Grecia, niente nuovi aiuti dall’Eurozona: ecco perché l’accordo ancora non arriva

Niente nuovi aiuti alla Grecia per ora dall'Eurogruppo, ma la sceneggiata dovrebbe durare fino a giugno. E' scontro sulla rinegoziazione del debito pubblico.

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Niente nuovi aiuti alla Grecia per ora dall'Eurogruppo, ma la sceneggiata dovrebbe durare fino a giugno. E' scontro sulla rinegoziazione del debito pubblico.

L’Eurogruppo non ha raggiunto un accordo ieri per lo sblocco della nuova tranche di aiuti per la Grecia, rinviando la decisione alla riunione del 15 giugno. Serve un approfondimento per il presidente Jeroen Dijsselbloem, anche se i funzionari europei spiegano che sarebbero stati raggiunti sostanziali passi in avanti nelle trattative con Atene. Il meeting dei ministri finanziari dell’Eurozona ha visto il debutto del francese Bruno Le Maire, reduce da un incontro con il collega tedesco Wolfgang Schaeuble. Egli ha riconosciuto le difficoltà del Parlamento ellenico nel varare nuove misure di austerità e si è mostrato disponibile a una rinegoziazione del debito pubblico in mano ai governi europei.

La Grecia ha bisogno di liquidità fresca entro il mese prossimo, dovendo affrontare a luglio scadenze per 7,3 miliardi, pari al 4% del suo pil, le quali altrimenti sarebbero non sostenibili. Già nelle scorse settimane il governo Tsipras ha recepito quanto concordato con i creditori pubblici dell’Eurozona, ovvero un taglio delle pensioni e un allargamento della base imponibile, misure che valgono complessivamente il 2% del pil e che saranno progressivamente introdotte dal 2019, al fine di centrare il target di un avanzo primario al 3,5% del pil. (Leggi anche: Crisi Grecia, Eurogruppo non raggiunge accordo su taglio debito)

Il botta e risposta con l’FMI

Ad avere reso impossibile la firma dell’accordo ieri sono stati i paesi del Nord Europa, che non vogliono firmare un assegno in bianco, pretendendo che il Fondo Monetario Internazionale sia formalmente coinvolto nel terzo bailout da 86 miliardi, siglato nell’estate di due anni fa. A sua volta, l’FMI spiega da ormai molto tempo di non potere partecipare al nuovo salvataggio in corso, se il debito pubblico della Grecia non viene prima reso sostenibile. Per questo, chiede che l’Eurozona avalli una ristrutturazione, fosse anche un “haircut”.

La Germania non vuole sentire parlare di taglio o condono del debito, limitandosi ad aprire a una rinegoziazione, ovvero a un allungamento delle scadenze, eventualmente anche del periodo di grazia, nonché a un ulteriore abbassamento degli interessi. Infine, spiega che qualsiasi trattativa per la rinegoziazione dovrà presupporre il coinvolgimento dell’FMI e la fine del bailout, attesa per la metà dell’anno prossimo. (Leggi anche: Recessione in Grecia allontana ristrutturazione debito)

Solo sceneggiata, gli aiuti arriveranno a giugno

E’ il cane che si morde la coda: l’FMI chiarisce di partecipare al bailout dopo che il debito sarà ristrutturato e i creditori europei pretendono che l’istituto di Washington sia coinvolto, prima di avallare qualsivoglia misura di sollievo del debito ellenico. Per di più, le elezioni federali in Germania a settembre non fanno pensare che qualsiasi seria trattativa sulla rinegoziazione possa avvenire prima dell’autunno, altrimenti gli elettori-contribuenti tedeschi potrebbero riversare la loro frustrazione alle urne.

Nonostante la sceneggiata, l’Eurogruppo sborserà la tranche di aiuti entro giugno, perché politicamente e finanziariamente non conviene a nessuno nell’area che scoppino nuove tensioni sulla Grecia, che per l’ennesima volta metterebbero a rischio la credibilità dell’Eurozona. I tentennamenti sono espedienti tattici della Germania, la quale punta a mostrare il volto duro a pochi mesi dalle elezioni tedesche. D’altra parte, tirare un po’ la corda a Bruxelles potrebbe anche convenire fino a un certo punto, dato che nei sondaggi la popolarità del governo Tsipras è crollata negli ultimi tempi e se si aprisse una crisi politica e si tornasse alle urne, oggi come oggi vincerebbe il centro-destra di Nuova Democrazia, di fedeltà europeista. Stratagemmi patetici, insomma. Nulla di realmente serio, come tutto quello che abbia riguardato in questi anni la Grecia sul piano politico. (Leggi anche: Grecia, nuovi aiuti in arrivo in cambio di promesse per il futuro)

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