Grecia, le banche si preparano all’uscita dall’euro. Scontro tra Schaeuble e Varoufakis

Si alzano i toni tra l’Eurozona e la Grecia, dopo che al termine del vertice dell’Ecofin di ieri, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha ribadito che non sarà sborsato un solo euro ad Atene, se non prima il governo Tsipras si atterrà al memorandum d’intesa e attuerà le riforme promesse. Schaeuble ha definito […]

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Si alzano i toni tra l’Eurozona e la Grecia, dopo che al termine del vertice dell’Ecofin di ieri, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha ribadito che non sarà sborsato un solo euro ad Atene, se non prima il governo Tsipras si atterrà al memorandum d’intesa e attuerà le riforme promesse. Schaeuble ha definito […]

Si alzano i toni tra l’Eurozona e la Grecia, dopo che al termine del vertice dell’Ecofin di ieri, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha ribadito che non sarà sborsato un solo euro ad Atene, se non prima il governo Tsipras si atterrà al memorandum d’intesa e attuerà le riforme promesse. Schaeuble ha definito “nuovo” il linguaggio del collega greco Yanis Varoufakis e ha dichiarato che questi sarebbe l’unico a pensare di non avere perso tempo dalla firma dell’accordo del 20 febbraio scorso. Tutti i ministri europei, ha spiegato, credono che la Grecia abbia perso tempo. Immediata la reazione del portavoce del governo Tsipras, Nikos Pappas, il quale ha attaccato Schaeuble, sostenendo che le sue dichiarazioni sarebbero in contrasto con la posizione ufficiale del governo tedesco e con il progresso verso un’Europa unita e democratica. Pappas ha anche accusato il ministro tedesco di continuare a sostenere le stesse politiche rivelatesi fallimentari in Grecia. Aldilà dello scambio di battute abbastanza acceso, il mercato obbligazionario, a differenza della Borsa di Atene, continua a mostrarsi pessimista, se è vero che ieri i rendimenti dei titoli di stato a 10 anni hanno sfondato nuovamente la soglia del 10%, pur restando più bassi dell’11,4% toccato nelle scorse settimane, lontanissimo dal picco del 44% di 3 anni. Eppure, lo spettro della fuoriuscita della Grecia dall’euro è tornato. La stampa ellenica da notizia che la Royal Bank of Scotland ha fatto inserire una clausola nel contratto collettivo firmato lo scorso 24 febbraio e relativo agli anni 2015 e 2016, dove si sancisce la conversione degli stipendi in dracme, nel caso estremo in cui la Grecia dovesse uscire dall’Eurozona. Simili clausole sono state fissate anche nella primavera del 2012, quando le probabilità di uno scenario di Grexit erano stimate abbastanza alte. Per quanto si tratti di accordi contrattuali tra privati, quindi, essi sono la spia delle aspettative di un’importante istituzione finanziaria europea, che ritiene credibile il ritorno alla dracma.   APPROFONDISCI – Grecia, rischio default entro 3 settimane e l’Eurogruppo chiede di vedere i conti subito  

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Argomenti: Economie Europa, Grexit