Grecia, le furbe richieste di Tsipras non fanno breccia in Europa. Crisi di liquidità in vista

La Grecia dovrà affrontare una crisi di liquidità catastrofica per la sua economia, se non troverà un accordo con l'Europa sulle riforme e sul debito pubblico. Finora, le richieste del premier Tsipras non hanno fatto breccia tra i governi europei.

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La Grecia dovrà affrontare una crisi di liquidità catastrofica per la sua economia, se non troverà un accordo con l'Europa sulle riforme e sul debito pubblico. Finora, le richieste del premier Tsipras non hanno fatto breccia tra i governi europei.

E’ davvero una lotta contro il tempo in Grecia per allontanare lo spettro di una gigantesca crisi di liquidità, che trascinerebbe il paese nel default e nell’uscita immediata dall’euro. Entro la fine di febbraio, Atene dovrà negoziare con la Troika (UE, BCE e FMI) l’ultima tranche di aiuti per 7,2 miliardi di euro, in assenza dei quali le sue banche non potrebbero più accedere alla liquidità della BCE, pari a 54 miliardi, che le tengono a galla e che diventa sempre più preziosa, ora che i risparmiatori stanno assaltando gli sportelli, ritirando tra dicembre e gennaio 14 miliardi di euro dai loro depositi. Non è finita. Entro l’estate, la Grecia dovrà rimborsare 11 miliardi al Fondo Monetario Internazionale e 6 miliardi alla BCE. Per questo, il ministro dell’Economia, Yanis Varoufakis, ha chiesto alla UE di potere emettere bills, i titoli di stato a breve scadenza e senza cedola, oltre il limite già toccato dei 15 miliardi già concessi. Il punto era stato oggetto di polemica anche in campagna elettorale e il governo Samaras aveva avvertito Alexis Tsipras che non ci sarebbe stata l’opportunità di emettere nuovi bond a febbraio.   APPROFONDISCI – La Grecia di Tsipras rischia grosso tra una settimana. E’ panico tra i risparmiatori  

Le proposte di Tsipras

Nonostante lo scontro in atto tra Atene e la Troika prosegua, i toni del governo ellenico sono diventati appena più concilianti, dopo che i rendimenti dei bond sono esplosi ai livelli di allarme.

Adesso, più che chiedere formalmente la cancellazione di metà del debito, Tsipras si starebbe concentrando sulla proposta del cosiddetto “doppio swap”: gli attuali titoli di stato sarebbero scambiati con bond di nuova emissione di due tipi. Da un lato, i bond sarebbero emessi con cedola legata alla crescita nominale del pil della Grecia; dall’altro, si emetterebbero bond perpetui, ovvero senza una scadenza.   APPROFONDISCI – Bond Grecia, in arrivo nuova ristrutturazione del debito   Ma le richieste del nuovo governo non sono finite: Varoufakis chiede all’Europa di rinunciare al target dell’avanzo primario del 4,5% del pil, abbassandolo all’1,5%. Quei 3 punti in meno consentirebbero ad Atene, spiega, di respirare, potendo fare investimenti e spesa sociale. Tuttavia, quei 3 punti di minore avanzo, pari a 6 miliardi di euro, significherebbero maggiore debito per un paese che ne ha già per 340 miliardi, il 177% del pil. In cambio, però, il ministro ha promesso che il suo paese farebbe le riforme. Poco credibile, visto che il primo atto dell’esecutivo è stato proprio lo stop alle riforme, partendo dalle privatizzazioni. Le richieste del governo Tsipras si scontrerebbero con il “no” di gran parte dei partner europei, contrari a un condono parziale del debito e a un allentamento del risanamento di Atene, quando gli altri hanno dovuto proseguire sulla strada delle riforme e dell’austerità. Ma una seconda ristrutturazione del debito in 3 anni sarebbe difficile da digerire anche per gli investitori privati, i quali si sono già visti decurtare con l’“haircut” del 2012 il 53,5% del valore nominale dei bond in loro possesso e allo stesso tempo hanno dovuto accettare di vedersi dilazionare il rimborso dei titoli in un arco di tempo compreso tra gli 11 e i 30 anni.   APPROFONDISCI – La Grecia uscirà dall’euro per un incidente. La Germania e i Pigs non aprono sul debito  

Ristrutturazione debito complicata

Infine, c’è il problema della BCE, che tra aiuti e acquisti dei bond, detiene circa il 13% del debito ellenico.

In particolare, per la quota relativa ai titoli di stato acquistati sul mercato secondario tra il 2010 e il 2011, Francoforte potrebbe essere considerata un investitore privato, al pari di tutti gli altri, ma il precedente del 2012, quando fu esclusa dalla ristrutturazione, suggerirebbe che essa sarebbe informalmente un obbligazionista senior, quindi, non accetterebbe alcun “haircut”, anche perché il suo principale azionista, la Germania, è nettamente ostile a caricare l’istituto di perdite. Tecnicamente, la BCE potrebbe girare i titoli al fondo Esm, il quale potrebbe partecipare a un processo di ristrutturazione del debito, accettandone le perdite. Ma l’ipotesi sembra poco praticabile, perché il fondo è guidato dal tedesco Klaus Regling e dentro di esso si registrerebbero le stesse resistenze dell’Eurotower. Scappatoie facili per Atene non ve ne sono. Nemmeno l’ipotesi di scambiare i 41 miliardi di debiti in mano all’Efsf con le azioni delle banche greche detenute dal governo post-ricapitalizzazione avrebbe fatto breccia nei cuori dell’Europa. La Germania è stata laconica: non ci potete chiedere di cancellare debiti per 41 miliardi, ottenendo in cambio titoli dal valore di appena 8 miliardi.   APPROFONDISCI – La Grecia chiede alla BCE di salvare le sue banche. La Merkel vuole isolare Tsipras

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