Grecia: non chiamatelo ultimatum, ma dall’Europa è prendere o lasciare a Tsipras

I creditori pubblici (UE, BCE e FMI) stanno per sottoporre alla Grecia un piano di riforme in cambio di aiuti. Sarebbe un vero ultimatum, che il governo Tsipras dovrà accettare, se intende evitare il default.

di , pubblicato il
I creditori pubblici (UE, BCE e FMI) stanno per sottoporre alla Grecia un piano di riforme in cambio di aiuti. Sarebbe un vero ultimatum, che il governo Tsipras dovrà accettare, se intende evitare il default.

Dopo il vertice notturno di lunedì della Troika – nome impronunciabile per volontà del governo Tsipras – tenutosi tra la cancelliera Angela Merkel, il presidente François Hollande, il governatore della BCE, Mario Draghi, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e il direttore generale dell’FMI, Christine Lagarde, i creditori avrebbero trovato un accordo da sottoporre all’attenzione della Grecia, che dal canto suo ha presentato ieri un cosiddetto “Piano realistico”, con il premier Alexis Tsipras a sottolineare come sia la Grecia a mostrare le carte sul tavolo, non viceversa.

Atene ci tiene a darsi un’immagine di paese dalle decisioni autonome, ma la verità di quel che sta accadendo è che in queste ore riceverà un ultimatum, una sorta di prendere o lasciare, nonostante i creditori abbiano già smentito che siano questi i termini del confronto. Tornando brevemente al piano Tsipras, esso prevede un avanzo primario di appena lo 0,8% del pil quest’anno contro l’1,5% proposto dallo stesso governo greco ad aprile, obiettivo che sarebbe raggiunto, invece, solo l’anno prossimo. Le aliquote IVA sarebbero 3: 6%, 11% e 23%.   APPROFONDISCI – Grecia, i creditori spengono l’ottimismo di Tsipras: l’accordo non è vicino. Verso l’ultimatum  

Default Grecia vicino senza accordo

E’ evidente che le misure proposte dal governo ellenico non potranno rappresentare alcuna base per un compromesso. Non si vede perché poco più di un mese fa risultasse insufficiente un avanzo primario dell’1,5%, con i creditori a chiedere almeno il 3%, mentre ora dovrebbe esserlo un obiettivo dimezzato. Per Tsipras si tratta di un ultimo tentativo per fare pendere la bilancia verso la sua parte, appellandosi affinché ci si incontri a metà strada per le misure da adottare in cambio degli aiuti europei. Ma non solo egli starebbe per ricevere un ultimatum a tutti gli effetti, per giunta avrebbe anche 2 soli giorni di tempo per firmarlo. Venerdì scade una rata da 303 milioni verso l’FMI. Se veramente le casse statali di Atene sono vuote, egli dovrà fare di tutto per accettare entro domani o al massimo venerdì stesso, sperando che l’Eurogruppo gli conceda almeno un prestito-ponte di emergenza.

  APPROFONDISCI – Grecia, senza l’accordo basterà una moneta parallela ad evitare il default?

Banche Grecia, nuovi aiuti da BCE

In teoria, Bruxelles non fisserà nuove scadenze oltre quella definitiva del 30 giugno. Per due volte consecutive è stata disattesa quella concordata tra le parti (fine aprile e fine maggio) e un terzo mancato rispetto dei termini screditerebbe la serietà del negoziato, giunto al suo quarto mese abbondante. Ieri, si era sparso così tanto ottimismo sul raggiungimento di un’intesa, che l’euro ha guadagnato il 2% contro il dollaro e i rendimenti dei titoli di stato greci a 2 anni sono crollati di 96 punti base al 23,9%. In verità, il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha definito “ancora lontano” un accordo con Atene, spegnendo il buon umore degli investitori. Anche in questo caso potrebbe trattarsi di tattica negoziale per spingere Tsipras a trattare sino in fondo e a cedere il massimo possibile. Sempre ieri, la BCE ha alzato di 500 milioni il tetto dei fondi ELA, la liquidità di emergenza erogata alle banche greche, dopo che la scorsa settimana l’aveva bloccata. Riconoscimento dei passi in avanti nelle trattative o paura per la crisi di liquidità degli istituti ellenici, alle prese con un’accelerazione della corsa al ritiro dei risparmi dei clienti?   APPROFONDISCI – Grecia, in aprile altri 5,43 miliardi di depositi ritirati dalle banche. Liquidità a rischio?  

Verso referendum Grecia su accordo?

C’è forte stanchezza sia a livello politico che sui mercati finanziari per un’impasse ormai quasi grottesca. La sensazione è che se non sarà trovato un accordo entro questo weekend, il negoziato procederà sotto traccia nelle prossime settimane e dall’Eurozona si terrà per un pò un basso profilo, salvo tornare a intensificare i toni a ridosso del 30 giugno, data entro la quale o la Grecia otterrà i 7,2 miliardi di finanziamenti stanziati il 20 febbraio scorso, in relazione alla proroga degli aiuti, o dovrà fare i conti con il default e la seria probabilità di un’uscita dall’euro. Ad oggi, le speranze di arrivare a un’intesa sono poche, anche se l’Eurogruppo vorrebbe impedire una bancarotta ellenica o la Grexit. Le distanze su pensioni e lavoro restano quasi intatte, ragione per la quale possiamo ipotizzare sempre più che Atene indirà un referendum per farsi consegnare un mandato chiaro dagli elettori e togliere al governo le castagne dal fuoco, dato che la sua maggioranza non gli voterebbe ad oggi alcun’intesa che oltrepassi le “linee rosse” tracciate da Syriza.   APPROFONDISCI – Grecia, Goldman Sachs: elezioni o default per sbloccare lo stallo. L’ora X è vicina

.
Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,