Grecia, proposta-choc dell’FMI: debito rimborsato tra il 2040 e il 2080

L'FMI propone un condono del debito della Grecia fino al 2040 e il rimborso spalmato al 2080. Germania incredula.

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L'FMI propone un condono del debito della Grecia fino al 2040 e il rimborso spalmato al 2080. Germania incredula.

Chiamatelo pure “tradimento”, perché l’ultima proposta del Fondo Monetario Internazionale sulla Grecia ha tutto il sapore di una provocazione nei confronti della Germania, ovvero del paese europeo che si è battuto strenuamente per imbarcare l’istituto nel terzo salvataggio di Atene in 5 anni e pari a 86 miliardi di aiuti triennali.

Il direttore generale Christine Lagarde ha avanzato l’ipotesi che l’Eurozona rinunci sia ai rimborsi del debito che al versamento degli interessi da parte della Grecia fino al 2040, estendendo così di quasi un altro ventennio il periodo di grazia, che attualmente è previsto fino alla fine del 2022. Solo successivamente a tale data, continua l’FMI, i governi dell’unione monetaria dovrebbero iniziare a farsi rimborsare con bond spalmati fino al 2080 e i cui interessi complessivi dovrebbero attestarsi all’1,5% all’anno, ponendo, infine, un tetto del 15% del pil al servizio sul debito. Dunque, l’istituto di Washington ritiene che la Grecia non sia in grado di rimborsare i suoi debiti ai partner dell’Eurozona per almeno i prossimi 25 anni. Da qui al 2040, quindi, i creditori dovrebbero di fatto condonarle il debito, rinviando ai decenni successivi il rimborso. Parliamo di 200 miliardi di euro, a tanto ammontano i crediti vantati dai governi dell’Eurozona.

Debito Grecia, il conto lo pagano gli altri europei

Tecnicamente, la proposta dell’FMI si tramuterebbe nella necessità per i creditori di sostituirsi alla Grecia verso il fondo di salvataggio europeo, lo European Stability Mechanism (ESM), man mano che giungono le scadenze inadempiute da parte di Atene. Ciò creerebbe diversi malumori tra i governi e, in particolare, tra i loro elettori, perché implicherebbe un trasferimento dell’onere dai greci al resto dell’unione monetaria per diversi decenni. La Germania non crede che la proposta dell’FMI sia quella definitiva, una sorta di “prendere o lasciare”, ma che si tratti di una forma di pressione sui creditori, affinché all’Eurogruppo della prossima settimana giungano a una soluzione e concedano finalmente la nuova tranche da 10 miliardi, necessaria perché il governo Tsipras riesca ad adempiere alle prossime scadenze estive, quando dovranno essere rimborsati, tra gli altri, bond in possesso della BCE.

     

Richiesta taglio debito Grecia è conferma della sua insostenibilità

Un alto funzionario del governo tedesco ha mostrato tutta la sua stanchezza, quando accogliendo la notizia della proposta Lagarde, ha spiegato come la Grecia non sarebbe più un’economia avanzata, bensì “emergente” e che, pertanto, dovrebbe chiedere aiuto alla Banca Mondiale. A Berlino è fortissimo lo scetticismo sulla capacità dei greci di onorare i loro debiti in futuro, ma un loro condono non sarebbe accettabile da parte dei tedeschi, politicamente poco sostenibile anche presso gli altri paesi creditori. Il taglio di fatto del debito ellenico avanzato dall’FMI sarebbe solamente la conferma della sfiducia che l’istituto mostra sulla sua sostenibilità e sulla capacità di Atene di raggiungere e mantenere stabilmente il target di un avanzo primario (al netto degli interessi sul debito) al 3,5% del pil. Poco credibile per Washington, che spinge anche per misure automatiche – una sorta di clausole di salvaguardia – per il 2% del pil, che scatterebbero in forma di tagli alla spesa pubblica e di aumenti delle tasse, nel caso in cui gli obiettivi fiscali non fossero raggiunti entro il 2018. Nel frattempo, il Parlamento ellenico è chiamato a nuove dosi di austerità. Dovrà varare domenica prossima nuovi aumenti delle tasse, ma anche norme sulle sofferenze bancarie e l’istituzione di un fondo per le privatizzazioni. Dopo che la maggioranza ha retto benissimo alla prova dell’impopolare riforma delle pensioni, defezioni non dovrebbero essercene, ma la Lagarde ha compreso che al premier Alexis Tsipras serva un contentino da potere vendere sul mercato elettorale interno, rischiando altrimenti di essere travolto dall’impopolarità, al pari dei suoi predecessori.      

Rischio di un nuovo 2015

La vicenda della Grecia si fa sempre più seria, perché il timore di un remake dell’estate 2015, quando il paese sfiorò l’uscita dall’euro, cresce. La Germania ha assunto atteggiamenti più morbidi negli ultimi mesi, dovendo fronteggiare altre emergenze – dalla crisi dei profughi alla Brexit – e necessitando per la loro soluzione della massima unità interna alla UE, nonché della collaborazione di Atene sulla questione migranti. A differenza di un anno fa, però, il panorama politico tedesco ha subito un certo mutamento, assistendo all’avanzata della destra euro-scettica di Alternativa per la Germania (AfD), sull’onda del rifiuto di larga parte dell’elettorato conservatore dei salvataggi di altri paesi e della condivisione dei rischi tra gli stati, compresi quelli sulle banche.   E’ probabile che la mossa dell’FMI sia finalizzata a costringere la Germania ad accettare già dalla prossima settimana di intavolare un dibattito sulla ristrutturazione del debito pubblico ellenico, due terzi dei quali sono nelle mani dell’Eurozona.

Per il resto, il tempo per trattare ci sarebbe, dato che la Grecia non è tenuta fino alla fine del 2022 a pagare alcunché ai governi dell’area, nemmeno gli interessi. Le richieste di Tsipras appaiono, pertanto, solo una moneta di scambio per calmare gli animi agitati dell’opinione pubblica del suo paese. L’FMI non ha ancora deciso se partecipare al terzo salvataggio con l’erogazione di nuovi aiuti, riservandosi eventualmente la possibilità di contribuire solo con un’assistenza tecnica. Il suo coinvolgimento è stato voluto da Germania e Finlandia, in quanto i rispettivi governi ritengono che solamente la partecipazione di un creditore non politico consentirebbe una valutazione imparziale dei fatti, evitando l’atteggiamento “troppo morbido” della Commissione, che nell’analizzare i conti ellenici deve considerare anche aspetti di altra natura, che non tecnici.      

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