Grecia: l’accordo non c’è, fuga dalle banche e adesso si guarda con ansia a Draghi

Niente accordo tra Grecia e i creditori europei. Mentre la Germania avverte chiaramente il governo Tsipras che non cederà al suo populismo, la BCE di Mario Draghi dovrà decidere entro mercoledì se continuare a salvare le banche greche.

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Niente accordo tra Grecia e i creditori europei. Mentre la Germania avverte chiaramente il governo Tsipras che non cederà al suo populismo, la BCE di Mario Draghi dovrà decidere entro mercoledì se continuare a salvare le banche greche.

Fonti della Commissione europea hanno comunicato ieri sera che l’accordo con la Grecia non c’è e che, anzi, resta lontano dal raggiungersi, nonostante sia stato compiuto qualche progresso. Le distanze, stando alle dichiarazioni del premier Alexis Tsipras, riguarderebbero l’1% del pil (1,8 miliardi di euro), in termini di avanzo primario. I creditori europei, infatti, chiederebbero al governo di Atene tagli alle pensioni e aumenti dell’IVA, respinti da quest’ultimo, perché in contrasto con gli impegni elettorali di Syriza e perché considerate misure recessive e inique.   APPROFONDISCI – Grecia: negoziati falliti, bond in preda alla volatilità   Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha rincarato la dose, sostenendo in un’intervista alla Bild, che il suo governo accetterà un accordo, solo se a loro volta i creditori accetteranno di ristrutturare il debito nelle loro mani, riducendolo nell’ammontare. E ha aggiunto che se nelle trattative fosse coinvolta direttamente la cancelliera Angela Merkel, l’intesa sarebbe raggiunta in una sola notte. Un tentativo piuttosto evidente di dividere la Germania, dove la cancelliera recita il ruolo del creditore più accomodante e il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, chiede, invece, di lasciare Atene al suo destino.   APPROFONDISCI – Caos Grecia, cosa succede se l’accordo non si trova? Vediamo passo dopo passo  

Tutti guardano alla BCE su banche Grecia

Poiché la scadenza per un accordo era stata fissata per ieri, a questo punto si dovrà attendere l’Eurogruppo di questo giovedì per verificare cosa decideranno nel concreto i paesi creditori dell’Eurozona.

E’ probabile che formalmente la Grecia sarà posta davanti a un secco “prendere o lasciare”. Ma il giorno prima, o forse anche domani, gli occhi dei mercati finanziari saranno tutti spostati su Francoforte, dove il governatore della BCE, Mario Draghi, dovrà decidere come ogni settimana se innalzare o meno il tetto dei fondi ELA, la liquidità di emergenza per le banche elleniche, che 5 giorni fa è stato portato a 83 miliardi, in aumento di 2,3 miliardi. Stando alle fonti elleniche, solo negli ultimi 2 giorni, dai conti bancari greci sono stati ritirati risparmi per un miliardo di euro, un ritmo elevatissimo, che potrebbe accelerare con l’inizio di questa settimana, a causa del timore tra i risparmiatori che il paese fallisca e che le banche saltino in aria. Draghi sarà chiamato a compiere una scelta per nulla facile: segnalare finalmente ad Atene l’irritazione e la stanchezza per un atteggiamento irresponsabile e stucchevole del suo governo o continuare ad erogare liquidità alle banche elleniche fin quando formalmente il negoziato non si sarà concluso.   APPROFONDISCI – Grecia, Varoufakis chiede il rinvio dei rimborsi alla BCE. A rischio la pazienza di Draghi   Nel primo caso, egli metterebbe alle strette Tsipras, se decidesse di non aumentare l’ELA, nonostante il boom di prelievi dai conti bancari ellenici, o se aumentasse lo sconto applicato sul collaterale di garanzia. Si calcola, ad esempio, che se questo fosse portato dal 25-30% attuale al 40%, la liquidità massima erogabile salirebbe ad appena 85,8 miliardi, poco più degli 83 miliardi già stanziati. Tuttavia, un simile intervento rischierebbe di avere contraccolpi irreparabili sul sistema bancario della Grecia, forse anche compromettendo il negoziato stesso. Poiché l’Eurogruppo deciderà solo giovedì il da farsi, mentre la BCE comunicherà le sue azioni entro mercoledì, è probabile che Draghi eviterà di adottare mosse irreparabili, rinviandole alla prossima settimana, ma non potrà nemmeno limitarsi a continuare a finanziare le banche elleniche come nulla fosse, perché a saltare rischiano i nervi di numerosi esponenti del board dell’istituto, che guardano con sempre maggiore diffidenza alle istituzioni di Atene e alla loro capacità di fronteggiare gli impegni.   APPROFONDISCI – La BCE suona l’allarme per Italia e Spagna: loro bond a rischio senza accordo in Grecia  

Germania unita: prendere o lasciare

Dalla Germania, infatti, parole di avvertimento piuttosto dure sono arrivate stavolta non dai soliti conservatori della CDU-CSU, bensì dal vice-cancelliere e segretario socialdemocratico, Sigmar Gabriel, il quale ha sostenuto che i “quelli della teoria dei giochi” (riferimento a Varoufakis) starebbero giocando d’azzardo con il futuro del loro paese, ma che egli non permetterà che i lavoratori tedeschi e le loro famiglie paghino per le promesse elettorali di un governo semi-comunista. A questo punto, che le parti possano arrivare a un accordo sembra molto improbabile, a meno che il governo greco non compia una clamorosa marcia indietro, accettando senza più trattare tutte le misure che i creditori gli hanno sottoposto nei giorni scorsi. Se lo facesse, però, non avrebbe una maggioranza autonoma per approvarle, dando vita a una crisi politica scontata e a elezioni anticipate. Quanto al default, non dovrebbe arrivare a giugno, ma a luglio inoltrato, quando scadranno titoli in mano alla BCE per 3,5 miliardi di euro.   APPROFONDISCI – Grecia, default vicino. L’FMI lascia le trattative, la Germania si prepara alla Grexit    

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