Grecia, il default si avvicina con il debito in scadenza e senza aiuti europei a marzo

Il default in Grecia si avvicina rapidamente, date le scadenze di marzo e il peggioramento dei conti pubblici. Faro sulla BCE e sulle sue decisioni sulla liquidità alle banche elleniche.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il default in Grecia si avvicina rapidamente, date le scadenze di marzo e il peggioramento dei conti pubblici. Faro sulla BCE e sulle sue decisioni sulla liquidità alle banche elleniche.

Nonostante la proroga degli aiuti dell’Eurogruppo alla Grecia di 4 mesi, il rischio default è più serio che mai da qui alle prossime 3 settimane. Già domani, Atene dovrà rimborsare un prestito in scadenza al Fondo Monetario Internazionale per 300 milioni. In tutto, ammonteranno a 1,6 miliardi di euro le scadenze a marzo verso l’FMI, interessi inclusi. E gli impegni totali che il governo Tsipras dovrà fronteggiare questo mese saranno pari a un totale di 6,5 miliardi. A fronte di questi dati, a gennaio si è registrato un calo delle entrate statali di 1 miliardo di euro, che ha creato un “buco” nei conti pubblici ellenici di 217 milioni. A marzo, il buco atteso è di ben 2,1 miliardi, ossia l’1,1% del pil. In scadenza ci sono anche titoli di stato a breve termine (T-bills) per 4,3 miliardi, che lo stato chiedere ai creditori (le banche greche) di rinnovare, in modo da non creare una crisi di liquidità.   APPROFONDISCI – Grecia, i bond continuano a fare paura. Il rischio default non è cessato  

Rinnovo prestiti forzato

A loro volta, gli istituti ellenici saranno un pò con le spalle al muro, perché dovranno scegliere se salvare Atene e, quindi, un pò sé stesse dal rischio default e dalla conseguente uscita dall’euro, oppure se cercare di rimpinguare un pò i loro bilanci, dato che tra gennaio e febbraio avrebbero perso depositi per complessivi 27 miliardi. Su questo punto si aspettano una qualche indicazione dalla BCE, la quale considera già eccessiva le loro esposizioni verso lo stato ellenico. Ma senza il cosiddetto “roll-over” dei pagamenti, Atene non avrebbe davvero da dove prendere quei miliardi. E la BCE gioca un ruolo determinante nella partita anche in relazione a un altro punto. Lo scorso 4 febbraio, il governatore Mario Draghi ha annunciato che dalla settimana successiva non sarebbero stati accettati più come collaterale di garanzia per le operazioni di rifinanziamento i titoli di stato greci, in considerazione delle incertezze relative al negoziato in corso tra il governo greco e la Troika (UE, BCE e FMI) sul debito e le riforme. Adesso che un accordo di massima è stato raggiunto due venerdì fa a Bruxelles, si potrebbe ipotizzare una riammissione dei bond greci da parte di Francoforte, ma difficilmente Draghi questo pomeriggio si esprimerà in tal senso. Presentata la lista (“vaga”) dei buoni propositi, lo scontro tra Atene e Bruxelles non si è affatto attutito, ma al contrario emergerebbero di giorno in giorno tutte le distanze tra le parti.   APPROFONDISCI – Grecia, Varoufakis insiste e provoca: serve un taglio del debito “intelligente”  

Bond Grecia esclusi dalla BCE

Se i bond ellenici rimarranno esclusi dalle operazioni di credito alle banche greche, si pone il problema di come consentire a queste ultime l’accesso alla liquidità di cui hanno bisogno. Il board di oggi a Cipro della BCE potrebbe, quindi, decidere per un nuovo innalzamento del tetto massimo fissato per l’ELA (“Emergency Liquidity Assistance”), anche se la posizione della  Bundesbank rimane contraria, perché trattasi di flussi di denaro verso un paese, che potrebbe presto non essere più un membro dell’Eurozona. Il governo Tsipras è sotto pressione, perché ha l’estremo bisogno di ottenere sin da subito una prima tranche dei 7,2 miliardi stanziati dall’Eurogruppo fino alla fine di giugno, ma per raggiungere tale scopo, dovrà accondiscendere alle condizioni richieste dai creditori, che si scontrano con il suo programma elettorale. Ed essendo uscito sconfitto nella partita del negoziato, per ammissione di diversi membri del suo partito, Syriza, non vorrebbe permettersi più altri cedimenti. Ma non onorare le scadenze verso l’FMI sarebbe una scelta disastrosa per il governo, perché azzannerebbe la sua credibilità sui mercati finanziari. Da qui, la possibile decisione, in assenza di aiuti esterni, di costringere le banche al roll-over e i fondi pensione a una sorta di prestito forzoso a breve termine. L’unica alternativa rimasta sarebbe per Atene stampare quel paio di miliardi che le manca, cosa che implicherebbe l’automatico ritorno alla dracma.   APPROFONDISCI – Grecia, le promesse elettorali di Tsipras già iniziano a saltare    

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Argomenti: bond Grecia, Default Grecia, Economie Europa, rischio default