Grecia, l’FMI minaccia: niente salvataggio senza un profondo taglio del debito

L'FMI minaccia di non partecipare al terzo salvataggio della Grecia senza un profondo taglio del suo debito pubblico. Ciò complica i piani dei governi dell'Eurozona.

di , pubblicato il
L'FMI minaccia di non partecipare al terzo salvataggio della Grecia senza un  profondo taglio del suo debito pubblico. Ciò complica i piani dei governi dell'Eurozona.

In un’analisi effettuata dai funzionari del Fondo Monetario Internazionale (FMI) nei giorni precedenti al referendum in Grecia e di cui è entrato in possesso il Financial Times, l’istituto guidato da Christine Lagarde ha avvertito i governi dell’Eurozona che non parteciperà ad alcun nuovo salvataggio di Atene, se non si provvederà a una “profonda” ristrutturazione del debito pubblico ellenico, “ben aldilà” di quanto sinora ipotizzato dagli altri due creditori pubblici (UE e BCE). L’FMI sostiene che senza, il debito schizzerebbe entro i prossimi due anni dall’attuale 177% al 200% del pil, divenendo ancora più insostenibile. Pertanto, l’istituto di Washington consiglia un’estensione del periodo di grazia fino al 2053. In sostanza, fino ad allora la Grecia non dovrebbe né pagare gli interessi, né rimborsare il debito in scadenza. In alternativa, i governi dell’Eurozona potrebbero optare per l’“haircut”, ossia per un vasto taglio del valore nominale del debito ellenico. Senza, essi dovrebbero provvedere con trasferimenti annuali alla Grecia. Senza che almeno una di queste opzioni venga attuata, l’FMI non parteciperebbe, quindi, a un terzo bailout, stimato ieri dalla Commissione europea in 40-50 miliardi di euro in 3 anni (dagli 82-86 di cui aveva parlato sino ad allora la stampa internazionale). Ciò creerebbe grossi  problemi finanziari e politici all’Europa, perché aumenterebbe il costo del salvataggio a suo carico, quando nessuno governo vorrebbe ormai esporsi più di tanto, dato il clima di profondo euro-scetticismo in vigore un pò ovunque nel Vecchio Continente, mentre nemmeno la Germania potrebbe, addirittura, partecipare, avendo legato il suo impegno al coinvolgimento dell’FMI. Si consideri, poi, che questi non potrebbe, anche volendo, al momento fornire nuovi aiuti ad Atene, la quale è in arretrato di 2 miliardi verso l’istituto, avendo saltato il pagamento di 2 rate tra il 30 giugno e l’altro ieri. Né potrebbe farlo, se il debito fosse considerato non sostenibile e il paese non in grado di tornare presto a rifinanziarsi sui mercati.   APPROFONDISCI – Grecia, la UE precisa: il terzo salvataggio costerà 40-50 miliardi  

Salvataggio Grecia non scontato

D’altra parte, i tedeschi non vogliono nemmeno sentir parlare di “haircut”.

Lo hanno escluso sia la cancelliera Angela  Merkel (“nel senso classico non si può fare”), sia il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble (“è vietato dalla UE”). I due sarebbero disposti solamente a un allungamento delle scadenze e a un ulteriore abbassamento degli interessi, successivamente alla realizzazione delle riforme chieste ad Atene. Un taglio lo concederebbero solo se la Grecia uscisse dall’euro. Insomma, il salvataggio, dato per cosa fatta, potrebbe essere meno scontato che mai, indipendentemente dalle azioni del governo di Atene. Lo dimostra anche l’estrema difficoltà a cui sta andando incontro l’Europa per erogare ai greci il prestito-ponte da 7 miliardi entro lunedì prossimo. Ieri, Regno Unito e Repubblica Ceca si sono sfilati, avvertendo che non sborseranno un solo centesimo per aiutare la Grecia, dopo che si era ipotizzato l’uso dell’Efsm, di cui fanno parte anche i paesi della UE non appartenenti all’Eurozona.   APPROFONDISCI – Grecia, caos non solo ad Atene. Sul prestito-ponte è scontro anche a Bruxelles  

Tsipras spiega il piano ai greci, ma politicamente sembra finito

Nel frattempo, ad Atene parla il premier Alexis Tsipras, che tutti i quotidiani del pianeta definiscono “umiliato” dal piano impostogli lunedì mattina quale alternativa alla Grecia. In un discorso TV, Tsipras ha parlato di “coltello puntato al collo” per descrivere il clima in cui sono avvenute le trattative, chiarendo che il paese non avrebbe riserve sufficienti per tornare alla dracma. Le giustificazioni non gli evitano la crisi politica. Entro oggi saranno sostituiti almeno 3 ministri, di cui quello dell’Energia, Panagiotis Lafazanis, contrari all’accordo. I deputati di Syriza che non voteranno il piano del governo potrebbero arrivare a una trentina, mentre qualche dissenso potrebbe esserci anche tra gli alleati della destra nazionalista, i Greci Indipendenti. Tuttavia, l’approvazione alle 22 di questa sera non sarebbe in discussione, grazie ai voti determinanti di gran parte delle opposizioni. E’ probabile che il premier sia costretto a formare un governo di unità nazionale, che magari riporti la Grecia alle urne dopo l’estate.

Di certo, l’esperienza di questo esecutivo è morta, così come probabilmente  la carriera politica del quarantenne Tsipras, considerato dai suoi elettori alla stregua di un traditore, dopo la firma di un piano ” lacrime e sangue” il lunedì mattina.   APPROFONDISCI – La Grecia non paga altri 456 milioni all’FMI, il governo Tsipras verso il rimpasto  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,