Grecia, Tsipras ha tempo fino a domani per trattare e i creditori sono stanchi

La Grecia ha sfinito i creditori con trattative estenuanti. Entro domani si dovrà trovare un accordo, altrimenti si rischia la mancata riapertura delle banche il lunedì e il non rimborso della rata all'FMI il martedì.

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La Grecia ha sfinito i creditori con trattative estenuanti. Entro domani si dovrà trovare un accordo, altrimenti si rischia la mancata riapertura delle banche il lunedì e il non rimborso della rata all'FMI il martedì.

Si è discusso di Grecia anche al vertice europeo di ieri a Bruxelles, anche se la cancelliera Angela Merkel ha avvertito che non sarà al summit tra i capi di stato e di governo che si troverà un accordo, ma all’Eurogruppo, che si riunisce domani per la quarta e ultima volta in questa settimana. Se entro le prossimi 36 ore non sarà trovata un’intesa con i creditori pubblici (UE, BCE e FMI), Atene non avrà più il tempo materiale per ricevere gli aiuti europei sperati e difficilmente potrà rimborsare la maxi-rata di giugno all’FMI e in scadenza il martedì.

Che ciò si traduca automaticamente in un default non è scontato, perché si dovrebbe porre attenzione al fatto che agli incontri tra il premier Alexis Tsipras e i rappresentanti delle Istituzioni tra mercoledì e ieri ha partecipato anche Klaus Regling, direttore generale dell’ESM, il fondo di salvataggio europeo. Secondo alcune indiscrezioni riportare da Bloomberg, su un tavolo secondario si starebbe discutendo di un’ipotesi estrema per evitare formalmente la bancarotta nel caso di fallimento del negoziato: l’ESM si accollerebbe 3,35 miliardi di euro di debiti della Grecia verso l’FMI e pagherebbe così la rata di fine mese al posto del governo ellenico. La soluzione non sarebbe sgradita alla stessa Atene, che oltre ad evitare il default, pagherebbe all’ESM interessi circa 3 volte più bassi di quelli dovuti all’FMI.   APPROFONDISCI – Grecia: niente aiuti, ma niente default? Ecco un’ultima carta di Draghi  

Leader europei stanchi

Ciò che sta emergendo nelle ultime ore è una certa stanchezza persino fisica nelle trattative. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, si è sfogato stamane con i giornalisti, sostenendo che questo metodo di lavoro dilatorio della Grecia non gli piace e chiarendo di avere avuto colloqui sul negoziato fino alle 3 di questa notte. “Non si possono prendere le giuste decisioni se si è stanchi”, ha tuonato. Ieri pomeriggio, il presidente della UE, Donald Tusk, che pure si mostrava in pubblico ottimista su una soluzione, incrociando Tsipras gli ha detto “game over” (“fine dei giochi”), sentendosi replicare dal premier greco: “questo non è un gioco, abbiamo 1,5 milioni di disoccupati e migliaia di famiglie che vivono in povertà”. Ad essere stretti non sono solo i tempi, bensì pure i margini della trattativa. Tsipras deve barcamenarsi tra le richieste dei creditori e le “linee rosse” di Syriza. Se cede troppo ai primi, non avrà i voti della sua maggioranza per farsi votare le misure in Parlamento e la Germania non parteciperà agli aiuti, senza avere prima verificato l’approvazione delle riforme da parte dei deputati ellenici; se si attiene troppo alle promesse elettorali, si terrà la sua maggioranza, ma dovrà dire addio agli aiuti stanziati dall’Eurogruppo il 20 febbraio scorso e prorogati fino al 30 giugno.   APPROFONDISCI – Grecia al test di Syriza e Bundestag. E l’FMI: troppe tasse nel piano Tsipras  

Riforma pensioni Grecia il vero scoglio

Lo scoglio maggiore è ancora una volta rappresentato dalle pensioni. Tsipras propone di aumentare i contributi previdenziali a carico di lavoratori e imprese del 3,9%, ma l’FMI, in particolare, eccepisce che ciò si tradurrebbe in un aumento del costo del lavoro e per un paese con il 26% di disoccupazione non sarebbe una genialata. In alternativa, il direttore generale dell’istituto, Christine Lagarde, chiede più tagli, attraverso un’accelerazione dell’aumento dell’età pensionabile e la fine dei prepensionamenti. La Grecia spende il 17,5% del pil per le pensioni, di cui solo il 57% è coperto dal versamento dei contributi previdenziali, il resto lo copre lo stato, ricorrendo alla fiscalità generale per l’8% del pil. Cifre insostenibili, che porterebbero al collasso finanziario anche un paese dai conti pubblici solidi. Per questo, la partita si gioca sulle pensioni, oltre che sull’IVA, che il governo vorrebbe mantenere con 3 aliquote (6%, 13% e 23%), anziché le 2 richieste dai creditori (eliminazione di quella più bassa), continuando ad esentare le isole, che fanno la fortuna del turismo ellenico.   APPROFONDISCI –  La Grecia non presenterà nuove proposte all’Eurogruppo, è scontro sulle pensioni  

Paura per banche Grecia

La giornata di ieri ha visto le parti restare sulle proprie posizioni, tanto che l’Eurogruppo ha esaminato ben 2 proposte, quella dei creditori e quella di Tsipras.

In attesa di verificare se e di quanto la BCE aumenterà oggi i prestiti alle banche elleniche, queste potrebbero non riaprire lunedì, se il negoziato fallisce. Sarebbero molto probabili i controlli sui capitali per evitare la fuga dei depositi.   APPROFONDISCI – Grecia, cosa sarebbero i controlli sui capitali? E cosa rischierebbero i turisti italiani?  

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