Grecia, nuova crisi nel governo Tsipras a poche ore dal voto sulle riforme

Si dimette un fido collaboratore del premier Alexis Tsipras in Grecia, a poche ore dal voto sulle riforme.

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Si dimette un fido collaboratore del premier Alexis Tsipras in Grecia, a poche ore dal voto sulle riforme.

Il governo Tsipras è di nuovo alle prese con una crisi interna. A poche ore dal voto in Parlamento, chiamato ad approvare la legge omnibus sulle riforme richieste dai creditori pubblici (48, di cui 14 già varate dalla Grecia), si è dimesso dalla carica di deputato Gabriel Sakellaridis, 35 anni, portavoce del premier fino alle scorse elezioni di settembre e considerato un suo braccio destro. Con una lettera indirizzata al presidente del Parlamento, Nikos Voutsis, Sakellaridis spiega che rinuncia alla carica di deputato, non potendo seguire le politiche del governo, ma chiarendo di non volere passare tra le file di Unità Popolare, il movimento di estrema sinistra nato dalla scissione di Syriza dopo la firma dell’accordo di luglio per il terzo salvataggio della Grecia.

Diversi malpancisti nella maggioranza

Mercoledì sera si era diffusa la voce che il deputato della sinistra ellenica avrebbe potuto astenersi al voto di oggi sul bailout, tanto che Tsipras lo avrebbe chiamato per ottenere chiarimenti e alla conferma della sua astensione, gli avrebbe chiesto di dimettersi. Il seggio passerà, quindi, al ministro per le Riforme, Christoforos Vernardakis. Ma quello di Sakellaridis non è un caso isolato. Un deputato di Anel, il gruppo della destra anti-austerity, alleata di Syriza al governo, Nikos Nikolopoulos, ha anch’egli minacciato il voto contrario alla maxi-legge al vaglio del Parlamento, ma il leader del suo partito, Panos Kammenos, gli avrebbe chiarito che nel caso dovrebbe dimettersi.        

Salvataggio Grecia passa per riforme

Sakellaridis fa parte del gruppo politico “53+” di ispirazione marxista e di cui fa parte anche il ministro delle Finanze, Euclid Tsakalotos, che ha, però, chiarito di sostenere l’implementazione delle riforme. Soltanto un paio di giorni fa, i 2 avevano tenuto una conferenza stampa, dopo il raggiungimento dell’accordo con la Troika (UE, BCE e FMI), che permetterà dopo il sì del Parlamento lo sblocco immediato di 12 miliardi di euro, di cui 10 per la ricapitalizzazione delle banche. In quell’occasione, Tsakalotos aveva sfoggiato un certo ottimismo sulla capacità di Atene di “strappare” concessioni ai creditori, ma aveva ammesso che sulle trattative aveva pesato l’urgenza degli aiuti per le banche, che dovranno ricapitalizzarsi entro l’anno, altrimenti si applicherà loro la nuova disciplina sui salvataggi, che coinvolge nelle perdite anche i conti dei clienti al di sopra dei 100.000 euro. Il ministro aveva paragonato la necessità di ricapitalizzare le banche a quella di quest’estate di evitare la Grexit. Tra le concessioni ottenute, c’è la protezione del 25% delle famiglie greche dal rischio di perdere la prima casa per l’impossibilità di pagare puntualmente il mutuo. Un altro 35% ha ottenuto una protezione parziale e, in generale, i creditori hanno avallato forme di ristrutturazione dei mutui, legate al reddito del proprietario dell’immobile e al valore di mercato attuale di quest’ultimo. Un ammorbidimento, quello dei creditori europei, che potrebbe essere legato alla funzione preziosa che in questi mesi la Grecia assume nel controllo dei flussi migratori in arrivo dalla vicina Siria e per il quale Bruxelles ha erogato ad Atene 2 miliardi.

     

Ora focus su rinegoziazione debito Grecia

Evidentemente, tra le file dell’ala sinistra di Syriza non c’è stata grande soddisfazione per l’esito del negoziato. Il partito non dovrebbe rischiare una scissione simile a quella di luglio, perché alle scorse elezioni Tsipras si è liberato dell’ala più intransigente. Ma il malcontento potrebbe montare nelle prossime settimane, qualora il premier non riuscisse a mantenere fede alla promessa di rinegoziare il debito pubblico. Se un taglio è escluso, i creditori, compresa la Germania, sarebbero propensi a concedere sia un allungamento delle scadenze, sia un taglio dei tassi, oltre a una proroga del periodo di grazia oltre il 2022 già fissato. Il governo ellenico lo venderebbe agli elettori come un grande successo, ma il passo potrà essere compiuto solo successivamente all’implementazione delle riforme, che il Parlamento vota oggi. Da qui l’intransigenza di Tsipras e dell’alleato della destra.  

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