Grecia, referendum sull’euro e possibile default: ecco l’inizio del ritorno alla dracma

La Grecia non riceverà aiuti a marzo e il ministro Varoufakis minaccia un referendum sull'euro. Si avvicina davvero il ritorno alla dracma?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Grecia non riceverà aiuti a marzo e il ministro Varoufakis minaccia un referendum sull'euro. Si avvicina davvero il ritorno alla dracma?

I funzionari dell’Eurogruppo hanno bollato come “irricevibile” la lista delle riforme della Grecia presentata dal ministro dell’Economia, Yanis Varoufakis, e consistente in 7 punti che Bruxelles considera “ben lontani” dall’essere completi e dettagliati. Già venerdì scorso, a dire il vero, la lista appariva debole e il Financial Times riporta l’ilarità degli addetti ai lavori in Europa, che alla lettura della missiva sarebbero scoppiati a ridere, non convincendosi come un paese industrializzato possa avere un governo così “ridicolo”. Ma le risate finiranno presto, perché la Grecia ha a disposizione davvero pochi giorni per evitare il default. Se l’Eurogruppo, come ha già fatto sapere il suo presidente Jeroen Dijsselbloem, non stanzierà la prima tranche degli aiuti prorogati fino alla fine di giugno e pari a 7,2 miliardi in tutto entro marzo, il governo Tsipras resterà a corto di liquidità, tanto che Varoufakis, intervistato dal Corriere della Sera, ammette che ci sarebbero soldi sufficienti solo per pagare stipendi pubblici e pensioni. Si tratta dello stesso ministro che dopo avere lanciato l’allarme liquidità, due settimane fa, nei giorni scorsi aveva rassicurato sulla capacità della Grecia di rimborsare per intero i prestiti all’FMI (altri 1,3 miliardi entro fine mese) e di onorare tutte le altre scadenze a breve.

Referendum euro Grecia

Ma Varoufakis ha lanciato una vera minaccia contro l’Eurozona, tornando alla proposta dell’allora premier socialista George Papandreou, che nell’ottobre del 2011, prima di dimettersi, si disse pronto a indire un referendum sulla permanenza di Atene nell’euro. Il ministro spiega a Der Spiegel che sarà chiesto ai greci di scegliere tra l’euro e la loro dignità e afferma che senza dubbio la popolazione opterà per la seconda. La minaccia del referendum, condiviso dallo stesso premier Alexis Tsipras, sarebbe l’ultima arma a disposizione del governo ellenico per cercare di tirare un pò dalla sua parte il difficile negoziato sugli aiuti con i creditori. Già questo venerdì, Atene dovrà onorare scadenze per 2 miliardi tra titoli del debito in scadenza e prestiti dell’FMI. La cifra sembra bassa, ma equivale a un punto di pil per l’economia ellenica. La disperazione di Tsipras si evince nelle due chiamate effettuate ieri al governatore della BCE, Mario Draghi, e al presidente francese François Hollande. Il primo era stato accusato dallo stesso premier greco due giorni prima di avere messo “il cappio al collo della Grecia” con il suo rifiuto a concedere nuovamente liquidità alle banche greche e ad innalzare il tetto dei 15 miliardi per l’emissione di nuovi T-bills, titoli a breve scadenza e senza cedola. Ieri, Tsipras avrebbe chiesto a Draghi di non farsi influenzare dalla politica europea, di certo non guadagnando nuove simpatie dell’interlocutore, già profondamente diffidente verso il governo di Atene. Hollande si è mostrato il più aperto alle richieste dei greci nelle scorse settimane, ma la posizione di Parigi è allineata a quella di Berlino e difficilmente Tsipras potrà fare breccia nell’Eliseo. Mai come adesso, la Grecia è stata davvero vicina a uscire dall’euro e a dichiarare default. Si consideri che la fuga dei capitali è proseguita anche successivamente alla firma dell’accordo del 23 febbraio, con cui sembravano essere rientrate le tensioni maggiori tra le parti. Se già oggi ci sarà un’accelerazione del ritiro dei depositi bancari, attendiamoci che la Banca di Grecia e il governo Tsipras introducano temporaneamente controlli sui capitali. Se entro giovedì non entrerà ad Atene liquidità fresca, già nel weekend potrebbero circolare le voci su un’imminente ritorno alla dracma, sebbene la scadenza di venerdì dovrebbe essere onorata con il ricorso a misure straordinarie, come prestiti “forzosi” dalle banche e dai fondi pensione. Ma potrebbe essere anche l’ultimo sforzo della Grecia per evitare l’uscita dall’Eurozona.  

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Argomenti: depositi bancari, Economie Europa