Grecia, il vocabolario della crisi: ecco il significato dei 10 termini più usati

Ecco il significato dei 10 termini più usati in questa infinita crisi della Grecia.

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Ecco il significato dei 10 termini più usati in questa infinita crisi della Grecia.

In questi 5 anni di crisi finanziaria, economica e sociale in Grecia, la stampa e la politica hanno utilizzato spessissimo espressioni molto in voga tra gli addetti ai lavori, ma il cui significato è rimasto il più delle volte almeno in parte oscuro ai più. Vi proponiamo la “top ten” del vocabolario della crisi, sperando di riuscire a schiarirvi un pò le idee: 1) Austerità: ne abbiamo sentito parlare un pò fino alla nausea anche in Italia e quasi sempre, se non sempre, in termini negativi. Le politiche di austerità fiscale implicano un miglioramento dei conti pubblici, ossia una riduzione del disavanzo. Ciò può avvenire o tagliando la spesa pubblica o aumentando le tasse o facendo entrambe le cose; 2) Avanzo primario: l’espressione è stata centrale nelle ultime trattative tra la Grecia e i creditori pubblici (UE,  BCE e FMI). Per avanzo primario s’intende il surplus di entrate pubbliche rispetto alla spesa, senza considerare il pagamento degli interessi sul debito pubblico. Esso misura, quindi, la sostenibilità delle finanze di uno stato, perché segnala che il governo riuscirebbe a coprire tutte le spese e a generare anche un minimo avanzo, se non si dovessero pagare gli interessi sul debito pregresso. In sostanza, se gli interessi fossero non superiori all’avanzo primario, il governo non dovrebbe indebitarsi ulteriormente, ma si limiterebbe a rifinanziare il debito in scadenza. Si consideri, quindi, che il deficit pubblico è dato dalla somma tra avanzo/disavanzo primario  + il pagamento degli interessi sul debito; 3) Bailout: è il salvataggio con denaro pubblico di uno stato o di una banca. Si è parlato di bailout per i 2 piani di salvataggio della Grecia nel 2010 e nel 2012,  così come per quelli di Irlanda e Portogallo e ancora per le banche di Spagna e Cipro, tutti avvenuti con finanziamenti europei, ossia finanziati dai governi dell’Eurozona direttamente con prestiti bilaterali o tramite i fondi Efsf-ESM. La cosiddetta “Unione bancaria”, che lo scorso anno ha previsto a livello europeo un meccanismo di gestione delle crisi bancarie diverso dal passato ha introdotto il concetto di “bail-in”, ossia le banche d’ora in avanti saranno salvate, se necessario, anzitutto, ricorrendo ai capitali  privati e solo in ultima istanza con fondi pubblici; 4) Default: è forse il termine più tristemente popolare, ma anche il meno conosciuto nel suo significato reale. Tutti lo associamo con fallimento, ma le cose stanno molto diversamente. Letteralmente, il default si ha quando uno stato sovrano non riesce ad onorare una scadenza. A quel punto, se le norme sotto le quali è stato contratto il debito inadempiuto lo prevedono, scatta un periodo di grazia (in genere, di 30 giorni), trascorso il quale, in assenza del pagamento, scatta formalmente il default, un fatto assai grave per un paese, perché difficilmente potrà accedere nel breve periodo ai mercati finanziari per indebitarsi, data la sfiducia degli investitori. La Grecia non ha pagato alla fine di giugno una rata da 1,6 miliardi all’FMI. Il default non è ancora scattato formalmente, ma potrebbe accadere tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, se l’inadempienza persisterà; 5) ELA: è l’“Emergency Liquidity Assistance”, il programma della BCE, che fornisce alle banche greche liquidità di emergenza, dopo che Francoforte ha escluso queste ultime dalle aste di rifinanziamento settimanali sin dall’11 febbraio scorso, in quanto i titoli di stato ellenici, che vengono esibiti in garanzia, non sono stati più ritenuti adeguatamente sicuri. Ad oggi, l’ELA ha previsto finanziamenti per 89 miliardi di euro per i 4 istituti sistemici della Grecia (Alpha Bank, Eurobank Ergasias, National bank of Greece e Piraeus Bank) e sui quali viene pagato un interesse dell’1,55%, di gran lunga più alto dello 0,05% previsto alle aste settimanali. Due sono  le condizioni per accedere all’ELA: che la banca sia solvente e che il governo di Atene possa credibilmente raggiungere con i creditori pubblici un accordo per ottenere gli aiuti; 6) Grexit: è un termine inventato dalla stampa all’inizio dell’esplosione della crisi in Grecia, nato dalla fusione tra le parole “Greece” ed “exit”, che in inglese significano Grecia e uscita (dall’euro). In sostanza, esso designa lo scenario dell’uscita della Grecia dall’euro. Negli ultimi tempi è emerso un altro termine, “Grexident”, che segnala la  possibilità che la Grecia esca dall’euro per “incidente”; 7) Haircut: letteralmente “taglio dei capelli”. Lo ha effettuato nella primavera del 2012 la Grecia, quando ha tagliato il valore nominale dei titoli di stato in mano ai creditori privati del 53,5%. In sostanza, agli obbligazionisti  è stato detto che alla scadenza avranno  non più 100, come contrattato all’atto dell’emissione dei bond, bensì 46,5. In questo modo, Atene ha potuto abbassare il suo debito pubblico di 107 miliardi, visto che la massa dei titoli allora coinvolta dall’“haircut” ammontava a un valore nominale di 200 miliardi di euro. Negli ultimi tempi, però, il termine indica anche ciò che la BCE ha iniziato a fare da ieri, ovvero l’aumento dello sconto applicato sul collaterale di garanzia, in cambio dei prestiti ELA. In pratica, “haircut” sta anche per minore liquidità erogata alle banche elleniche, a parità di collaterale di garanzia da queste concesso; 8) Moneta parallela: è quella che si sospetta che la Grecia sarà costretta ad emettere sin dai prossimi giorni, a causa della crisi di liquidità delle sue banche, colpite dalla fuga dei depositi e dall’assenza di nuovi prestiti da parte della BCE. Essa potrebbe inizialmente assumere le forme dei certificati IOU (“I owe You”), ossia di cambiali del tipo “pagherò”, che rappresentano un credito dello stato nei confronti del titolare (pensionato o dipendente pubblico?). Gli IOU potrebbero essere scontati presso una banca o accettati come pagamento da un privato. Poiché la pratica sarebbe vietata dalla BCE, l’emissione degli IOU sarebbe il primo passo della Grecia verso l’uscita dall’euro; 9) Ristrutturazione del debito: la Grecia lo chiede con forza, l’FMI e molti analisti concordano. Ristrutturare un debito pubblico o privato (mutuo, prestito) potrebbe significare diverse cose. Può assumere le forme di un taglio o “haircut” (mi dovevi 100, dammi 70) o di un allungamento delle scadenze o di un abbassamento degli interessi. Infine, potrebbe essere un mix di tutte e tre le cose. La Grecia vuole che le venga condonato parte del debito contratto con gli altri governi dell’Eurozona, mentre questi ultimi sarebbero, semmai, disponibili ad allungare ulteriormente le scadenze e ad abbassare i già infimi tassi; 10) Troika: è l’espressione che spesso spregiativamente designa i rappresentanti del comitato dei 3 creditori pubblici della Grecia: UE, BCE e FMI.

Il termine suscita rabbia tra i cittadini greci, che nella Troika vedono la fonte delle loro difficoltà, tanto che a febbraio il governo Tsipras ha chiesto e ottenuto un cambio lessicale a livello europeo: da allora l’insieme dei creditori si definisce “Istituzioni”. La sostanza è rimasta uguale.        

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