Grecia, il futuro appeso al referendum e la BCE non stacca (ancora) la spina

Niente accordo con la Grecia fino al referendum di domenica prossima. Si fa sempre più dura la vita nel paese, sottoposto da lunedì ai controlli sui movimenti dei capitali. Come influenzerà tutto questo l'esito del voto?

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Niente accordo con la Grecia fino al referendum di domenica prossima. Si fa sempre più dura la vita nel paese, sottoposto da lunedì ai controlli sui movimenti dei capitali. Come influenzerà tutto questo l'esito del voto?

Non erano alte le aspettative per l’Eurogruppo di ieri sera, che si è riunito in teleconferenza per la seconda volta in 2 giorni, al fine di valutare le ultime proposte del premier greco Alexis Tsipras. Ieri mattina, l’ottimismo tra gli investitori e i funzionari europei sembrava alle stelle, dopo che il Financial Times aveva svelato l’invio di una lettera di Atene a Bruxelles, nella quale si accettavano tutte le condizioni poste dai creditori pubblici (UE, BCE e FMI) per sbloccare gli aiuti alla Grecia. Ma le reazioni dalla Germania, principale creditore dei greci, sono state più che fredde di indifferenza. “Irrilevanti” erano state giudicate le novità dalla cancelliera Angela Merkel, “insufficienti” per il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, che si chiedeva la Grecia cosa voglia fare. Alla fine, i ministri finanziari dell’Eurozona hanno sposato appieno la posizione  tedesca: niente negoziato fino a lunedì, ossia fino alla verifica dell’esito del referendum.   APPROFONDISCI – Caos Grecia, è una questione di calcoli. Capiamoci qualcosa  

Referendum Grecia, Tsipras: votate “no”

Durante la giornata di ieri, peraltro, si era diffusa l’indiscrezione su un possibile annullamento della consultazione, che il Consiglio d’Europa giudica “illegittimo”, perché insufficiente sarebbe il tempo trascorso dalla convocazione alla celebrazione e poco chiaro il quesito rivolto agli elettori.

Ma il premier ha spazzato via i dubbi, quando a ridosso dell’Eurogruppo ha invitato i greci a votare “no”, in modo da strappare ai creditori condizioni più favorevoli al tavolo delle trattative che sarà riaperto dal lunedì prossimo. I sondaggi sono del tipo “flip-flop”. Per alcuni vincerà il “sì”, per altri il “no”. La tendenza sarebbe verso l’accettazione dell’accordo proposto dai creditori, anche se legalmente non più valido, in quanto spirato il 30 giugno. Decisiva sarà la partecipazione al voto e le motivazioni che i greci si daranno alle urne. Se prevarrà la paura per ciò che potrebbe accadere nel caso di rifiuto del negoziato, i “sì” potrebbero imporsi e Tsipras dovrebbe siglare l’intesa; se sarà la rabbia contro Bruxelles a dominare, allora il “no” potrebbe vincere.
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Grecia divisa tra speranza e disillusione

Ma i primi giorni di vita sotto un regime di controllo dei movimenti dei capitali sta sfiancando tutti, dai pensionati ai lavoratori, dalle imprese ai commercianti. La liquidità scarseggia, i prelievi col bancomat sono limitati a 60 euro al giorno, i pensionati non possono ritirare più di 120 euro alla settimana, limitati anche i pagamenti con la carta di credito e alcune catene commerciali, come Lidl Hellas (che smentisce), sono accusate di rifiutare i pagamenti non in contanti. La durezza della vita con le banche chiuse per tutta questa settimana e il lunedì prossimo potrebbe stancare i greci, la cui reazione finirebbe con l’essere l’accettazione delle condizioni richieste dai creditori per gli aiuti. Ma sentimenti e interessi contrastanti ci lasceranno col fiato sospeso fino a domenica prossima. I giovani, in particolare, potrebbero fare la differenza. Tra di loro, la disoccupazione oscilla tra il 50% e il 60%. Non hanno né un lavoro, né una prospettiva credibile in Grecia, per cui ci sarebbe poco da perdere. Quand’anche si rischiasse un ritorno alla dracma, in tanti ragionano che non potrebbe andare peggio di come sono le cose negli ultimi anni. Di parere opposto sono probabilmente i pensionati e i dipendenti pubblici, che nonostante i tagli lamentati con l’austerità, ritengono di essere protetti maggiormente dall’euro che non con una dracma svalutata, che farebbe impennare l’inflazione, decimando il loro potere di acquisto.   APPROFONDISCI – Grecia, Tsipras promette più sforzi alla Merkel. Ecco la bomba sociale che nega l’accordo  

Banche Grecia al collasso senza fondi ELA

  D’altronde, si consideri che agli inizi degli anni Novanta, ai tempi della sovranità monetaria, l’inflazione nel paese era al 20%, i titoli di stato a 10 anni rendevano il 24%. In era euro, i prezzi sono cresciuti intorno alla media dell’Eurozona (poco oltre il 2% all’anno) e i rendimenti sovrani e i tassi sui prestiti e i mutui sono precipitati ai livelli tedeschi.

Una scelta non è  perciò facile. Nella speranza che i greci accettino un accordo, la BCE non ha staccato la spina ieri sera e ha mantenuto in vita le banche elleniche con l’ELA, il programma che eroga loro liquidità di emergenza e che sinora ha prestato loro 89 miliardi di euro. Ma se lunedì prevarranno i “no” al referendum, allontanandosi forse definitivamente un accordo con i creditori, Mario Draghi non potrebbe non prenderne atto, ponendo fine all’ELA, unica fonte di rifinanziamento per i 4 istituti sistemici ellenici, i quali difficilmente potrebbero riaprire il martedì. E certamente non in euro.     APPROFONDISCI – Grecia al bivio, ecco la difficile scelta di Tsipras. E la BCE non alza i fondi ELA

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