In Grecia servono 10 lavoratori per un pensionato

Le pensioni in Grecia continuano ad agitare il governo Tsipras contro i creditori. Scontro sulla data per i tagli, mentre si calcola che servano 10 lavoratori per mantenere un pensionato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le pensioni in Grecia continuano ad agitare il governo Tsipras contro i creditori. Scontro sulla data per i tagli, mentre si calcola che servano 10 lavoratori per mantenere un pensionato.

Le speranze di arrivare a un’intesa tra Grecia e creditori pubblici europei, prima dell’Eurogruppo di Malta di questo venerdì si affievoliscono. Le distanze tra il governo Tsipras da una parte e UE-Fondo Monetario Internazionale dall’altra non si colmano e ancora una volta sono i tagli alle pensioni a dividere. Un accordo esiste già, in verità, e ridurrebbe del 2% del pil la spesa pubblica, tra abbassamento a 6.000 euro annui della soglia di reddito, al di sotto della quale non si pagano le impose, e decurtazioni delle pensioni esistenti. Ma i creditori chiedono che tali misure, in particolare, proprio i tagli alle pensioni, vengano attuate dal 2019, mentre il premier Alexis Tsipras non ne vuole sentire, chiedendo più tempo per l’implementazione e notando come dallo scoppio della crisi, questa sarebbe la dodicesima volta che vengono tagliati gli assegni ai pensionati.

La situazione è esplosiva. La Grecia spende per le sole pensioni di vecchiaia il 13,3% del pil, la percentuale più alta di tutta la UE. Considerando anche gli assegni di anzianità, si arriva a una spesa complessiva del 17,5% del pil, ma che solamente per la metà è alimentata dai contributi previdenziali, mentre il resto lo copre lo stato, ricorrendo alla fiscalità generale. (Leggi anche: Grecia, ecco la bomba sociale)

Servono 10 lavoratori greci per mantenere un pensionato

I creditori sostengono che questo sistema pensionistico non sia sostenibile. A pensarlo, in effetti, sono anche gli analisti indipendenti di Atene. L’EFKA, l’Inps ellenica, ha pubblicato dati sconfortanti a tale proposito, calcolando che oggi servirebbero 10 lavoratori per mantenere un pensionato, quando il rapporto era ancora di 4 a 1 prima della crisi. Il dato, spiega l’istituto, risente dell’aumento della disoccupazione e del calo degli stipendi percepiti dai lavoratori. Dunque, minore massa contributiva, a fronte di una spesa previdenziale che non accenna a diminuire, nonostante le riforme.

Nel 2010, l’allora premier socialista George Papandreou aveva sì riformato le pensioni con risparmi attesi per 44 miliardi in tutto, ma evitando di colpire gli assegni esistenti. I pensionati in Grecia ammontano oggi a 2,7 milioni, un quarto della popolazione complessiva e quasi il doppio dei lavoratori full-time, rappresentando la fonte di reddito primaria per la metà degli abitanti. (Leggi anche: Scambio pensioni profughi tra Grecia e Germania)

Pensioni restano generose in Grecia

Il sistema pensionistico ellenico resta generoso, nonostante i tagli, tanto che gli assegni mensili possono arrivare a superare abbondantemente i 1.000 euro, pur con relativamente minori anni di contribuzione versata rispetto al resto d’Europa. Il guaio è che servono a mantenere ormai figli e nipoti in un paese, dove la disoccupazione è ancora superiore al 23% e tra i giovani esplode al 40%.

Il governatore della banca centrale di Atene, Yannis Stournaras, ex ministro delle Finanze sotto il governo conservatore di Antonis Samaras (2012-2015), ha fatto appello per innalzare l’età pensionabile a 70 anni e per porre fine a un modello di pura assistenza, puntando ad allungare la carriera lavorativa, chiarendo anch’egli come il sistema attuale non sia sostenibile. (Leggi anche: Banche Grecia, depositi ai minimi dal 2001)

Diatriba sui tempi riguarda le elezioni

Rispetto al recente passato, qualche passo in avanti sul piano delle trattative con i creditori è stato compiuto. Fino a pochi mesi fa, il governo della sinistra radicale non voleva nemmeno sentir parlare di tagli alle pensioni, mentre oggi ha accettato a malincuore una simile soluzione, ma chiedendo una gradualità, che i conti pubblici ellenici non possono permettersi.

La data del 2019 resta importante per Bruxelles e FMI, in quanto quello è un anno elettorale e i funzionari europei e dell’istituto di Washington temono che se i tagli fossero rinviati dal 2020, dovrebbero essere implementati da un nuovo governo, che verosimilmente non si sentirebbe vincolato a una tale misura. D’altra parte, Tsipras teme che andare al voto nel bel mezzo della decurtazione degli assegni non sia un bel biglietto da visita per la sua Syriza. E mentre si continua a filosofeggiare sui tempi, Atene deve ottenere la nuova tranche degli aiuti entro l’estate, non essendo altrimenti in grado di ripagare debiti in scadenza per 7 miliardi a luglio, di cui un paio verso la BCE. (Leggi anche: Grecia, Tsipras getta la spugna: forse elezioni anticipate)

 

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Argomenti: Alexis Tsipras, Crisi del debito sovrano, Grexit