Grecia, l’accordo porterà nuove tasse e si parla di ristrutturazione del debito

La Grecia ha tempo fino a giovedì per trattare. La strada per un accordo con i creditori sembra in netta discesa, ma sulle spalle dei greci sembrano in arrivo pesanti aumenti delle tasse.

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La Grecia ha tempo fino a giovedì per trattare. La strada per un accordo con i creditori sembra in netta discesa, ma sulle spalle dei greci sembrano in arrivo pesanti aumenti delle tasse.

Alla Grecia sono state assegnati ieri sera altre 48 ore per trovare un accordo complessivo con i creditori pubblici (UE, BCE e FMI), dopo che l’Eurogruppo ha apprezzato le proposte avanzate dal governo Tsipras, ma adesso vuole verificarle nel dettaglio. C’è molto ottimismo sul raggiungimento dell’intesa e il conseguente sblocco degli aiuti per 7,2 miliardi di euro entro la fine del mese, che eviterebbe il default e lo scenario anche peggiore di un’uscita dall’euro.

In ogni caso, la cancelliera Angela Merkel ha chiarito al premier greco Alexis Tsipras che il Bundestag voterà il via libera agli aiuti da parte della Germania solo dopo che il Parlamento di Atene avrà approvato il pacchetto di misure promesse dal governo. Stavolta, Berlino vuole rassicurazioni sul fatto che si passerà subito dalle parole ai fatti e, anzitutto, ha bisogno di un segnale chiaro da parte dei greci per domare la forte opposizione interna alla CDU-CSU, il partito conservatore della cancelliera, di cui fa parte anche il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, fermamente contrario ai nuovi aiuti.   APPROFONDISCI – L’Eurogruppo conferma: accordo con la Grecia possibile in settimana, ma non stasera  

Ristrutturazione debito Grecia sarà “secondo step”

Il presidente francese François Hollande ha, dal canto suo, sostenuto che solo in una seconda fase si potrà parlare anche di ristrutturazione del debito. E a chiarire il significato di questa espressione ci ha pensato il premier maltese Joseph Muscat, che ha ribadito come sia fuori questione un taglio, mentre l’Eurozona potrebbe rendere più sostenibile il debito pubblico ellenico con un allungamento delle scadenze, un abbassamento ulteriore dei tassi di interesse sui prestiti e un allungamento anche del periodo di grazia, ossia della finestra temporale, durante la quale la Grecia non dovrà versare gli interessi ai creditori europei. Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, sottolinea come valgano anche oggi le promesse che i governi europei fecero nel 2012: il debito pubblico potrà essere alleggerito, a patto che la Grecia dimostri di adempiere alle obbligazioni allegate ai due piani di salvataggio già effettuati. Di un terzo salvataggio, invece, ancora non ci sarebbe alcuna ipotesi concreta. La cancelliera ritiene che la questione non sia sul tavolo.   APPROFONDISCI – Grecia, finito il colloquio Varoufakis-Schaeuble. La Francia: nessun condono del debito  

Forti aumenti tasse su imprese e famiglie greche

Adesso, quindi, Tsipras dovrà far digerire al suo partito, Syriza, un piano che include aumenti dell’IVA e la fine dei prepensionamenti, anche se il grosso del miglioramento dei conti pubblici verrebbe dall’aumento delle tasse a carico delle imprese (+12% sugli utili superiori al milione di euro, +7% sugli utili oltre il mezzo milione) e delle famiglie (tassa di solidarietà sui redditi oltre i 30.000 euro).

Difficile pensare che una nuova stangata fiscale possa far ripartire l’economia ellenica e far tendere le casse statali verso il pareggio di bilancio. C’è tutta la sensazione che nei prossimi mesi assisteremo a una nuova richiesta da parte dei creditori di misure aggiuntive e a una nuova odissea negoziale dall’esito ancora una volta incerto. Ma è indubbio che Atene abbia guadagnato tempo, almeno altri 6 mesi, durante i quali potrà attingere non solo agli ultimi 7,2 miliardi del secondo bailout, ma anche ai 10,9 miliardi restituiti all’Efsf e che sarebbero dovuti servire inizialmente per ricapitalizzare le banche, ma che potrebbero essere sbloccati per sostenere le finanze pubbliche elleniche.   APPROFONDISCI – Grecia, l’Odissea non finisce oggi: ecco perché sentiremo parlare a lungo di trattative  

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