Grecia, l’Europa a Tsipras: accordo entro domenica o siamo pronti alla Grexit

Ultimatum dell'Europa alla Grecia: piano di riforme entro domenica o sarà Grexit. Atene si prepara a una moneta parallela, scetticismo tra i capi di stato e di governo dell'Eurozona.

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Ultimatum dell'Europa alla Grecia: piano di riforme entro domenica o sarà Grexit. Atene si prepara a una moneta parallela, scetticismo tra i capi di stato e di governo dell'Eurozona.

Il summit dei 19 capi di stato e di governo dell’Eurozona si è concluso ieri con un ultimatum alla Grecia: o il governo Tsipras presenta entro la fine della settimana un piano credibile di riforme o Bruxelles ha già pronto un piano per gestire l’uscita dall’euro di Atene. Per la prima volta, lo scenario della Grexit viene citato formalmente e non è più escluso, ma anzi considerato lo sblocco più verosimile nel caso di fallimento degli ultimi giorni di trattative. La giornata non era iniziata nel migliore dei modi. All’Eurogruppo delle 13 di ieri, il neo-ministro delle Finanze greco, Euclid Tsakalotos, non ha presentato alcuna nuova proposta ai partner europei, irritando alcuni dei partecipanti, tanto che si è deciso che oggi invierà ai rappresentanti dei creditori pubblici (UE, BCE e FMI) il suo piano, mentre i ministri finanziari dell’unione monetaria si limiteranno a riunirsi in teleconferenza, esaminando così quanto verrà proposto da Atene.   APPROFONDISCI – Grecia, fallito l’Eurogruppo: niente nuove proposte da Atene, che smentisce  

Richiesti nuovi aiuti, scettica la UE

Tsakalotos dovrebbe richiedere stamane ufficialmente il coinvolgimento dell’ESM, il fondo salva-stati, per ottenere “entro 48 ore” 7 miliardi di euro, indispensabili per mantenere in vita il sistema bancario ellenico, che intorno a venerdì potrebbe non disporre più di liquidità sufficiente per erogare ancora euro ai bancomat.

Di certo, gli istituti rimarranno chiusi ancora per tutta la settimana, mentre inizia a dubitarsi che siano in grado di riaprire il lunedì prossimo. Il clima era di nervosismo e scetticismo anche al vertice successivo dei massimi rappresentanti degli stati dell’Eurozona, preceduto da un faccia a faccia a 3 tra Alexis Tsipras, Angela Merkel e François Hollande. Quest’ultimo, insieme al premier francese Manuel Valls e al commissario agli Affari monetari, Pièrre Moscovici, anch’egli francese, si era mostrato il più aperto verso la riapertura del negoziato, tanto che da Parigi veniva infranto anche il tabù della ristrutturazione del debito. Ma al termine della giornata, anche il capo dell’Eliseo ha dovuto ammettere che un accordo non ci sarebbe e ha segnalato di avere quasi perso anch’egli la pazienza.
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USA preoccupati

Nel corso della serata, quando le agenzie riportavano il fallimento dell’Eurogruppo, il presidente USA, Barack Obama, ha telefonato a Tsipras, il quale gli avrebbe spiegato i punti del suo piano. La Casa Bianca è preoccupata che una rottura dell’Eurozona possa avere conseguenze negative anche sulla ripresa dell’economia americana e ha invitato esplicitamente il Vecchio Continente a fare di tutto per trovare un accordo con la Grecia, timorosa anche che un eventuale addio di Atene all’euro possa spingere i greci nelle braccia della Russia di Vladimir Putin. Restano pochi giorni e la cancelliera non ha fatto mistero di non essere “particolarmente ottimista”. Più esplicito era stato prima il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, per il quale senza un programma la Grecia non potrà essere aiutata “nell’Eurozona”.   APPROFONDISCI – Grecia, default vicino. L’FMI lascia le trattative, la Germania si prepara alla Grexit  

Banche Grecia appese alla liquidità BCE

Oggi, la BCE si riunisce nuovamente per decidere cosa fare con i fondi ELA, i prestiti di emergenza alle banche elleniche. Lunedì, il board guidato da Mario Draghi aveva da un lato mantenuto inalterato il tetto degli 88,6 miliardi di euro, dall’altro aveva alzato al 45% lo sconto applicato sul collaterale di garanzia, segnalando una situazione di maggiore rischio sovrano e degli istituti. E’ probabile che per l’ennesima volta, la BCE non comunicherà alcuna sospensione dei finanziamenti, ma si limiterà a tenere inalterato il tetto massimo erogabile, fermo dallo scorso 26 giugno, in attesa di verificare una volta per tutte se domenica prossima sarà siglata un’intesa. Se così non fosse, l’ELA sarebbe ritirato e le banche in Grecia dovrebbero ricorrere a nuovi strumenti di pagamento, dando inizio all’uscita dall’euro del paese. A dire il vero, circola voce che il governo stia preparando già l’emissione di una moneta parallela, i cosiddetti IOU, titoli di credito, simili alle nostre cambiali “pagherò”, che potrebbero essere offerti ai pensionati e ai dipendenti pubblici, i quali potrebbero sin da subito scontarli in banca o presso altri privati, in cambio della liquidità per la somma iscritta sul titolo medesimo. La pratica sarebbe vietata dalla BCE e la Grecia si porterebbe fuori dall’Eurozona. Una cosa sembra certa: i greci non potranno più sostenere tante altre giornate come quelle già vissute in questi ultimi 10 giorni.   APPROFONDISCI – Grecia, si stringe il cappio attorno alle banche. Poche ore e sapremo se sarà Grexit  

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