Grecia a rischio elezioni anticipate sulle tensioni per le misure di austerità

Tensioni in Grecia sulle nuove misure di austerità del governo Tsipras. Intanto, anche tra i creditori (UE, BCE e FMI) è stallo. Il rischio Grexit è davvero scongiurato?

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Tensioni in Grecia sulle nuove misure di austerità del governo Tsipras. Intanto, anche tra i creditori (UE, BCE e FMI) è stallo. Il rischio Grexit è davvero scongiurato?

Le tensioni in Grecia sono tornate, come dimostrano gli scontri di piazza di ieri sera per le strade di Atene, quando alle migliaia di manifestanti, in protesta contro il nuovo pacchetto di austerità fiscale votato dal Parlamento, si sono mescolati gruppi di anarchici, che hanno attaccato gli agenti di polizia. Nel frattempo, la maggioranza rispondeva alle richieste dei creditori pubblici internazionali (UE, BCE e FMI), varando ulteriori tagli alle pensioni e aumentando le imposte. Obiettivo: convincere, in particolare, il Fondo Monetario Internazionale sul raggiungimento stabile del surplus primario, che con il terzo bailout del luglio 2015 è stato concordato al 3,5% del pil entro il 2018. Già venerdì scorso, però, il direttore generale dell’istituto di Washington, Christine Lagarde, scriveva all’Eurogruppo per segnalare ai ministri finanziari dell’Eurozona di non credere al fatto che l’obiettivo sarà alla portata. La Lagarde chiede da un lato che il target sia abbassato a un più realistico 1,5% del pil e che i creditori europei accettino un taglio vero e proprio del debito pubblico ellenico, dall’altro chiede ad Atene l’adozione di misure automatiche, come le famose clausole di salvaguardia previste in Italia, cioè che scattino tagli alla spesa e/o aumenti delle imposte, nel caso in cui il governo non riuscisse a centrare gli obiettivi concordati sui conti pubblici.

Pensioni Grecia, tagli e aumento contributi

Nel dettaglio, l’FMI chiede che queste “contingency measures” siano pari a 3,5 miliardi, il 2% del pil. Il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, ha chiarito con una lettera inviata nel fine settimana ai colleghi europei, che tale previsione non sarebbe possibile, che la Costituzione ellenica non consente l’adozione di misure automatiche. Da qui, l’impasse degli ultimi sei mesi. Ieri, nel tentativo di adempiere alle richieste di Bruxelles, il governo Tsipras ha fatto passare in Parlamento tagli alle pensioni, giudicate “eque”, riguardando solo il 7,5% dei pensionati, nonché un aumento stimato delle imposte sui redditi per 220 milioni, attraverso l’abbassamento della “no tax area” dagli attuali 9.100 euro all’anno a 8.330 euro.

Aumentati anche i contributi previdenziali, misura osteggiata dall’FMI, in quanto colpirebbe proprio la creazione di nuovi posti di lavoro e la ripresa dell’economia in un paese in recessione per l’ottavo anno dal 2007 e con una disoccupazione fissa da tempo al 25%.      

Ristrutturazione debito Grecia, nessun accordo tra creditori

Il governo di Atene fa la voce grossa e spiega che nuove misure di austerità non saranno possibili. La maggioranza è di soli 153 seggi su 300 e ieri in 143 hanno votato contro il pacchetto. Atene minaccia il ricorso alle elezioni anticipate o all’indizione di un referendum, nel caso in cui l’Eurogruppo di oggi non avallasse il piano, necessario all’erogazione dei nuovi aiuti e alla successiva valutazione sulle modalità di un alleggerimento del debito pubblico. Quella del voto popolare, tuttavia, appare un’arma spuntata, contrariamente a quanto accaduto il 5 luglio dello scorso anno, quando il referendum sul bailout fu stravinto, non senza un pizzico di sorpresa dello stesso governo, da Syriza. I sondaggi indicano un calo di popolarità per la sinistra radicale, tanto che risulta sorpassata dai conservatori di Nuova Democrazia, che nel 2015 hanno cambiato leader. Per quanto poco credibile, la minaccia di nuove elezioni sarà sul piatto all’Eurogruppo di oggi e creerà tensioni tra gli stessi creditori, con la Germania a capeggiare coloro che formalmente si considerano soddisfatti delle nuove misure approvate da Atene (la Grecia è divenuta essenziale negli ultimi mesi nel contrasto all’esodo dei profughi dal Medio Oriente), mentre l’FMI continua a ritenere che il target di un avanzo primario (surplus fiscale, al netto degli interessi) al 3,5% non sarebbe credibile. Il punto è che i tedeschi non vogliono e non possono cedere sulla richiesta di Washington, ovvero di un taglio del debito, essendo il tema un tabù a Berlino. Ma senza taglio, se fossero vere le stime dell’FMI, la Grecia non sarebbe in grado di ripagare i suoi debiti nell’arco dei prossimi decenni, dovendo continuare a godere all’infinito di periodi di grazia e nuove concessioni.

   

Rischio Grexit davvero finito?

In gioco, dicevamo, c’è il terzo piano di aiuti da 86 miliardi, concordato all’ultimo secondo quel 13 luglio del 2015, quando mai come ad allora Atene fosse vicina ad uscire dall’euro. Di questi, 50 miliardi dovrebbero arrivare dalle privatizzazioni, una cifra spaventosamente alta, rispetto sia alle dimensioni del pil ellenico (180 miliardi), sia alle potenzialità di un governo evidentemente poco efficiente e volenteroso di cedere sul mercato alcuni suoi assets. I mercati temono un nuovo aggravarsi delle tensioni, similmente al crescendo emotivo di un anno fa. Il precedente gioca in favore di previsioni più ottimistiche, essendo chiaro a tutti che la UE farà ogni cosa possibile per tenere la Grecia nell’euro, ma il rischio di un “incidente” irreparabile esiste, anche perché Alexis Tsipras resta pur sempre in patria il paladino della lotta contro l’austerità. Fino a che punto potrà spingersi, senza spezzare la corda? E davvero il rischio Grexit è stato scongiurato una volta per tutte 10 mesi fa? Intanto, l’Eurogruppo di questo pomeriggio ha deciso di rinviare la questione a un prossimo vertice per il 24 maggio, anche se il presidente Jeroen Dijsselbloem ha riconosciuto gli sforzi compiuti da Atene, aprendo sull’alleggerimento del suo debito ellenico. Prima di farlo, ha replicato il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, bisogna verificare se ve ne sia la necessità.  

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