborsare il suo debito ai creditori pubblici, contratto a condizioni ultra-favorevoli, dovrà emettere bond sul mercato per finanziare tali rimborsi, ma spuntando condizioni molto più penalizzanti, perché gli investitori privati concederanno prestiti a tassi maggiori. Entro il 2030, secondo l’FMI, questa situazione rischia di portare a una nuova crisi del debito, anche perché l’istituto si mostra scettico sui tassi reali di crescita dell’economia ellenica, attesi nell’ordine dell’1% all’anno nel lungo periodo.

Con le prossime elezioni in programma nel settembre dell’anno prossimo, ai creditori non conviene, comunque, concedere qualcosa all’attuale esecutivo, riservandosi al limite di farlo a un premier più vicino, come l’attuale leader conservatore all’opposizione, Kyriakos Mitsokiakis.

Per il breve termine, si respira aria di ottimismo, almeno sul piano finanziario. Il fondo Algebris, prendendo spunto da quanto accaduto con il Portogallo nell’ultimo anno, crede che la Grecia sia il mercato su cui puntare quest’anno. Di certo, i bond ellenici beneficiano di un ambiente generale di bassi tassi e offrendo ancora rendimenti relativamente generosi, attirano capitali. Tuttavia, cosa accadrà con la fine del “quantitative easing” e il rialzo dei tassi della BCE? Gli investitori non molleranno per primi proprio gli assets più rischiosi, tra cui quelli greci, per ripararsi in quelli percepiti come più sicuri? (Leggi anche: In Grecia 30 miliardi di debito sotto swap, mercati brindano)

Proprio oggi, la stampa nazionale riporta le ultime dichiarazioni pepate dell’ex ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, veementemente contrario alla linea dell’austerità in Europa, in carica da febbraio a luglio del 2015, nei mesi delle tesissime trattative con i creditori. L’uomo racconta che dopo avere appreso della firma dell’accordo in extremis, quel fatidico 13 luglio di 3 anni fa, che evitò l’uscita della Grecia dall’euro per un soffio, chiese al premier Tsipras se fosse “stupido” (“ho usato un termine più colorito”, precisa) e che questi gli rispose: “forse sono stupido, ma ritratterò la mia promessa”. E sul suo successore Euclid Tsakalotos è netto: “non lo riconosco. Ha cambiato radicalmente idea”.

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