Grecia: l’Europa vuole trattare con Tsipras sul debito, ma potrebbe non bastare

Ancora un segnale di disponibilità dall'Europa giunge sulla ristrutturazione del debito, ma non nelle forme richieste da Syriza. Per quanto Bruxelles potrà compiere passi in avanti, non potrà cedere più di tanto. E lo stesso dicasi per il probabile prossimo premier greco, Alexis Tsipras.

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L’ex commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, oggi vice-presidente del Parlamento europeo, ha suggerito alla Grecia di puntare non sulla ristrutturazione del debito sotto forma di “haircut” o taglio nominale dei prestiti, bensì come allungamento delle scadenze, in modo da renderlo più sostenibile. La proposta di Rehn è chiaramente rivolta a Syriza, il partito della sinistra radicale anti-Troika e contrario alle politiche di austerità, che chiederà ai governi europei di condonare almeno metà del debito in loro possesso, nel caso di vittoria alle elezioni del 25 gennaio. La Germania è schierata su posizioni fortemente contrarie alla cancellazione, ma potrebbe essere disponibile a trattare su altre vie per rendere il debito pubblico ellenico, pari al 180% del pil della Grecia (340 miliardi di euro), maggiormente sostenibile, come ha fatto trapelare il governo Merkel nei giorni scorsi.   APPROFONDISCI – Grecia, il piano segreto della UE contro il default e l’uscita dall’euro aiuta Tsipras  

Tsipras si prepara a governare

I sondaggi continuano a dare Syriza in vantaggio di 3 punti percentuali su Nuova Democrazia.

Se fossero confermati, Alexis Tsipras diverrebbe il prossimo premier, sempre che riesca a mettere su una maggioranza con almeno 151 deputati su 300. Il punto sta proprio in questo. Quasi certamente, Syriza potrebbe avere bisogno di un alleato per formare un governo. Escludendo il centro-destra, restano i socialisti del Pasok, ma che sono invisi all’elettorato della sinistra più radicale, in quanto fautori dell’austerità e sostenitori del governo Samaras. A questo punto, resterebbe l’alternativa dei comunisti del KKE, persino più estremisti nelle loro rivendicazioni, i quali sposterebbe ancora più a sinistra l’asse del governo. Per quanto ci si attenda ragionevolezza da Tsipras, se diventasse premier, non essendo per lui conveniente uno scontro duro con i creditori (la BCE ha minacciato di chiudere i rubinetti della liquidità sin da marzo, in assenza di un accordo con la Troika). il solo roll-over delle scadenze potrebbe non bastare al futuro probabile premier greco.   APPROFONDISCI – La BCE alla Grecia: o accordo con la Troika o stop liquidità alle banche   Inoltre, gli altri punti del programma sarebbero in totale rotta di collisione con le politiche propinate da Bruxelles: stop alle liberalizzazioni e alle privatizzazioni, aumento degli stipendi pubblici e delle pensioni, aumento della spesa sociale, taglio delle tasse, aumento del salario minimo, fine delle sanzioni contro la Russia, per citare solo i punti più salienti. Come potrebbe mai accettare l’Europa di indietreggiare sull’austerità, quando anche gli altri governi europei, a quel punto, potrebbero chiederle di ottenere lo stesso trattamento di favore concesso ad Atene dietro le minacce di Syriza?   APPROFONDISCI – I numeri della Grecia e il programma di Tsipras, ecco perché l’Europa ha paura  

La possibile crisi di marzo

Per questo, all’inizio del probabile governo Tsipras non dovremmo assistere a un muro contro muro.

Al contrario, temendo che l’Eurozona possa non resistere alla possibile fuoriuscita di un suo membro (ché ne dicano la BCE e la Commissione europea), Bruxelles si mostrerà accomodante e cercherà subito un accordo sul debito, offrendo ai greci un allungamento delle scadenze e forse pure un taglio degli interessi, chiedendo in cambio al governo di proseguire sul cammino delle riforme. Passeranno probabilmente alcune settimane, prima che ci si renda tutti conto che le richieste di Tsipras sarebbero incompatibili con la permanenza della Grecia nell’euro. Una deadline si avrà già a fine febbraio, quando scade il termine per un accordo tra Atene e la Troika sull’erogazione degli ultimi 7 miliardi di aiuti, senza i quali il governo ellenico non avrebbe liquidità sufficiente in cassa per pagare stipendi, pensioni e fornitori, sin da marzo. E Tsipras sa che il suo futuro politico dipende dalla realizzazione delle promesse (almeno in parte), altrimenti sarebbe accomunato dagli elettori al resto della decadente classe dirigente del paese. Sa, quindi, che non potrà mostrarsi cedevole oltre misura, per quanto dovrà dimostrare ragionevolezza. Ci aspettano settimane tutt’altro che facili.   APPROFONDISCI – In Grecia è scontro sulla possibile crisi di liquidità a marzo. Aiuti della Troika a rischio  

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