Grecia, vediamo cosa accade se Tsipras non paga la rata del 5 giugno all’FMI

Vediamo cosa accadrebbe se la Grecia non rimborsasse all'FMI la rata del 5 giugno. Lo spettro del default è realistico.

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Vediamo cosa accadrebbe se la Grecia non rimborsasse all'FMI la rata del 5 giugno. Lo spettro del default è realistico.

Il governo greco ha fatto sapere che non sarà in grado di pagare la prossima rata del 5 giugno all’FMI, il cui ammontare è di 303 milioni di euro. Complessivamente, a giugno dovrebbe sborsare verso l’FMI 1,6 miliardi. Ma cosa accadrebbe se davvero la Grecia non rimborsasse più i prestiti ricevuti dai creditori pubblici (UE, BCE e FMI) e se nel frattempo non ricevesse gli aiuti stanziati dall’Eurogruppo? La probabilità che il pagamento del 5 giugno non sia effettuato è oggi altissima, ma questo ufficialmente non equivale a un default. Infatti, ammettiamo che Atene non abbia ricevuto da qui ai prossimi 10 giorni alcun aiuto finanziario da parte dei governi dell’Eurozona. Non avendo liquidità sufficiente, la rata all’FMI non sarebbe versata. Qualche giorno dopo, il direttore generale dell’istituto di Washington, Christine Lagarde, invierebbe una comunicazione al governo Tsipras, con la quale lo invita a pagare il dovuto e mettendolo al corrente che non potrà, intanto, usufruire del denaro del Fondo.   APPROFONDISCI – Crisi Grecia, Atene ha le ore contate, ma non sarà default  

Tutti i passi fino a default Grecia

Trascorse infruttuosamente 2 settimane, la Lagarde invierebbe un avvertimento al presidente della Repubblica di Grecia, facendogli presenti le conseguenze negative di un mancato pagamento.

Trascorse altre 2 settimane, senza che il pagamento sia avvenuto, il comitato esecutivo dell’FMI sarà informato del mancato rimborso. A quel punto, l’FMI e l’ISDA (“International Swaps and Derivatives Association”) potrebbero dichiarare l’accaduto un “credit event”, ovvero un evento creditizio, cosa che farebbe scattare ufficialmente il default. Raccontata così, sembra che la Grecia possa usufruire di almeno un altro mese, prima che sia considerata uno stato insolvente. Nella pratica, già il 5 giugno investitori e governi la riterrebbero tale. Ciò avrebbe due conseguenze potenzialmente ancora più negative per Atene: la prima è che l’Eurogruppo potrebbe sospendere le trattative con il governo Tsipras, ora che esso si sarebbe reso responsabile di una bancarotta; la seconda, legata alla prima, è che la BCE bloccherebbe l’erogazione di nuovi finanziamenti di emergenza alle banche greche tramite i fondi ELA, provocando una crisi di liquidità tanto più grave, quanto più veloce e intensa dovesse essere la corsa agli sportelli dei risparmiatori greci, spaventati dallo spettro del default.   APPROFONDISCI – La Grecia minaccia il default a giugno, ma rischia anche di uscire dall’euro  

Liquidità banche Grecia, azioni BCE fondamentali

La BCE sostiene finanziariamente le banche elleniche fin quando resteranno insolventi e il governo Tsipras non s’impegnerà credibilmente a trattare con i creditori pubblici per trovare una soluzione, che sblocchi l’impasse e consenta a questi ultimi di pagare la nuova tranche degli aiuti in cambio delle riforme.

Venendo meno anche solo una delle due condizioni, nemmeno un euro sarebbe più sganciato in loro favore, anzi Francoforte taglierebbe la liquidità massima erogabile, aumentando lo sconto sul collaterale di garanzia esibito. Nelle simulazioni pubblicate dal New York Times nelle scorse settimane è emerso che nel caso di un default, lo sconto sarebbe alzato dall’attuale 35% al 90%. In pratica, le banche dovrebbero portare alla BCE garanzie per 10 euro, al fine di ottenere un prestito di appena 1 euro! Ma già dopodomani si avrà un assaggio dell’orientamento della BCE e tranne che il negoziato non evolva entro allora positivamente, sarà abbastanza arduo per il governatore Mario Draghi alzare il tetto dei fondi ELA, quando il governo Tsipras ha annunciato nei fatti un default. Sul fronte delle trattative, sappiamo che ci sarebbero sostanziali progressi in quasi tutte le materie, comprese le pensioni e l’IVA. Questo potrebbe bastare, affinché l’Eurogruppo rilasci una tranche parziale, che eviti il mancato pagamento di inizio giugno. Tuttavia, ciò darebbe l’immagine di un’Eurozona sotto il ricatto delle minacce di fallimento di Atene. Probabile, invece, che dopo il 5 giugno, l’Eurogruppo e la Grecia trovino un accordo provvisorio sotto il bombardamento dei mercati contro la Borsa di Atene e i titoli di stato ellenici. Ciò eviterebbe che scatti formalmente il default a inizio luglio.   APPROFONDISCI – Grecia, ipotesi di rinvio dell’accordo in autunno. E l’Ifo: meglio la Grexit temporanea    

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