Grecia, la ricapitalizzazione delle banche avviene nel clima sbagliato

La ricapitalizzazione delle banche in Grecia, teoricamente più semplice delle attese, si sta complicando sullo sfondo di un clima poco sereno.

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La ricapitalizzazione delle banche in Grecia, teoricamente più semplice delle attese, si sta complicando sullo sfondo di un clima poco sereno.

Ammonta a 14,4 miliardi di euro il fabbisogno di capitali delle 4 maggiori banche (Alpha Bank, Piraeus Bank, National Bank of Greece ed Eurobank) in Grecia, secondo gli stress-test realizzati dalla BCE, molti meno dei 25 stanziati dai creditori europei a luglio, all’interno del pacchetto da 86 miliardi di euro per il terzo bailout, di cui almeno 4,4 miliardi potrebbero essere coperti dai privati, grazie alle ricapitalizzazioni, nonché alle operazioni di swap dei bond. Al netto, il fondo statale ellenico dovrebbe iniettare non oltre una decina di miliardi, ma potrebbero essere di meno. Tuttavia, nonostante queste cifre abbiano fatto ben sperare nei giorni scorsi sulla buona riuscita del capitolo ricapitalizzazione, il clima in cui queste operazioni si stanno realizzando non è dei migliori e potrebbe riservare qualche sorpresa spiacevole.

Ricapitalizzazione banche Grecia si complica

Anzitutto, pur essendo l’erogazione degli aiuti per ricapitalizzare le banche elleniche da parte dell’Europa autonoma dagli aiuti che dovranno essere sborsati in favore dello stato, in realtà, le due operazioni non sono separate tra di loro. Gli investitori vogliono avere la ragionevole certezza, prima di mettere mano al portafoglio per la seconda volta in appena 20 mesi, che la Grecia otterrà gli stanziamenti promessi, altrimenti si rischia di rivivere lo scenario degli ultimi mesi, quando sembrava che gli 8 miliardi iniettati nelle banche nel 2014 le avessero messe definitivamente al riparo dal crac, mentre le tensioni con i creditori pubblici  (UE, BCE e FMI) di quest’anno hanno rovinato tutto, facendo defluire risparmi per 45 miliardi di euro e rendendo necessaria l’introduzione dei controlli sui capitali. In teoria, i creditori europei dovrebbero erogare i primi 2 dei 3 miliardi della prima tranche di aiuti entro la prossima settimana, ma restano le distanze, non avendo il governo Tsipras completato le 48 riforme promesse, limitandosi a vararne appena 14. Senza un impegno credibile di Atene, i creditori non faranno altri passi in avanti, né potrebbero dare vita a quell’attesa ristrutturazione del debito pubblico ellenico, tanto voluta dal premier greco.

   

Crisi Grecia continua

C’è, poi, il capitolo non meno importante dell’economia. Dopo la crescita a sorpresa del secondo trimestre, iniziano a farsi sentire gli effetti dei controlli sui capitali e della crisi di fiducia verso il paese, tanto che nel terzo trimestre, il pil ellenico è diminuito dello 0,5% rispetto ai 3 mesi precedenti. Il dato era largamente atteso, ma non per questo fa meno paura. Un’economia in recessione farebbe aumentare ulteriormente i crediti in sofferenza, che ammontano a più di 100 miliardi di euro, oltre la metà del pil ellenico. L’ultima cosa di cui la Grecia avrebbe bisogno in questi giorni sarebbe un nuovo braccio di ferro con i creditori. Servirebbe quanta  più fiducia possibile tra gli investitori, altrimenti il -84% accusato quest’anno dalle azioni delle banche potrebbe non essere avvertito sufficiente e nessuno porterebbe un solo quattrino presso gli istituti ellenici.  

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