Grecia, l’FMI: servono riforme e ristrutturazione del debito. Resta il nodo banche

L'FMI continua a chiedere riforme strutturali alla Grecia e la ristrutturazione del debito pubblico ai suoi creditori, senza i quali non parteciperà al terzo salvataggio. Resta il delicato tema delle ricapitalizzazioni bancarie.

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L'FMI continua a chiedere riforme strutturali alla Grecia e la ristrutturazione del debito pubblico ai suoi creditori, senza i quali non parteciperà al terzo salvataggio. Resta il delicato tema delle ricapitalizzazioni bancarie.

Il portavoce del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Gerry Rice, tenendo la conferenza stampa bisettimanale, ha confermato che l’istituto con sede a Washington sarebbe “pienamente coinvolto” nelle trattative con la Grecia, insieme agli altri creditori pubblici (UE e BCE), al fine di erogare ad Atene gli aiuti già stanziati in estate con il varo del terzo pacchetto di salvataggio di 86 miliardi in 3 anni.

L’FMI sarà impegnata, quindi, ad effettuare la prima revisione delle riforme attuate dal governo Tsipras, anche se ribadisce con Rice che punta da un lato alla loro implementazione, dall’altro alla ristrutturazione del debito pubblico ellenico. Solo così, spiega, si darebbe vita a un programma “credibile”, al quale l’istituto potrebbe partecipare. Quanto alla tempistica di tali azioni, dipende dalle autorità politiche, aggiunge, senza fornire ulteriori dettagli sull’entità dell’intervento che l’FMI metterebbe in campo, nel caso decidesse di aderire al bailout.

Ricapitalizzazione banche Grecia, sabato i dati BCE

Ma resta il nodo delle banche elleniche, con l’FMI a chiedere una loro adeguata ricapitalizzazione, unitamente a una migliore governance dei crediti deteriorati (al 40% del totale). Sul fabbisogno di capitale che le prime 4 banche del paese necessitano, conclude Rice, la fotografia è imminente, alla fine di questa settimana. Il board di supervisione della BCE dovrebbe pubblicare dopodomani l’esito degli esami degli attivi di Alpha Bank, National Bank of Greece, Eurobank Ergasias e Piraeus Bank. Degli 86 miliardi messi a disposizione dai governi europei, 25 servirebbero per le ricapitalizzazioni di questi istituti, anche se alla fine potrebbero servirne 19-20, tenendo conto della partecipazione del settore privato.  

Rischio per risparmiatori Grecia con slittamento tempi

Tuttavia, è corsa contro il tempo per evitare che il sistema bancario della Grecia venga ristrutturato successivamente alla fine di quest’anno, perché dall’1 gennaio del 2016 entrano in vigore le norme del cosiddetto  “bail-in”, che impongono agli istituti di coinvolgere nelle perdite prioritariamente e nell’ordine gli azionisti, gli obbligazionisti subordinati, quelli senior e, infine, i depositi bancari sopra i 100.000 euro, limitatamente alla somma superiore a tale soglia.

Il rischio è, quindi, che i risparmiatori siano costretti a subire perdite, specie le piccole imprese con conti accesi presso le banche, cosa che manderebbe in rovina molte realtà produttive e che aggraverebbe la crisi di sfiducia verso il sistema-Paese. Le banche elleniche hanno già ricevuto aiuti per 25 miliardi dai creditori nell’estate del 2013, a cui si sono aggiunti altri 10 miliardi di aumenti a carico dei privati. La crisi sembrava finita un anno fa, ma la previsione di una vittoria di Syriza alle elezioni politiche tenutesi all’inizio di quest’anno e l’arrivo al governo del premier Alexis Tsipras hanno messo in fuga capitali per 40 miliardi dal novembre del 2014 al luglio scorso, mese in cui lo smobilizzo dei depositi si è arrestato solo con l’imposizione di controlli sui capitali.  

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