Grecia nel caos, ma adesso cosa può davvero succedere?

La Grecia si avvia probabilmente verso l'uscita dall'euro. Ecco cosa potrà accadere prima e dopo il referendum di domenica prossima.

di , pubblicato il
La Grecia si avvia probabilmente verso l'uscita dall'euro. Ecco cosa potrà accadere prima e dopo il referendum di domenica prossima.

Le banche e la Borsa di Atene resteranno chiuse fino al prossimo martedì, perché il governo Tsipras e la Banca di Grecia vorranno evidentemente evitare brutte sorprese fino a tutto il giorno seguente al referendum del 5 luglio. Stando a quanto scrivono i quotidiani nel paese, il contante sarebbe stato già esaurito nella  mattinata di oggi e potrebbe essere nuovamente disponibile dopo mezzogiorno. La Grecia ha introdotto i controlli sui capitali: i risparmiatori non potranno prelevare con il bancomat più di 60 euro al giorno, né potranno inviare denaro o pagamenti verso l’estero. Dalle misure sono esclusi i turisti stranieri, in quanto le limitazioni non comprendono i conti bancari accesi all’estero.   APPROFONDISCI – La Grecia annuncia controlli sui capitali. Banche chiuse tutta la settimana, è panico  

Rischio Grexit dopo default Grecia

Le lunghe file davanti agli ATM sono la spia del prosciugamento di liquidità delle banche.

Senza che la BCE presterà loro nuovo denaro con l’ELA, il sistema bancario ellenico non avrebbe più contante sufficiente per tenersi in vita. Per questo, si sta cercando di rallentare i deflussi con i controlli sui capitali appena varati e firmati dal presidente della Repubblica, Prokopis Pavlopoulos, ma è evidente che queste misure tamponeranno l’emergenza per qualche giorno, destinate a fallire nel tempo. L’analista di Allianz ed ex FMI, El Erian, scrive oggi di stimare all’85% le probabilità di una Grexit nelle prossime settimane, ossia che la Grecia sia costretta ad uscire dall’euro, anche senza volerlo. In effetti, se non appare possibile prevedere con certezza cosa accadrà nei prossimi giorni, è significativamente aumentato il rischio di un ritorno alla dracma. Vediamo passo dopo passo cosa potrebbe succedere nei prossimi giorni. Domani, scade la maxi-rata da 1,55 miliardi di euro verso l’FMI. Atene non dovrebbe detenere le risorse sufficienti per pagarla. Non scatterebbe formalmente il default, essendo previsto un periodo di grazia di un mese, ma i greci sarebbero in ritardo di pagamento e l’FMI dovrà bloccare qualsivoglia finanziamento verso il paese, ammonendolo di provvedere al più presto al rimborso della rata.   APPROFONDISCI – Grecia, Eurogruppo rifiuta la proroga degli aiuti. Si valutano default e Grexit  

Gli scenari possibili con il referendum

Nel frattempo, la brevissima campagna referendaria si terrà su  un testo inesistente, dato che i greci saranno chiamati a votare “sì” o “no” sulle proposte dei creditori, i quali hanno già chiarito che non esistono più, in quanto spirano con la scadenza del 30 giugno, termine ultimo per la proroga degli aiuti.

A questo punto, due sono gli scenari possibili. Il primo, molto probabile, è che i cittadini greci, pur affranti da 5 anni di gravissima crisi economica e sociale, votino in favore di un accordo con i creditori pubblici (UE, BCE e FMI), contravvenendo alle indicazioni del governo Tsipras. Il secondo, poco probabile, è che rifiutino l’accordo. In questo secondo caso, si spalancherebbero le porte della Grexit, perché il governo non avrebbe nemmeno un mandato per negoziare i termini di un’intesa con i creditori. Si tratterebbe di giorni o settimane e la Grecia uscirebbe sicuro dall’euro.   APPROFONDISCI – Grecia, Tsipras annuncia un referendum sull’accordo: vogliono umiliarci  

Elezioni Grecia molto probabili

Nel primo caso, si aprono due sotto-scenari: 1) il premier Alexis Tsipras mantiene il suo atteggiamento formalmente ostile a un’intesa, suggerisce ai suoi concittadini di votare “no”, ma viene sconfitto. Sono molto probabili le sue dimissioni e le elezioni anticipate. Trascorrerebbe un mese e i greci tornerebbero a votare: Syriza rivincerebbe con ogni probabilità. Saremmo punto e a capo. Per quanto abbia ottenuto un mandato con il referendum, la sinistra radicale non sarebbe comunque propensa a superare le cosiddette “linee rosse” (pensioni, lavoro, etc.) e pur con un atteggiamento un pò più morbido, non spunterebbe un accordo di lungo respiro con i creditori, peraltro già diffidenti al massimo verso Atene;   APPROFONDISCI – La Grecia verso una crisi politica, parte di Syriza chiede le elezioni anticipate   2) il governo Tsipras cambia idea, magari dopo che i creditori si mostrassero più flessibili, suggerendo ai greci di votare “sì” a un accordo. L’esecutivo sarebbe formalmente salvo, tornerebbe a negoziare con i creditori, ma le misure potrebbero non passare in Parlamento, data l’ostilità dell’ala più radicale. Si aprirebbe una crisi di governo, che probabilmente porterebbe lo stesso alle elezioni anticipate. Sembra, però, difficile che Tsipras accetti di firmare esattamente gli stessi termini giudicati “umilianti”, per cui il negoziato potrebbe rivelarsi ugualmente complicato. Qualche che sia lo scenario che prevarrà, resta il fatto che i giorni passeranno e non ci saranno né un accordo, né liquidità sufficiente per le banche elleniche, a meno che la BCE non s’imbarchi in un improbabile salvataggio de facto con consistenti nuovi finanziamenti. Quali che siano le intenzioni del governo di Atene, la Grecia rischia di scivolare fuori dall’euro “per incidente”, ossia per una situazione che nei fatti le impedirà di restare nell’Eurozona, dovendo stampare moneta per lubrificare l’asfittico sistema finanziario e dei pagamenti nazionale.   APPROFONDISCI – La Grecia uscirà dall’euro per un incidente. La Germania e i Pigs non aprono sul debito  

.
Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,
>