Grecia, Tsipras promette più sforzi alla Merkel. Ecco la bomba sociale che nega l’accordo

Il premier Alexis Tsipras promette di compiere più sforzi per trovare un accordo tra la Grecia e i creditori pubblici. Ma resta il nodo delle pensioni e le distanze tra le parti sono elevate.

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Il premier Alexis Tsipras promette di compiere più sforzi per trovare un accordo tra la Grecia e i creditori pubblici. Ma resta il nodo delle pensioni e le distanze tra le parti sono elevate.

E’ durato 2 ore l’incontro nella tarda serata di ieri tra il premier greco Alexis Tsipras e la cancelliera Angela Merkel e il presidente François Hollande, al margine del vertice europeo a Bruxelles con i leader dell’America Latina. Non ha voluto partecipare il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, in polemica con la Grecia per l’atteggiamento tenuto nell’ultima settimana, quando gli sforzi di mediazione dei commissari sono stati annullati da dichiarazioni incendiarie dello stesso Tsipras al Parlamento di Atene.   APPROFONDISCI – La Grecia ha perso la Commissione europea, dichiarazione dura di Juncker   L’invio della controproposta ellenica l’altro ieri a Bruxelles non ha sortito l’effetto sperato. La UE ha respinto l’offerta avanzata dai greci, giudicandola un “rimaneggiamento delle proposte precedenti”. In questo clima di pessimismo si è tenuto il faccia a faccia a 3 di ieri, dopo che anche Frau Merkel stava per dare forfait. Tsipras si è impegnato a compiere più sforzi, prima che scada il termine per la proroga degli aiuti il 30 giugno. La cancelliera ha preso atto e ha sintetizzato il senso delle parole del collega di Atene con un “volere è potere”. Si era anche diffusa l’indiscrezione che i tedeschi avrebbero ammorbidito la loro posizione, accettando semplicemente l’attuazione di una grande riforma da parte del governo greco, quale segno di buona volontà. Una ricostruzione smentita dallo stesso esecutivo di Berlino.   APPROFONDISCI – La Grecia ha perso la Commissione europea, dichiarazione dura di Juncker  

Pensioni Grecia, il problema dei problemi

Aldilà delle belle parole e delle promesse, i nodi sono sempre gli stessi: le riforme.

Quella che maggiormente divide creditori pubblici (UE, BCE e FMI) e Grecia riguarda le pensioni. Ogni anno, Atene spende il 17,5% del suo pil (circa 32-33 miliardi) per mantenere i suoi pensionati, la percentuale più alta di tutta la UE, dove in media si spende per le pensioni il 13,2% del pil, complici sia una popolazione relativamente vecchia e il crollo del pil di un quarto dal 2007 ad oggi. I governi europei chiedono che il governo Tsipras ponga fine alla pratica dei pensionamenti anticipati, che sarebbero alla base del buco dei conti pubblici. Chiedono anche che le varie casse pubbliche siano fuse per risparmiare sui costi e che il monte-pensioni sia tagliato dello 0,5% del pil quest’anno e dell’1% l’anno prossimo. Dal canto suo, Atene sostiene di essere indisponibile a tagliare gli assegni più bassi, mentre il governatore della Banca di Grecia, Yannis Stournaras, ex ministro delle Finanze del governo precedente, stima che entro il 2060 si registrerà un calo dell’1,9% del pil nella spesa pensionistica, grazie alle riforme già varate.   APPROFONDISCI – Grecia, oggi nuovo Eurogruppo. Si tratta su pensioni e salario minimo  

Bomba sociale

Qualcosa è stata fatta dal 2010, quando la Grecia possedeva il sistema previdenziale meno solido del pianeta, mentre oggi è al quart’ultimo posto, dopo Thailandia, Brasile e Giappone.

I problemi principali della riforma sono due: con una disoccupazione ancora al 25,6%, i contributi versati sono pochi, in relazione a quel che serve per pagare le pensioni. Lo stato deve coprire la differenza con soldi pubblici, cosa che i creditori vogliono ridurre e tendenzialmente annullare. Secondariamente, la pensione anticipata per il governo Tsipras sarebbe un’alternativa alla povertà per quanti, giunti a tarda età, hanno perso il lavoro e non avrebbero alcuna speranza di trovarne un altro. Il premier ha fatto notare come negli ultimi 5 anni gli assegni siano stati mediamente tagliati del 48%, mentre il 45% dei pensionati percepirebbe un importo inferiore alla soglia di povertà.   APPROFONDISCI – Grecia alla frutta, requisita la liquidità degli enti locali per pagare stipendi e pensioni  

I creditori hanno anch’essi ragione

Resta il fatto che nel 2060 vi sarebbero in Grecia meno di 2 lavoratori per ogni pensionato, segnalando uno squilibrio così grave, da fare temere per la sostenibilità non solo del sistema previdenziale pubblico, bensì dello stesso debito. La relazione tra i due è più stretta di quanto non si creda. Con il taglio del valore nominale dei titoli di stato nel 2012, il cosiddetto “haircut”, i fondi hanno subito un danno di 8,3 miliardi di euro e saranno presto costretti ad intaccare il patrimonio per pagare gli assegni. Esistono ragioni da una parte e dall’altra. Dopo decenni di spesa allegra e di gestione dissennata delle casse statali, è ora difficile per la Grecia recuperare senza creare dolori tra le fasce più deboli della popolazione. D’altra parte, però, Atene va avanti finanziariamente con i soldi degli altri governi dell’Eurozona e per dirla alla Matteo Renzi di qualche giorno fa “l’Italia non potrà accettare di mantenere un sistema pensionistico greco più generoso del nostro”.   APPROFONDISCI – Grexit più vicina: Juncker perde la pazienza con Tsipras e Renzi attacca sulle pensioni    

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