Grecia, si stringe il cappio attorno alle banche. Poche ore e sapremo se sarà Grexit

La crisi di liquidità delle banche in Grecia potrebbe aggravarsi nelle prossime ore, in mancanza di un'intesa per fare ripartire il negoziato a Bruxelles, visto che la BCE ha iniziato a chiedere loro maggiori garanzie per i prestiti di emergenza.

di , pubblicato il
La crisi di liquidità delle banche in Grecia potrebbe aggravarsi nelle prossime ore, in mancanza di un'intesa per fare ripartire il negoziato a Bruxelles, visto che la BCE ha iniziato a chiedere loro maggiori garanzie per i prestiti di emergenza.

Tre eventi sono emersi nella giornata di ieri, la prima dopo la celebrazione del referendum in Grecia, che ha visto trionfare il fronte dei contrari alle proposte offerte dai creditori pubblici (UE, BCE e FMI). Il primo è stato il classico colpo di teatro a cui ci ha abituati in questi 5 mesi il governo Tsipras: le dimissioni di Yanis Varoufakis da ministro delle Finanze, nonostante abbia vinto la scommessa sul voto popolare, al fine di agevolare il raggiungimento di un’intesa al negoziato, essendo inviso a tutti i colleghi dell’Eurozona, che palesemente non volevano più trattare con lui. E’ stato sostituito dal vice-ministro degli Esteri, Euclid Tsakalotos, considerato una “colomba” nei confronti di Bruxelles, un anti-Varoufakis ad Atene. Ciò ha segnalato la disponibilità del governo ellenico a riprendere le trattative, anche se a questo punto ci si chiede il perché non lo abbia fatto prima, quando si sarebbe potuto evitare il default verso l’FMI e lo scivolamento verso il dramma dei controlli sui capitali.   APPROFONDISCI – Grecia, perché dopo il referendum il negoziato sarà comunque difficile  

Germania non vede riapertura negoziato

Il secondo evento si è avuto in serata: la cancelliera Angela Merkel è volata a Parigi, dove ha incontrato il presidente François Hollande, per fare il punto della situazione e concordare una posizione comune, in vista dell’Eurosummit di stasera alle ore 18, preceduto da una riunione straordinaria dell’Eurogruppo nel primo pomeriggio.

Da una dichiarazione congiunta è emerso che Francia e Germania lasciano “la porta aperta” al negoziato, ma chiedono ad Alexis Tsipras proposte “serie” e “subito”. Nel pomeriggio di ieri, il portavoce della Merkel, Steffen  Seibert, pur ribadendo l’apertura di Berlino al dialogo, aveva giudicato non sufficienti le basi per riprendere il negoziato. Le stesse parole sono state utilizzate al termine del faccia a faccia franco-tedesco, anche se stamattina il premier francese Manuel Valls ha dichiarato che esisterebbero le basi per continuare a trattare, specie per “ragioni politiche”. E’ emerso, quindi, che la Francia è tornata più morbida verso Atene, mentre in Germania prevale lo scetticismo.
Non è un dettaglio che i sondaggi tedeschi premino Wolfgang Schaeuble, che nei confronti di Tsipras ha avuto un atteggiamento duro. Non è nemmeno casuale che gli stessi socialdemocratici del vice-cancelliere Sigmar Gabriel siano poco inclini a continuare a negoziare con il governo ellenico.   APPROFONDISCI – Grecia, default vicino. L’FMI lascia le trattative, la Germania si prepara alla Grexit  

La BCE chiede più garanzie sui prestiti di emergenza

Infine, la BCE si è riunita in serata e al termine del board in teleconferenza ha deciso due cose: la prima, di lasciare invariato il tetto dei fondi ELA a 89 miliardi, ormai fermo dal venerdì di 2 settimane fa, nonostante la Banca di Grecia avesse richiesto 3 miliardi in più; la seconda è una novità ben più importante, perché Francoforte ha aumentato lo sconto sul collaterale di garanzia delle banche elleniche, costituito essenzialmente dai titoli di stato della Grecia, i quali sono considerati adesso meno affidabili dopo il risultato del referendum. Anche se non sono state indicate cifre ufficiali, Bloomberg parla di un innalzamento al 45% dell’“haircut” dal 25-30% attuale. Cosa significa? Che anche se la BCE non ha ridotto la liquidità massima erogabile alle banche elleniche, queste avranno bisogno di presentare maggiori garanzie per ottenere i finanziamenti o dovranno accontentarsi di minori prestiti. In sostanza, è aumentato il costo di detenzione della liquidità per le banche greche, visto che per ottenere nuovi prestiti dovranno acquistare nuovi titoli come collaterale.   APPROFONDISCI – Grecia al test delle banche, dopo il referendum sarà difficile restare nell’euro  

Verso moneta parallela e Grexit

La BCE si riunirà nuovamente domani per decidere il da farsi sull’ELA. Fino ad allora, il tetto rimarrà uguale e ricordiamoci che i greci continuano ad essere soggetti a limitazioni nei prelievi con bancomat e per il pagamento delle pensioni. Se entro oggi il negoziato non riparte, non avrà altra scelta che iniziare a tagliare i finanziamenti, nei fatti costringendo le banche a utilizzare strumenti di pagamento alternativi, in accordo con il governo.

Pensioni e stipendi pubblici potrebbero essere erogati in certificati di credito, gli IOU, che il titolare potrebbe scontare anche subito presso altri privati, se questi li accettano come modalità di pagamento. E’ probabile che l’accettazione avvenga a sconto, in modo da prezzare il rischio di credito verso lo stato. Sarebbe, in ogni caso, una moneta parallela, il primo passo verso l’uscita dall’euro, perché il secondo potrebbe essere quello di stampare dracme e fare così affluire la liquidità necessaria sul mercato. Lo scenario dipende, quindi, dall’esito del summit di stasera. Se ci saranno trattative, la Grexit potrebbe essere almeno allontanata nel tempo, ma se la discussione terminerà in maniera vaga e senza obiettivi precisi, prepariamoci a vedere uscire la Grecia dall’Eurozona entro luglio.   APPROFONDISCI – Se la Grecia torna alla dracma, come potrebbe gestire il nuovo cambio?    

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,