Grecia: meglio il Default di un Accordo

Dal sito economico "eterodosso" New Economic Perspectives, Marshall Auerback sostiene che, tra i due mali, per la Grecia il male minore è il default e l'uscita dall'euro.

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di  Marshall Auerback, New Economic Perspectives – Scegli il tuo veleno. Nelle parole del ministro delle Finanze Greco, Evangelos Venizelos, oggi l’alternativa della Grecia, che si trova davanti all’accordo con la cosiddetta “troika” (la BCE, FMI e UE), è quella di “scegliere tra una decisione difficile e una decisione ancora più difficile.

Purtroppo dobbiamo scegliere tra sacrifici, e sacrifici incomparabilmente maggiori.” Naturalmente, Venizelos lascia intendere che la mancata accettazione dell’ultima offerta della troika è il maggiore dei due sacrifici. E i mercati sono sembrati d’accordo, con una svendita sull’onda delle notizie che l’accordo raggiunto tra le due parti stava andando a monte, dopo mesi di aspettative per una conclusione imminente.

A nostro avviso, il giudizio del mercato è sbagliato: un vero e proprio default potrebbe risultare in ultima analisi il tonico migliore sia per la Grecia che per la zona euro.


DEFAULT GRECIA – Le uniche questioni che rimangono da risolvere sono le seguenti: i partiti hanno iniziato i preparativi per attenuare l’impatto di un vero e proprio default di Atene? E la BCE saprà essere sufficientemente aggressiva nella lotta contro gli inevitabili attacchi speculativi sugli altri membri della periferia dell’eurozona, che quasi certamente ne deriverebbero, una volta che la questione Grecia fosse “risolta”, in un modo o nell’altro?

All’interno della troika, i Tedeschi in particolare sono stati i sostenitori della linea più dura possibile contro i Greci e gli altri “intemperanti del Mediterraneo”. Ma per quanto Berlino sembri ostinato, l’amministrazione Merkel non è certo stupida. A questo punto, sembra più razionale coprire la promozione da parte loro dell’austerità fiscale con una cortina di fumo politica: in realtà, ciò che probabilmente la Germania vuole fare nel caso della Grecia è attivare un default involontario, così che gli altri PIIGS non si facciano l’idea sbagliata di chiedere anche loro un haircut sui loro debiti. Si rendono conto delle conseguenze che potrebbero seguire, se anche gli altri si preparano a un esito simile. Agli occhi di Berlino, tutto sarebbe molto più facile se la Grecia andasse in default involontario.

 

Politicamente, certo, il governo Merkel non può venirsene fuori a chiedere il default della Grecia o, addirittura, l’espulsione a titolo definitivo dalla zona €. Molto più astuto politicamente è promuovere austerità fiscale su austerità fiscale (anche se questo non fa certamente acquistare alla signora Merkel punti in popolarità tra i Greci), fino a quando gli stessi Greci si arrenderanno e dichiareranno default.

Aiuta anche a livello interno. Secondo i sondaggi, Angela Merkel è oggi il politico più popolare in Germania, ed è per questo che insiste con questo racconto pernicioso che i problemi della Grecia provengono tutti da dissipatezza fiscale e pigrizia, in contrasto con i Tedeschi responsabili e laboriosi.


In definitiva, secondo la stampa il default involontario rappresenta un male per la Grecia, e probabilmente un male anche peggiore per i mercati globali, in particolare i mercati obbligazionari.

Anche se qualsiasi soluzione creerà sicuramente problemi, il default a lungo termine rappresenta probabilmente il male minore. Chiarisco il concetto:

La Grecia è un’economia disperatamente non competitiva, che probabilmente non avrebbe dovuto essere nella zona €. Ma si può staccare chirurgicamente la Grecia, se va in default, senza un qualche tipo di impatto su tutto il sistema dei pagamenti in €?

 

E quale sarebbe l’impatto sulla Grecia stessa? Il paese attualmente ha un disavanzo primario di bilancio (al netto degli interessi sul debito) di circa il 5% del PIL. Se andasse in default, Atene sarebbe costretta ad andare in crisi di astinenza fino a quando il deficit primario di bilancio (oggi circa il 5% del PIL) ritorna in equilibrio. Forse il governo potrebbe sospendere tutte le spese militari, come primo passo? Come minimo, può smettere di comprare equipaggiamento militare Tedesco!

Non c’è dubbio che con un default un sacco di dipendenti del settore pubblico saranno licenziati, le pensioni saranno a rischio, e la disoccupazione quasi certamente crescerà. Ma questo sicuramente accadrebbe anche con l’accordo di ora. Se il paese tornasse alla dracma, però, probabilmente avrebbe una moneta sostanzialmente più debole, che potrebbe in ultima analisi offrire al paese i mezzi per competere nell’economia globale.

Con un tasso di cambio super-cheap, la Grecia potrebbe diventare una Mecca per case di riposo, ospedali di ricerca, colleges transeuropei di arti liberali, e magari nuove aziende di software a basso costo. Inoltre, una sede permanente per le Olimpiadi. Potrebbero vivere felici e contenti, come la Florida, sul reddito delle pensioni per anziani e dei giovani senza tanti soldi.


Questa sarebbe la fonte dei trasferimenti esteri che il settore bancario privato non farebbe più. Nel caso della Grecia il credito è andato al settore pubblico, e molto è servito a costruire utili infrastrutture, quindi non è stato uno spreco, ma il primo passo è sicuramente quello di cancellare i debiti e por fine all’illusione che possano essere pagati. E porrebbe fine alla “morte lenta” attualmente imposta dalla Troika, che non ha alcuna utilità economica, politica o sociale.

Naturalmente ci sarà una serie infinita di casi giudiziari, contenziosi, ecc, come quando ci fu il default Argentino nel 2001. Ma forzerebbe la questione sul tavolo della ristrutturazione del debito in modo significativo, e almeno farebbe vedere alla Grecia la luce in fondo al tunnel.

Per garantire una certa vitalità della dracma, il governo Greco dovrebbe trovare un modo più credibile per garantire la disciplina fiscale. La maggior parte dei Greci con i soldi presumibilmente li hanno già spostati dal sistema bancario Greco, ma molti di questi oligarchi probabilmente inizierebbero a riacquistare i beni Greci a buon mercato.

Oltre a questo, sarebbe importante per Atene stabilire un nuovo sistema fiscale che riduca al minimo l’evasione, in modo da creare immediatamente la domanda per la nuova dracma, e ridurre la formazione di una moneta parallela. Dopo tutto, è possibile che molti Greci potrebbero preferire utilizzare lo stock di euro esistente nel paese, ed è molto poco quel che le autorità dell’UE potrebbero fare per fermarli (come il governo degli Stati Uniti non ha potuto impedire che Panama dollarizzasse la sua economia).

Ma al fine di stabilire una domanda di dracme duratura, due cose dovrebbero accadere:

Primo, il governo Greco dovrebbe annunciare che inizierà a riscuotere le tasse esclusivamente nella nuova moneta.

Secondo, il governo Greco dovrebbe annunciare che farà tutti i pagamenti nella nuova valuta.

Data la storia del paese di evasione fiscale sull’imposta sul reddito, una tassa immobiliare nazionale potrebbe probabilmente funzionare meglio di una nuova imposta sul reddito.
(Vedere qui per maggiori informazioni 🙂

D’altra parte, la sfida per le autorità dell’Unione Europea è di assicurare che il capitale speculativo non si scateni contro il successivo anello debole della catena – per esempio, il Portogallo – assicurandosi che vi sia un firewall adeguato che riduca al minimo il rischio per l’intero sistema dei pagamenti in euro. Non mi è chiaro se le autorità della zona euro hanno davvero scandagliato questo aspetto, e considerato il mezzo migliore per prevenire un più ampio sconvolgimento del sistema dei pagamenti dell’UEM. Del resto, forse è proprio questo lo scopo dei nuovi programmi della BCE.

D’altra parte, mi sembra che un salvataggio del genere che viene ora pubblicamente messo in discussione sia peggio per entrambe le parti. L’imposizione in Grecia di ancora più austerità fiscale va a esacerbare le dinamiche di deflazione da debito che stanno distruggendo il paese, e lasceranno la Grecia con ZERO mezzi per servire anche livelli di debito ridotti. Il paese rimarrà non competitivo, e la depressione continuerà.

Ancora più pericoloso è il rischio che un accordo “abbia successo”: il pericolo arriva con la domanda in sospeso – ‘se la Grecia non deve pagare, perché dovrei farlo Io’ – gli Irlandesi se lo stanno già chiedendo, e presto anche i Portoghesi e gli Spagnoli. Come ha osservato il mio amico Warren Mosler:

 

Le possibili conseguenze immediate di una cosa del genere includono una brusca impennata dell’oro, argento, e altre materie prime, in fuga da valute, azioni in crollo e titoli di debito, una crisi bancaria, e un inasprimento delle ‘condizioni finanziarie’ in generale. E anche se probabilmente tutto ciò non durerà a lungo, sarà abbastanza da sconvolgere sul serio le cose.


A lungo termine, il default della Grecia potrebbe provocare la domanda: “Per quale motivo i governi della terra emettono obbligazioni?” Questo potrebbe provocare un dibattito molto più provocatorio sulla natura del denaro moderno e sui vincoli giuridici autoimpostisi dai governi sovrani, che vincolano la loro politica fiscale. Ma probabilmente è meglio rimandare questa discussione ad un altro post!

Articolo originale: Greece: A Default is a Better Outcome Than the Deal on Offer

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