Grecia, Tsipras attacca la Germania: ci vuole ancora fuori dall’euro

Alexis Tsipras attacca la Germania, dopo un incontro con il presidente francese ad Atene, sostenendo che i tedeschi vorrebbero ancora la Grecia fuori dall'euro.

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Alexis Tsipras attacca la Germania, dopo un incontro con il presidente francese ad Atene, sostenendo che i tedeschi vorrebbero ancora la Grecia fuori dall'euro.

E’ in corso il secondo giorno di visita ad Atene del presidente francese François Hollande, ricevuto ieri dal premier greco Alexis Tsipras, e che è arrivato accompagnato dal ministro delle Finanze, Michel Sapin. Hollande ha dichiarato di sostenere le richieste della Grecia sull’alleggerimento delle condizioni annesse al pagamento del suo debito, chiarendo che certamente essa dovrà rispettare gli impegni e che ciò non sarebbe in discussione. Tsipras, dal canto suo, ha approfittato dell’incontro per inviare una nuova frecciata alla Germania, pur senza citarla direttamente, quando ha affermato che alcuni “estremisti neoliberisti” starebbero cercando di ricreare quel clima che in piena estate aveva quasi messo alla porta dell’Eurozona la Grecia, spiegando che tali tentativi passerebbero per un rinvio della valutazione delle riforme e della ricapitalizzazione delle banche. “Noi abbiamo intenzione di attuare il bailout alla lettera, ma una cosa è questa, un’altra è pensare di trattarci come un condannato che deve adempiere a una sentenza”.

Salvataggio Grecia, presti primi aiuti

Parole dure, quelle utilizzate dal premier greco, forse spia della frustrazione per l’assenza di risultati concreti da esibire alla popolazione a 3 mesi dalla firma del terzo salvataggio da 86 miliardi in 3 anni. Ma da Bruxelles, il commissario agli Affari monetari, Pièrre Moscovici, nel congratularsi con Atene per i passi in avanti compiuti negli ultimi mesi, ha annunciato, in un’intervista realizzata da Europe 1, che sono già pronti i primi 3 miliardi della nuova tranche di aiuti, che arriveranno presto in Grecia. Allo stesso tempo, Daniel Nouy, a capo del board della BCE per la supervisione delle banche, ha dichiarato che sono già stati effettuati gli esami sugli istituti ellenici per capire quale sia il gap di capitale da coprire, ma avvertendo che il settore privato avrà poco tempo per valutare se e in che quantità partecipare alle ricapitalizzazioni, dato che bisognerebbe fare entro la fine dell’anno.

La Grecia dovrebbe ottenere fino a 25 miliardi dai creditori europei per ricapitalizzare le sue banche, ma con la partecipazione dei privati, potrebbero servirne non più di 19-20 miliardi. L’erogazione di tali aiuti sono indipendenti dalla valutazione sulle riforme, da cui dipendono gli aiuti al governo. Tuttavia, prima la banche saranno ricapitalizzate, prima potranno essere ritirati i controlli sui capitali, introdotti dal governo Tsipras a fine giugno per attenuare ulteriori deflussi di capitali.        

Riforme Grecia, serve valutazione

Per questo, Tsipras smania per un esame quanto prima delle misure messe in atto in queste settimane. E’ altresì vero, però, che i creditori non vogliono fare passi affrettati questa volta, memori del mancato raggiungimento da parte di Atene degli obiettivi concordati negli ultimi 5 anni. Hanno capito che una cosa sono le leggi approvate, un’altra la loro attuazione. A fronte di un impegno a privatizzare assets statali per 50 miliardi di euro, dal 2011 ad oggi si è arrivati a soli 3,5 miliardi. Sul fronte delle riforme, tra le più socialmente costose vi sono quella delle pensioni, l’aumento dell’IVA e il taglio dei benefici fiscali accordati agli agricoltori. Per questo, i sindacati hanno annunciato uno sciopero per il 12 novembre.

Ristrutturazione debito Grecia

Tsipras punta alla rinegoziazione del debito, sotto forma di tassi più bassi, allungamento delle scadenze e proroga del periodo di grazia oltre il 2022 già previsto, durante il quale non si pagheranno né il debito, né gli interessi. Inizialmente aveva chiesto la cancellazione parziale, ma si è trovato dinnanzi a un muro quasi granitico di tutti i creditori europei, sostenuto solo dall’FMI, che non può condonare, però, i suoi prestiti. Anche a causa del ritorno alla recessione dell’economia, il rapporto tra debito e pil in Grecia è atteso al 190%, ma l’FMI stima il 206%. I rendimenti dei bond governativi a 10 anni sono oggi al 7,65%, -74 punti base rispetto a un mese fa e in calo di 435 bp dalla firma dell’accordo.

I biennali rendono il 7,7%, -310 bp su base mensile e in calo di 1740 bp dalla firma dell’accordo. Pian piano, da invertita, la curva dei rendimenti si sta appiattendo, suggerendo un pur timido miglioramento nella percezione dei rischi da parte del mercato.    

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