Grecia, la UE precisa: il terzo salvataggio costerà 40-50 miliardi

Il terzo salvataggio della Grecia costerà 40-50 miliardi, precisa la UE. Intanto, ad Atene è crisi politica.

di , pubblicato il
Il terzo salvataggio della Grecia costerà 40-50 miliardi, precisa la UE. Intanto, ad Atene è crisi politica.

Fonti della Commissione europea hanno precisato poco fa con una nota che il terzo mega-prestito che i governi dell’Eurozona erogheranno alla Grecia entro i prossimi 3 anni ammonterà a 40-50 miliardi e non a 82-86 miliardi, come si è letto sin da ieri mattina. Le stesse fonti chiariscono che quest’ultima cifra corrisponderebbe al fabbisogno finanziario di Atene entro i prossimi 3 anni, ma che la differenza con  i 40-50 miliardi stanziati dai creditori europei sarebbe colmata da un nuovo prestito dell’FMI, dal rifinanziamento del governo ellenico sul mercato e dagli introiti derivanti dalle privatizzazioni.

Dunque, la dimensione del terzo bailout o salvataggio in 5 anni è stato ridimensionata, pur rimanendo elevata. Ma i problemi che Atene deve risolvere sono molto più impellenti. Entro il 20 luglio dovrà ripagare 3,5 miliardi di euro in titoli in scadenza e nelle mani della BCE, mentre un mese dopo dovrà versare sempre all’istituto altri 3,2 miliardi e 600 milioni di interessi. Il tutto, quando ancora ha arretrati con l’FMI per 2 miliardi, avendo saltato sia la rata del 30 giugno da 1,54 miliardi che quella di ieri da 456 milioni.   APPROFONDISCI – La Grecia non paga altri 456 milioni all’FMI, il governo Tsipras verso il rimpasto  

Corsa contro il tempo per evitare default Grecia

Si stima che entro le prossime 5 settimane la Grecia debba ricevere prestiti per 12 miliardi di euro. A questo punto, si studiano le diverse possibili soluzioni. Una potrebbe consistere nel girare ad Atene gli utili maturati sui titoli di stato ellenici in possesso della BCE, che libererebbe risorse per 1,9 miliardi. Inoltre, il Fondo europeo di salvataggio potrebbe stanziare gli 11 miliardi di euro rimasti inutilizzati dalla ricapitalizzazione delle banche elleniche, ma sul  punto vige il veto del Regno Unito. Il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha da poco avvertito che il suo paese non contribuirà nemmeno con un penny al salvataggio della Grecia. Londra fa parte del fondo, il cui utilizzo deve essere approvato all’unanimità. Rassicura il ministro delle Finanze finlandese, Alexander Stubb, sulla capacità dei tecnici europei di trovare una soluzione.

In effetti, per dirlo con le parole della cancelliera Angela Merkel, “se c’è volontà, si trova il modo”. E uno viene proposto dal suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, una volta tanto in sintonia con l’ex collega Yannis Varoufakis: emettere cambiali “pagherò” per pagare i debiti con l’estero, prendendo tempo fino all’ottenimento dei nuovi fondi. Una soluzione non praticabile per gli esperti, secondo i quali i cosiddetti IOU sarebbero utilizzabili sul piano interno per il pagamento delle pensioni e degli stipendi pubblici, ma non anche di debiti verso l’estero. Inoltre, avvertono, sarebbe nei fatti una “mini-Grexit”, trattandosi dell’emissione di una moneta parallela, il primo passo per l’uscita della Grecia dall’euro.   APPROFONDISCI – Grecia, senza l’accordo basterà una moneta parallela ad evitare il default?  

Salvataggio Grecia meno scontato di quanto appaia

In realtà, il vero problema della Grecia è politico. Il governo Tsipras è al capolinea. Che si tratti di rimpasto, di unità nazionale, di elezioni anticipate, nulla potrà essere come negli ultimi 5 mesi e mezzo nel paese. La linea del premier, seguita in tutto il negoziato fino alle luci dell’alba di ieri, è stata sconfitta senza il beneficio del dubbio. Il sindacato dei dipendenti pubblici, Adedy, ha proclamato il primo sciopero generale sotto il governo di Syriza, mentre ieri a Piazza Syntagma vi è stata una protesta di elettori di sinistra contro il “tradimento” di Tsipras, mentre in Parlamento si registrano numerose defezioni dentro la maggioranza, che porteranno inevitabilmente a un allargamento dei suoi confini verso la sinistra più moderata, se non, addirittura, verso il centro-destra di Nuova Democrazia. Quand’anche, com’è ipotizzabile, domani il piano sarà approvato dal Parlamento, quale governo lo dovrebbe attuare? Non si rischia un ennesimo bluff di Atene, che in Parlamento da formalmente il via libera a misure severe di austerità, che nessuno applica, poi, nella realtà? Saranno sprecati altri mesi con inevitabile e forse anche irreparabile perdita della fiducia dei creditori pubblici (UE, BCE e FMI) e dei mercati finanziari, a causa di  probabili nuove elezioni in autunno? Basterà il terzo salvataggio o tra qualche anno se ne renderà necessario un quarto? Quanto profonda sarà la recessione in corso dell’economia ellenica e con quale impatto sui conti pubblici? Tutti interrogativi che si pongono già all’attenzione dei governi europei, che guardano non senza un occhio di preoccupazione alla crisi politica in corso ad Atene, se il suo sbocco non dovesse essere l’agognato governo delle larghe intese.   APPROFONDISCI – La Grecia verso una crisi politica, parte di Syriza chiede le elezioni anticipate      

.
Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: ,
>