Grecia, si aggrava lo scontro con la Troika: default possibile tra 2 settimane

Si alzano i toni dello scontro tra la Grecia e la Troika. Il governo Tsipras sfida apertamente l'Eurogruppo e fa approvare oggi misure di sostegno ai più poveri, ma ha in cassa liquidità sufficiente per altre due settimane.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Si alzano i toni dello scontro tra la Grecia e la Troika. Il governo Tsipras sfida apertamente l'Eurogruppo e fa approvare oggi misure di sostegno ai più poveri, ma ha in cassa liquidità sufficiente per altre due settimane.

Mai nessuno aveva avuto un atteggiamento così di scarsa collaborazione e “inaccettabile” come la Grecia in 70 anni di storia dell’istituto. Lo avrebbero riferito ieri i funzionari del Fondo Monetario Internazionali, collegati in video-conferenza con i colleghi della UE e della BCE, con i quali formano la cosiddetta Troika, il comitato dei creditori pubblici di Atene. Lo riferiscono fonti interne di Washington, che hanno chiesto l’anonimato, a conferma del clima di scontro con il governo Tsipras, accusato poco fa dai funzionari della Troika di non collaborare e di non fornire le cifre e le informazioni necessarie per monitorare lo stato dei conti pubblici greci. Il rappresentante della Commissione europea, Declan Costello, è arrivato a minacciare “dure reazioni” dell’Eurozona, se il Parlamento approverà oggi le misure contro la crisi umanitaria, consistenti in provvedimenti di spesa, spiega, non coperti da entrate, quindi, in contrasto con gli impegni assunti da Atene il 20 febbraio scorso, quando è stato raggiunto in extremis l’accordo per la proroga degli aiuti per 4 mesi, fino alla fine di giugno.   APPROFONDISCI – La Grecia è a un passo dal default, l’uscita dall’euro sarebbe questione di tempo  

La sfida di Tsipras all’Eurogruppo

Parlando ai deputati, il premier Alexis Tsipras ha rivendicato le misure che il Parlamento sta per approvare, sostenendo che si tratti del primo piano dopo anni che è stato scritto direttamente ad Atene e non tradotto per email. Tra le misure, compaiono i sussidi alimentari, l’elettricità gratis e altre forme di sostegno per le famiglie più povere, mentre si discute di innalzare il salario minimo da 580 a 751 euro al mese. Se il premier ritiene che questi atti siano necessari per contrastare le forme più estreme di povertà, il problema è ancora una volta la copertura finanziaria. Dopodomani, il Tesoro dovrà sborsare 2 miliardi per pagare prestiti in scadenza, mentre il 27 serviranno altri 1,5 miliardi per pagare stipendi pubblici e pensioni. Per questo, oggi è in programma un’asta di T-bills a 3 mesi per un miliardo, che quasi certamente si tradurrà in nuove esposizioni per le banche greche, nei fatti costrette a rinnovare i titoli in scadenza. A Bruxelles non si esclude più un “incidente” che porti fuori dall’euro la Grecia, mentre il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ritiene che prima di ipotizzare un’uscita, la Grecia potrebbe imporre controlli sui capitali per evitare la fuga dei risparmi all’estero e la potente crisi di liquidità delle banche. La dichiarazioni del ministro olandese, lungi dall’essere una gaffe, potrebbe accelerare, però, il ritiro dei risparmi dalle banche greche (run), aggravandone la crisi.   APPROFONDISCI – La Grecia verso l’uscita dall’euro, Dijsselbloem: possibile anche il modello Cipro  

Default Grecia tra 2 settimane?

In queste condizioni di totale muro contro muro e al netto della tattica negoziale, la BCE difficilmente alzerà il tetto dei fondi ELA a disposizione degli istituti ellenici, portato a 69,4 miliardi lo scorso giovedì, un incremento di 600 milioni rispetto alla settimana prima. Né il governatore Mario Draghi sbloccherà il limite dei 15 miliardi di T-bills che il governo greco può emettere e che Tsipras chiederà di far innalzare. Nel tentativo di giocarsi le ultime carte per evitare un rovinoso ritorno alla dracma e prima ancora il default, Atene minaccia velatamente di sganciarsi dalla politica estera europea e di avvicinarsi ancora di più alla Russia, alla quale è accomunata dalla confessione ortodossa. Tsipras si recherà in visita ufficiale al Cremlino il prossimo 8 aprile, anticipando l’incontro prima fissato per il 9 maggio e segnalando così che se l’Eurogruppo non metterà mano subito al portafoglio, potrebbe rivolgersi all’amico Vladimir Putin. Ma le minacce potrebbero essere già tardive. I funzionari della Troika hanno stimato che la Grecia avrebbe liquidità a sufficienza a tirare avanti per altre 2 settimane. Cosa succederà dopo è tutto un “thriller”. Nessuno voleva forse arrivare a tanto ad Atene, ma dopo le trattative di febbraio, Tsipras e la sua Syriza avrebbero capito che margini per un compromesso migliore per loro non ce ne sarebbero: o accettano le politiche della Troika, tradendo le promesse elettorali, o devono prepararsi all’uscita dall’euro, ma provocando un disastro economico e finanziario in patria. Per questo, tra provocazioni verbali e misure ostentatamente contrarie al memorandum, il governo greco starebbe facendo di tutto per essere cacciato senza assumersi la responsabilità formale della Grexit.   APPROFONDISCI – Morgan Stanley, le previsioni sulla Grecia: dall’uscita dall’euro alla “staycation”      

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Argomenti: Default Grecia, Economie Europa, Grexit