Grecia, Varoufakis: la lista Tsipras è stata volutamente vaga. E l’Ifo chiede controlli sui capitali

Il ministro dell'Economia greco, Yanis Varoufakis, ha ammesso con orgoglio di avere presentato all'Eurogruppo una lista "vaga" sulle riforme. E dall'Ifo arrivano cifre allarmanti sulla fuga di capitali in atto dalla Grecia.

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Il ministro dell'Economia greco, Yanis Varoufakis, ha ammesso con orgoglio di avere presentato all'Eurogruppo una lista

L’Ifo, l’istituto di statistica economica tedesco, guidato dal presidente Hans-Werner Sinn, ha segnalato poco fa che nel mese di gennaio, la Banca di Grecia avrebbe richiesto alle altre banche dell’Eurozona e alla BCE prestiti netti per 27 miliardi di euro (quasi il 14% del pil ellenico), pari a un miliardo per ciascun giorno lavorativo. I dati sono quelli svelati dalla banca centrale di Atene e confermano la massiccia fuga di capitali in atto da settimane nel paese.

Per questa ragione, Sinn invita la BCE a chiudere i rubinetti della liquidità di emergenza alla Grecia e a chiederle di introdurre controlli sui capitali, in modo da evitare il ripetersi di eventi come quelli della primavera del 2012 a Cipro. L’Ifo è notoriamente un istituto di ricerca economico di impronta conservatrice. Sinn si è scagliato nei giorni scorsi contro l’approvazione della proroga agli aiuti alla Grecia e ha sostenuto che Atene potrebbe anche uscire temporaneamente dall’euro per tornarci successivamente.   APPROFONDISCI – I guai della Grecia non sono finiti: cresce in Germania la fronda contraria agli aiuti  

Controlli capitali?

Aldilà delle opinioni del presidente, il dato sulla fuga dei capitali dalla Grecia è altissimo, anche perché potrebbe essere destinato a salire nel mese di febbraio, quando si è arrivati a un passo dalla rottura nelle trattative tra il governo Tsipras e il resto dell’Eurozona. Se a gennaio, infatti, risultano ritirati dai depositi bancari della Grecia risparmi per 15 miliardi, a febbraio il ritmo di ritiro al giorno sarebbe aumentato dai 400 milioni di euro delle prime due settimane fino a un miliardo della scorsa settimana. Al contempo, rassicura il ministro dell’Economia, Yanis Varoufakis, il primo giorno successivo all’accordo, si sarebbero registrati depositi netti per 700 milioni di euro, segnando una probabile inversione di tendenza. Già nel pieno delle trattative, Sinn aveva invitato la BCE a non erogare più prestiti di emergenza alla Grecia e a imporle controlli sui movimenti dei capitali. Intanto, sempre dalla Germania si segnala lo sconcerto del presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, tra i più morbidi verso il premier Tsipras, il quale a una radio tedesca ha dichiarato stamane il suo stupore per le richieste del ministro dell’Economia greco di tagliare il debito. Schulz ha riportato l’incredulità del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, il quale sarebbe rimasto senza parole, dopo avere sentito tali dichiarazioni.   APPROFONDISCI – Grecia, Varoufakis ribadisce: non potremo rimborsare il debito, serve un taglio  

Il difficile sì di Berlino

Nonostante questa mattina dal Bundestag sia arrivata un’amplissima approvazione alla proroga degli aiuti alla Grecia, con anche l’opposizione a votare a favore, tra le fila della maggioranza, dentro al partito della cancelliera Angela Merkel, si sono registrate decine di defezioni e continuano a levarsi nuove voci contrarie alla politica dei salvataggi. Intervenendo prima del voto, Schaeuble e la Merkel hanno ammesso la difficoltà di estendere gli aiuti per altri 4 mesi, parlando di trattative difficili prima e dopo l’accordo, ma hanno riaffermato la necessità di concedere più tempo alla Grecia per presentare un piano di riforme e hanno ribadito l’utilità che un’Eurozona unita ha per il destino della Germania. E ad Antenna TV, sempre Varoufakis, ha rivendicato con orgoglio di avere “deliberatamente” presentato all’Eurogruppo una lista degli impegni “vaga”, dichiarandosi “orgoglioso” di ciò e sostenendo che il trucco gli sarebbe stato consigliato da alcuni colleghi europei, di cui non ha fatto il nome, in modo che le cifre non fossero state successivamente bocciate dai parlamenti nazionali. L’estrema loquacità e la palese sfacciataggine del ministro greco potrebbero inasprire i già tesi rapporti tra Atene e Berlino ai prossimi appuntamenti per le trattative sugli aiuti, nonché di affievolire la scarsa credibilità residua della Grecia verso i creditori pubblici.   APPROFONDISCI – La Grecia rischia il default a marzo sui prestiti dell’FMI, gli aiuti europei non bastano      

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