Grecia, le banche vendono le sofferenze ai fondi esteri. Quali sono i rischi?

Incontro tra banche elleniche e fondi esteri per la cessione delle sofferenze a prezzi di saldo. Il governo preme per una soluzione di questo tipo ma l'opinione pubblica greca è ferocemente contraria

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Incontro tra banche elleniche e fondi esteri per la cessione delle sofferenze a prezzi di saldo. Il governo preme per una soluzione di questo tipo ma l'opinione pubblica greca è ferocemente contraria

Nei giorni scorsi, si sarebbe tenuto un incontro tra le maggiori banche greche e i rappresentanti di sei fondi stranieri, alla presenza del governo di Antonis Samaras. I fondi in questione sarebbero Apollo Capital, Monarch Alternative Capital, Oaktree Capital Management, York Capital, Marathon Asset Management e Fairfax.

Pare che l’oggetto dell’incontro sia stata la cessione dei prestiti scaduti delle banche elleniche a un prezzo medio del 30% del loro valore nominale per i crediti assistiti da garanzia ipotecaria, ossia su immobili delle famiglie e beni delle imprese; prezzo che scenderebbe al 10%, nel caso i crediti in questione fossero sprovvisti da tale garanzia.

 

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E secondo la stampa locale, la regia di questa operazione sarebbe stato il governo di Antonis Samaras, preoccupato per lo stato di collasso del sistema bancario nazionale, alle prese con tassi di sofferenze al 25%. In pratica, circa un prestito su quattro in Grecia è a rischio restituzione e ciò aggrava la già forte crisi di liquidità degli istituti.

Quanto concordato con i fondi stranieri potrebbe rappresentare, in effetti, una soluzione ideale per le banche elleniche, le quali dovrebbero sì iscrivere a bilancio tra il 70% e il 90% dei crediti ceduti, ma il rischio concreto è che l’alternativa sia una perdita totale del credito residuo vantato verso famiglie e imprese. Tuttavia, la soluzione immaginata dal premier Samaras non piace alla stampa locale, preoccupata per le ripercussioni sociali che una taleoperazione potrebbe avere tra pochi mesi, quando si prevedono circa 150 mila pignoramenti nel 2014.

Soprattutto, si teme che la pressione sulle famiglie e le imprese debitrici cresca, altrimenti non si capirebbe la ragione per cui i fondi stranieri dovrebbero riuscire a riscuotere quanto le banche del paese non sono state in grado di farsi ridare ad oggi.

Anche perché a fare bene i conti, i prezzi a cui i crediti incagliati sarebbero stati già ceduti o saranno in procinto di esserlo, sono più alti del 3% medio pagato in Italia dalle agenzie di riscossione crediti alle banche cedenti. E secondo le indiscrezioni giornalistiche, pare che siano soprattutto i crediti verso il settore del turismo e dei trasporti ad essere preferiti dai suddetti fondi.

In sostanza, si teme che lo spirito semi-compassionevole di cui hanno finora goduto i debitori greci da parte delle banche del paese possa svanire, per lasciare spazio a una politica più aggressiva e cinica di riscossione. Va detto che non ci sarebbe nulla di innaturale in un tale atteggiamento. E’ compito del creditore riscuotere nei limiti consentiti dalla legge i propri crediti, ma in un paese con una disoccupazione al 27% e a forte tensione sociale, tali pratiche potrebbero portare all’impensabile, a un clima di esasperazione collettiva e di rabbia fuori controllo.

E un’altra domanda forse ancora più angosciante circola tra i media in Grecia: cosa avrà garantito Samaras ai fondi per avallare l’operazione? Non è che tra qualche anno questi torneranno e pretenderanno un pezzo di Grecia, come gli asset pubblici, a compensazione dei crediti non riscossi? Timori, solo timori. Nulla di ufficiale è stato ancora comunicato e poco o nulla si sa dell’incontro. Di certo, per i debitori non cambierà granché, che il creditore sia un connazionale o un istituto straniero. Il loro destino sembra segnato già da tempo.

Al contrario, quello delle banche potrebbe anche essere un pò migliore del previsto, se riusciranno a introitare la liquidità dalle cessioni dei crediti in sofferenza, necessaria a non chiudere gli sportelli, visto lo stato semi-fallimentare in cui versa il sistema creditizio ellenico.

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Argomenti: Economie Europa, sofferenze bancarie