Grecia, scettica l’FMI: disaccordo su lavoro e pensioni, accordo lontano

La Grecia sarebbe ancora lontana da un accordo con i creditori pubblici. Lo scetticismo è stato mostrato dal capo della delegazione dell'FMI. E Varoufakis si mostra ottimista, ma chiede la fine dell'austerità.

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La Grecia sarebbe ancora lontana da un accordo con i creditori pubblici. Lo scetticismo è stato mostrato dal capo della delegazione dell'FMI. E Varoufakis si mostra ottimista, ma chiede la fine dell'austerità.

Cresce lo scetticismo sulle probabilità che la Grecia raggiunga presto un accordo con i creditori pubblici (UE, BCE e FMI). Il rappresentante dell’FMI, Poul Thomsen, ha dichiarato che la situazione sarebbe lungi dall’essere ideale e che se si sono registrati progressi sul piano procedurale, dopo che il premier Alexis Tsipras ha preso maggiormente in mano le trattative, restano le distanze sul piano delle riforme da attuare, in particolare, sul lavoro e le pensioni. Thomsen ha lamentato il mancato accesso ai dati dei ministeri da parte delle “Istituzioni”, cosa che non permetterebbe loro di capire se a Bruxelles i rappresentanti della Grecia parlino a nome dei politici o dei funzionari pubblici. Il delegato dell’FMI ha anche negato di avere mai fatto pressione sui governi europei, affinché taglino il debito di Atene in loro possesso.   APPROFONDISCI – Grecia, l’FMI non parteciperà a un terzo salvataggio e teme il default   I mesi più difficili, ha ammesso, saranno i prossimi 3 per la Grecia. A giugno, il governo greco dovrà rimborsare all’FMI 1,23 miliardi, ma a causa della mancanza di accesso alle informazioni, Thomsen ha ammesso di non avere alcuna idea sullo stato reale della liquidità disponibile di Atene. Al contrario, il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, si è mostrato ottimista sul raggiungimento dell’accordo, notando che si sarebbe già stretta un’intesa su quasi tutti i punti e aggiungendo che se ancora non si è trovata una soluzione è perché il governo vorrebbe porre fine alla “trappola dell’austerità” e che nessuno vorrebbe tagliare le pensioni, aumentare l’IVA per ottenere la tranche di 7,2 miliardi, salvo ritrovarsi punto e a capo subito dopo. Ieri, Varoufakis aveva chiesto un rinvio “a un futuro lontano” dei rimborsi dei titoli in mano alla BCE e che ammontano a 6,7 miliardi in agosto e a 27 miliardi da qui ai prossimi 2 anni, segnalando così i timori di un possibile default molto più vicino di quanto si potrebbe immaginare. Si teme che il paese non abbia liquidità a sufficienza per pagare gli stipendi pubblici e le pensioni a fine mese, mentre più realisticamente le vere difficoltà dovrebbero arrivare a giugno, se l’Eurogruppo non erogherà gli aiuti entro maggio. Cosa, che alla luce di tutte le dichiarazioni ufficiali e non a Bruxelles, non avverrà.   APPROFONDISCI – Grecia, Varoufakis chiede il rinvio dei rimborsi alla BCE. A rischio la pazienza di Draghi

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