Grecia, il taglio del debito? Per Citi dovrà essere quasi totale, ecco le previsioni nere

Secondo Citi, la Grecia avrebbe bisogno di un taglio del debito di 110-130 miliardi, fino all'80% di quello in mano ai governi europei. Possibile un nuovo "haircut" a carico dei privati? Le stime degli analisti sono nerissime.

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Secondo Citi, la Grecia avrebbe bisogno di un taglio del debito di 110-130 miliardi, fino all'80% di quello in mano ai governi europei. Possibile un nuovo

Gli analisti di Citigroup non sembrano affatto ottimisti sul futuro della Grecia. Se ieri un sondaggio realizzato da Bloomberg tra 34 economisti trovava che il 71% di loro ritiene che il problema della Grexit si porrà l’anno prossimo, sebbene il 70% crede che la permanenza nell’euro per quest’anno sarebbe sicura, l’istituto svizzero pone adesso un’altra questione spinosa: il taglio del debito pubblico ellenico, detto anche “haircut”. L’FMI lo caldeggia intensamente, anche se ieri il governo slovacco ha chiarito senza mezzi termini che il punto non rientra negli accordi e se fosse così, il suo paese chiederebbe immediatamente l’uscita della Grecia dall’euro. Una posizione in linea con quella della Germania, che di taglio non vorrebbe nemmeno sentirne parlare. Per Citi, più si temporeggia, maggiore dovrà essere la portata della cancellazione del debito.   APPROFONDISCI – La Grecia ci costa 520 miliardi, quasi 3 volte il suo pil. Era meglio la Grexit?  

Debito Grecia esploderà

Gli analisti elvetici stimano che al 2019, la Grecia avrà un debito al 238,3% del pil, mentre quest’anno dovrebbe chiudere al 192%, in netta impennata dal 177,4% dello scorso anno.

Considerando che Atene abbia concordato una discesa del rapporto debito/pil al 120% entro il 2022 con la Commissione europea, secondo Citi servirebbe un taglio del debito di 110 miliardi di euro (pari al 60% del pil ellenico del 2014), se esso sarà effettuato agli inizi del 2016, di 130 miliardi (72% del pil), se si attendesse il 2022. Le cifre sono più pessimistiche di quelle fornite dall’FMI, secondo cui il rapporto debito/pil sarebbe destinato a crescere fino al 200% nel 2017 e per scendere solo al 170% nel 2022.   APPROFONDISCI – Grecia, l’FMI minaccia: niente salvataggio senza un profondo taglio del debito  

Cancellazione debito Grecia insostenibile per governi europei

A questo punto, Citi propone, nei fatti, un condono quasi totale del debito in mano ai governi europei. Infatti, l’FMI non può tagliarlo e lo stesso dicasi per la BCE, per cui il peso dell’“haircut” ricadrebbe interamente sui governi dell’Eurozona, considerando che gli investitori privati hanno già dato 3 anni fa, accettando un maxi-taglio del 53,5% del valore nominale dei titoli e l’allungamento delle scadenze tra gli 11 e i 30 anni e perdite per 107 miliardi.

Tenendo presente che i governi detengono la metà dell’intero debito pubblico, ossia più di 160 miliardi, al netto dei nuovi aiuti in arrivo, ciò significa che per Citi dovrebbero rinunciare a farsi rimborsare tra il 70% e l’80% dei crediti vantati, una condizione difficilissima da soddisfare sul piano politico, anche perché nel frattempo, sempre secondo le previsioni elvetiche, non solo la situazione dei conti pubblici ellenici non migliorerà, ma sarà destinata a peggiorare. Altro che avanzo primario al 3,5% del pil entro il 2018; Citi stima che il deficit pubblico salirà dal 3,7% di quest’anno fino al 5,8% del 2017 e per restare al 3,6% nel 2019. Considerando che al momento Atene paga meno del 2% del pil per interessi sul debito, ciò implica che il paese continuerà a registrare per i prossimi anni un disavanzo primario più acuto di quello attuale.   APPROFONDISCI – Grecia, Tsipras: vicini ad accordo su avanzo  

Inflazione Grecia a 2 cifre?

Altro dato che stupisce è che Citi prevede che l’economia ellenica passi l’anno prossimo dall’attuale deflazione a un’inflazione a 2 cifre, addirittura, al 16,2%, accelerando al 22,5% nel 2017. Tutto ciò, pur restando nell’Eurozona e non essendo possibile, quindi, monetizzare la spesa pubblica. Evidentemente, gli analisti ritengono che la caduta del pil (-2,4% nel 2015, -3,7% nel 2016 e -3,2% nel 2017) e la rigidità dei prezzi verso il basso possano portare a un’esplosione dell’inflazione, nonostante una delle argomentazioni per restare nell’euro sia stata proprio quella di impedire che il paese scivolasse in un simile scenario. Dunque, la Grecia potrebbe non essere in grado di evitare il default nemmeno con il nuovo pacchetto di aiuti. Per farlo, dovrebbe vedersi condonato quasi tutto il debito verso i governi europei, i quali saranno certamente restii a farlo nelle forme sfacciate di un “haircut”, mentre potrebbero allungare ulteriormente le scadenze e tagliare ancora i già infimi interessi. Per questo, non possiamo escludere che i privati siano costretti a rimettere nuovamente mano al portafoglio, accettando una nuova ristrutturazione sui circa 80 miliardi di bond in loro possesso. Trattandosi quasi essenzialmente di banche e famiglie elleniche, il costo sarebbe per lo più confinato in patria, non ricadendo, se non in misura assai limitata sugli investitori stranieri.   APPROFONDISCI – Bond Grecia, verso una seconda ristrutturazione  

Banche Grecia verso nuove perdite, depositi risparmiatori a rischio

Certo è che il cane si morderebbe la coda: il secondo taglio sul debito in mano ai privati costringerebbe le banche elleniche a ricapitalizzarsi e, quindi, a chiedere nuovi aiuti all’Europa, non avendo la possibilità di rifinanziarsi sul mercato.

E a quel punto è assai probabile che, in virtù della normativa in corso di approvazione oggi al Parlamento di Atene, gli istituti siano costretti a passare prima per un coinvolgimento nelle perdite dei depositi superiori ai 100.000 euro. Insomma, il condono parziale del debito ricadrà anche sui risparmiatori greci, sia che abbiano acquistato i bond, sia che abbiano conti in banca. E sarà forse solo dopo questo passaggio che i governi europei avranno la forza politica per giustificare agli occhi dei loro cittadini un taglio a loro spese.   APPROFONDISCI – In Grecia i depositi delle banche saranno presto a rischio?   Lo scenario si fa ancora più cupo per la Grecia, se si considera che molto difficilmente potrà essere in grado di trovare come scappatoia in extremis la Grexit, in assenza di riserve valutarie e di un avanzo primario. Solo quest’ultimo assicurerebbe al governo di non doversi rifinanziare sul mercato ai tassi stellari che sarebbero imposti dagli investitori, mentre la mancanza di valuta straniera tra le riserve priverebbe i greci della possibilità di importare più di quanto non esportino (intorno al 15% del pil), non essendoci dollari, euro, etc., per farlo. Detto francamente, non si vede all’orizzonte una prospettiva sostenibile per i greci.   APPROFONDISCI – La Grecia voleva tornare alla dracma, ma Putin non aiutò Tsipras all’ultimo minuto    

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