Grecia, oggi nuovo Eurogruppo. Si tratta su pensioni e salario minimo

Continueranno anche all'Eurogruppo di oggi e domani a Riga, Lettonia, le trattative tra la Grecia e i creditori pubblici (UE, BCE e FMI) su pensioni e salario minimo, in particolare. Scettica la Germania: per il ministro Schaeuble, Atene rischia il default.

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Continueranno anche all'Eurogruppo di oggi e domani a Riga, Lettonia, le trattative tra la Grecia e i creditori pubblici (UE, BCE e FMI) su pensioni e salario minimo, in particolare. Scettica la Germania: per il ministro Schaeuble, Atene rischia il default.

Nuovo Eurogruppo oggi e domani a Riga, Lettonia, ufficialmente un vertice per discutere insieme ai paesi dell’Europa dell’Est che non fanno parte della UE, nei fatti sarà l’ennesima occasione per tornare a discutere della Grecia. Dopo avere rifiutato la proposta sull’IVA avanzata dal governo Tsipras, i creditori pubblici (UE, BCE e FMI) stanno trattando sempre più su due temi tra di loro correlati: la riforma delle pensioni e il salario minimo. Secondo alcune indiscrezioni riportare da funzionari europei in anonimato, il governo greco starebbe cedendo qualcosa sulle pensioni, ma chiede di tornare ai livelli del salario minimo in vigore fino al 2012. L’Eurogruppo, in particolare, non sarebbe molto propenso a questa ipotesi, ma potrebbe mostrarsi intenzionato ad accettare un graduale aumento, in cambio di una riforma soddisfacente delle pensioni, il cui sistema in Grecia è considerato insostenibile.   APPROFONDISCI – Grecia, Juncker nega un suo piano anti-default e i risparmiatori tremano per il prelievo forzoso  

Banche Grecia e crisi di liquidità

Ieri, la BCE ha aumentato di altri 200 milioni a 80,2 miliardi il tetto dei fondi ELA, la liquidità di emergenza erogata alle banche greche. La Banca di Grecia aveva chiesto un innalzamento di 1,1 miliardi. Si è trattato dell’incremento minore dalla metà di febbraio, quando Francoforte ha iniziato a finanziare indirettamente le banche elleniche, dopo avere chiuso loro i rubinetti delle aste settimanali. Cosa significa l’ultima mossa di Mario Draghi? Se da un lato non ha aumentato lo sconto applicato al collaterale di garanzia, come chiede da tempo a gran voce la Bundesbank, dall’altro ha di poco variato il tetto massimo. Ciò potrebbe essere frutto di due segnali tra di loro contrastanti: il primo comunicherebbe la previsione di minori deflussi di capitali dagli istituti, ora che un accordo tra Grecia e creditori sembra più vicino. L’ELA, in effetti, punta proprio a compensare la crisi di liquidità derivante dal massiccio ritiro dei depositi da parte dei risparmiatori. D’altro canto, però, l’incremento quasi impercettibile dei fondi disponibili significherebbe che a Francoforte si ritiene che sia arrivata l’ora per Atene di decidersi sul da farsi: o accettano un’intesa o accettano le conseguenze di un mancato accordo. Insomma, sarebbe una forma implicita di pressione sul governo Tsipras.   APPROFONDISCI – Grecia, oggi la BCE decide sui fondi ELA. L’ultimatum della Merkel: accordo entro maggio  

Germania non esclude default Grecia

In queste ore, un’intervista realizzata dal Wall Street Journal al ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha un pò smontato l’ottimismo di ieri pomeriggio, quando la Commissione europea comunicava un avanzamento del negoziato, pur restando molto lavoro da fare.

Schaeuble ha dichiarato che, sebbene bisognerebbe rifletterci più di una volta prima di dirlo in queste condizioni, non esclude che la Grecia possa dover dichiarare default. La Germania è paese meno ottimista sulle probabilità di un accordo, ma le dichiarazioni del ministro potrebbero segnalare l’indisponibilità del governo di cui fa parte ad accettare un qualsivoglia accordo, pur di evitare la bancarotta di Atene e la sua possibile uscita dall’euro per un incidente.   APPROFONDISCI – La Grecia è vicina al default, l’Eurogruppo va verso un ultimatum a Tsipras  

Incognita referendum Grecia

In verità, non sarebbero i tedeschi il vero freno a un’intesa, bensì la stessa Syriza, il partito della sinistra radicale di cui fanno parte il premier Alexis Tsipras e il suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis. Quand’anche i due accettassero le riforme in materia di pensioni, lavoro e IVA, la maggioranza in Parlamento potrebbe mostrarsi contraria al loro varo, rendendo necessario per il governo indire un referendum, in modo da farsi consegnare dagli elettori un mandato chiaro. Ma sarebbe una corsa contro il tempo, perché entro poche settimane la Grecia rischierebbe sul serio di restare senza liquidità per rimborsare i creditori e per pagare gli stipendi pubblici  e le pensioni. Infine, cosa faranno i governi e europei, se l’FMI si tirasse indietro, come ha più volte ribadito, non partecipando al finanziamento quota-parte dei 7,2 miliardi stanziati a febbraio? L’Eurogruppo raddoppierà la somma a suo carico o la Grecia dovrà accettare un prestito dimezzato, insufficiente a provvedere ai rimborsi verso la BCE di questa estate?   APPROFONDISCI – Moody’s: controlli sui capitali in Grecia sono molto probabili, alto rischio default a giugno

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