Grecia in vendita: ceduti ministeri e sede polizia per “pochi spiccioli”

Crisi senza fine ad Atene, dove la sede centrale della polizia è stata venduta, così come alcuni edifici ministeriali. Nonostante questo, il governo è lontanissimo sia dal risanare i conti che dal raggiungere i target concordati con Bruxelles sulle privatizzazioni

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Crisi senza fine ad Atene, dove la sede centrale della polizia è stata venduta, così come alcuni edifici ministeriali. Nonostante questo, il governo è lontanissimo sia dal risanare i conti che dal raggiungere i target concordati con Bruxelles sulle privatizzazioni

Di male in peggio. E’ inarrestabile la crisi della Grecia , che adesso ci regala un altro capitolo di questa tragedia giunta ormai al sesto anno consecutivo. Per cercare di raggiungere il sempre più lontano risanamento dei conti imposto dalla Troika (UE, BCE e FMI), Atene ha messo in vendita o ha già venduto 14 immobili pubblici, ricavando 145,8 milioni di euro. Noccioline.

Solo per l’anno in corso ci si è prefissi l’obiettivo di 1,6 miliardi di euro e in totale dovrà essere di 24 miliardi di euro il ricavato delle dismissioni entro il 2020, oltre l’8% del pil dello scorso anno.

Gli immobili in vendita sono stati alcuni edifici ministeriali e la sede centrale della polizia ad Atene. Oltre a questi, altre cessioni sono state realizzate all’estero, come un palazzo di otto piani a Bruxelles di proprietà dello stato ellenico, uno di quattro a Belgrado, una villa vittoriana a Londra e 8 mila metri quadrati di terreno a Nicosia. E il quotidiano conservatore Kathimerini annuncia la vendita anche di tre altri ministeri: Giustizia, Sanità e Istruzione.

 

Privatizzazioni Grecia: lo Stato abbandona tutto

Ad oggi, sugli 1,6 miliardi previsti, il governo Samaras è riuscito ad incassare 950 milioni, di cui 622 milioni (più dieci rate annuali da 3 milioni ciascuna) dalla cessione del 33% di Opap, la società che ha il monopolio delle scommesse sportive fino al 2020 e delle lotterie fino al 2030. Altri 270 milioni dovranno arrivare dalla cessione di Defta Gas e dalle licenze delle videolotterie. Mancano all’appello 400 milioni, che dovrebbero essere racimolati, si spera, attraverso la vendita di terreni e piccoli edifici. Peccato che siamo a solo due mesi e poco più dalla fine dell’esercizio fiscale 2013.

L’obiettivo non può essere mancato, perché già il “buco” dei conti ammonterebbe a 11 miliardi da qui al 2015, stando al Fondo Monetario Internazionale, di cui 4,4 miliardi sul solo 2014. Non centrare nemmeno l’obiettivo “minimalista” delle privatizzazioni per il 2013 significherebbe dovere alzare bandiera bianca o accettare le misure draconiane della Troika, con cui la tensione è altissima in questi giorni, in seguito alla richiesta avanzata al governo di Atene di nuove misure di austerità.

 

Ristrutturazione debito Grecia strada inevitabile?

La Grecia vorrebbe attuare un secondo “haircut”, ossia una riduzione del valore nominale dei titoli di stato emessi, dopo quella realizzata di un anno e mezzo fa. Il problema è che su 320 miliardi di euro di debito, ben 230 sono gli aiuti della Troika, ossia soldi dati in prestito dai governi europei, dalla BCE e dall’FMI. E che difficilmente accetteranno di condonare parte del debito alla Grecia. L’unica concessione è arrivata da Bruxelles per un allungamento delle scadenze e per una riduzione degli interessi. Tecnicamente, anche questo sarebbe un default, sebbene al di fuori del mercato.

 

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La certezza è che quand’anche sarà centrato l’obiettivo delle privatizzazioni per il 2013, restano da effettuare ulteriori cessioni per altri 22,4 miliardi di euro entro i prossimi sette anni. Questo, in un paese che l’Eurostat ha certificato ieri in via definitiva avere chiuso il 2012 con un deficit ancora al 9% del pil. Dopo tutti questi immensi sacrifici sopportati dalla popolazione. Alzi la mano chi pensa che Atene ce la farà. Sentiremo parlare di buchi e voragini contabili per ancora troppo tempo.

 

 

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