Grecia, Tsipras torna ad Atene isolato e senza un accordo sul debito. Ecco cosa accadrà

Senza un accordo preliminare sulla ristrutturazione del debito greco, il premier Alexis Tsipras torna ad Atene nella consapevolezza che davvero la Grecia potrebbe uscire dall'euro senza che nessuno batterà ciglio in Europa.

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Senza un accordo preliminare sulla ristrutturazione del debito greco, il premier Alexis Tsipras torna ad Atene nella consapevolezza che davvero la Grecia potrebbe uscire dall'euro senza che nessuno batterà ciglio in Europa.

Il tour europeo del governo Tsipras si è concluso con un nulla di fatto. Il nuovo premier greco non ha riscosso entusiasmi in nessun paese dell’Eurozona, riguardo all’ipotesi di ristrutturazione del debito pubblico e, in particolare, della sua cancellazione parziale. L’unico ministro dell’Economia pubblicamente conciliante è stato il francese Michel Sapin, che però ha invitato Alexis Tsipras al rispetto delle regole, “anche se dure”. L’incontro tra il ministro greco dell’Economia, Yanis Varoufakis, e quello tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, è andato così male, che quest’ultimo ha commentato laconico che “abbiamo concordato di essere in disaccordo”. E il primo ha aggiunto: “non siamo stati d’accordo neppure di essere in disaccordo su dove mi dovessi mettere (in piedi)”. Battute, che sottolineano come non ci fosse altro da commentare. Quello tra Varoufakis e Schaeuble è stato il primo contatto ad alto livello tra Grecia e Germania. Tsipras non ha ancora incontrato la cancelliera Angela Merkel, la quale a sua volta vuole fare di tutto per evitarlo. Nemmeno al prossimo Eurogruppo, si dice, Frau Merkel intende avvicinarsi fisicamente al premier greco, in modo da consolidare l’immagine di un suo isolamento in Europa.   APPROFONDISCI- Grecia, le furbe richieste di Tsipras non fanno breccia in Europa. Crisi di liquidità in vista  

Prestiti BCE a rischio

Adesso, Tsipras è tornato ad Atene con la consapevolezza che la BCE chiuderà i rubinetti della liquidità alle banche greche senza un accordo con la Troika (UE, BCE e FMI). Francoforte ha sostanzialmente fatto la prima mossa, in modo da mettere nell’angolo il governo ellenico, che dovrà sedersi al tavolo delle trattative, se vorrà evitare il peggio. L’istituto ha il coltello dalla parte del manico, perché se è vero che la Banca di Grecia potrà continuare ad assistere le banche locali con la liquidità di emergenza (ELA) per 59 miliardi di euro, è altrettanto vero che ciò dovrà essere autorizzato sempre dalla BCE. In ogni caso, tali prestiti saranno molto più costosi di quelli erogati all’asta a Francoforte.   APPROFONDISCI – La Grecia già con un piede fuori dall’euro. La BCE mette Tsipras con le spalle al muro   Tsipras avrebbe riferito agli esponenti del suo partito che non intende retrocedere dalle promesse fatte in campagna elettorale e che la Troika sarà cacciata, insieme alle sue politiche di austerità.

Domenica inizia una tre giorni di dibattito politico in Parlamento, al termine della quale si dovrà votare la fiducia all’esecutivo. Sarà l’occasione per il premier di fare il punto in patria sulla situazione venutasi a creare.

Il prestito-ponte

Varoufakis ha proposto ai colleghi europei che ha incontrato in questi giorni un piano-ponte, che consenta alla Grecia di arrivare fino alla fine di marzo, in modo da ottenere più tempo per negoziare con la Troika. Affinché ciò si traduca in realtà, tutti i membri dell’Eurozona dovranno votare a favore all’Eurogruppo del 16 febbraio. Difficile che la Germania dirà di sì, come molti altri stati, specie con la quasi certezza che alla fine non ci dovrebbe essere alcun accordo. Nessuno ha intenzione di prestare un altro solo centesimo ad Atene, che si rifiuta di fare le riforme e non riconosce più formalmente il comitato dei creditori pubblici.   APPROFONDISCI – La Grecia chiede alla BCE di salvare le sue banche. La Merkel vuole isolare Tsipras   Aldilà delle pacche sulle spalle, Tsipras è rimasto isolato anche in Italia, dove il premier Matteo Renzi, affabile e disponibile all’ascolto, ha definito “legittima e opportuna” la decisione della BCE. Un segnale che Roma non è Berlino, ma non è contro Berlino. Dunque, Tsipras dovrà negoziare e in fretta. Senza nuovi aiuti entro la fine del mese e in assenza di proroghe o prestiti-ponte che dir si voglia, da marzo Atene dovrebbe rifinanziarsi totalmente sul mercato, ovvero emettendo titoli di stato a rendimenti stellari e insostenibili. Se aggiungiamo che le sue banche non avrebbero più accesso ai prestiti della BCE, nei fatti non ci sarebbe più ragione di restare nell’euro. La Grecia si sta portando da sola al di fuori dell’Eurozona e la calma con cui i mercati finanziari europei stanno accogliendo questo evento dimostra che Tsipras ha un potere limitatissimo di ricatto.   APPROFONDISCI – La Grecia uscirà dall’euro per un incidente. La Germania e i Pigs non aprono sul debito  

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