Grecia fuori dall’euro? Lo minaccia Syriza se vince le elezioni, così rischia anche l’Italia

La Grecia potrebbe uscire dall'euro, se in primavera si terranno le elezioni politiche anticipate e vincesse Syriza. Il partito di Alexis Tsipras lo avrebbe minacciato esplicitamente ai governi europei.

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Continua la crisi dei “sirtaki bond”, i titoli di stato della Grecia, che stamane rendono sulla scadenza decennale oltre il 9%, quando in estate erano scesi al di sotto del 6%. La tensione finanziaria resta altissima su Atene e a questo punto sono in pochi a credere che sia bastato un report di Fitch sulle banche greche a scatenare tutto questo. La ragione del ritorno alla sfiducia dei mercati finanziari è dovuta allo scenario politico incerto, che si prospetta da qui ai prossimi 4-5 mesi. Il governo di centro-destra del premier Antonis Samaras, appoggiato anche dai socialisti del Pasok, non ha i numeri per fare eleggere a marzo il nuovo capo dello stato, perché è necessaria una maggioranza dei due terzi del Parlamento. Mancano 29 voti, ma in assenza di un accordo, resta solo la via delle elezioni anticipate. Se si tornasse al voto in primavera, tutti i sondaggi indicano che vincerebbe Syriza, il cartello di estrema sinistra, guidato da Alexis Tsipras.   APPROFONDISCI – Perché la Grecia torna a fare tremare i mercati e come si muovono i bond sovrani   Tsipras ha sempre sostenuto una linea politica contraria alla Troika (UE, BCE e FMI) e alle sue politiche di austerità. Ma pubblicamente non ha mai messo in discussione l’euro, anzi si è fatto portavoce di un’Eurozona alternativa a quella della cancelliera Angela Merkel, più solidale e più sociale. In realtà, dai numerosi colloqui privati tenuti con i rappresentanti dei governi europei e con lo stesso governatore della BCE, Mario Draghi, il giovane leader greco avrebbe minacciato l’uscita della Grecia dall’euro, nel caso di una sua vittoria elettorale. La sinistra radicale di Atene non vuole più alcuna misura di austerità, specie maggiori tagli alla spesa pubblica e allo stato sociale.

E’ allarme sui mercati

I mercati finanziari hanno iniziato a scontare la probabilità effettiva di un Grexit, finora considerata molto improbabile, essendoci al governo una maggioranza pro-Troika e pro-euro. Ma l’ipotesi delle elezioni politiche anticipate non è più lontana, tanto che per evitare questo scenario, il premier avrebbe in mente di proporre alla presidenza Vangelis Marinakis, il presidente dell’Olympiakos, la squadra di calcio più importante della Grecia. Si tratta di un tentativo estremo di mettere in difficoltà l’opposizione, davanti a un nome potenzialmente molto popolare. L’unico modo per evitare l’uscita della Grecia dall’euro sarebbe, se vincesse Tsipras, una sorta di resa dell’Europa. La Germania dovrebbe acconsentire al condono del debito, ossia alla mancata restituzione di almeno parte dei 240 miliardi di euro di aiuti stanziati tra il 2010 e oggi tramite due pacchetti. E la Troika dovrebbe allentare la morsa sulle riforme e sul risanamento.   APPROFONDISCI – La Grecia verso un terzo piano di aiuti? Voci di una seconda ristrutturazione del debito   Difficile, per non dire impossibile, che ciò accada. Anzitutto, perché dopo tanti sacrifici, la Grecia dovrebbe sfiorare l’anno prossimo il pareggio di bilancio, mentre già quest’anno ha un deficit intorno allo 0,8% del pil. Ed è tornata alla crescita, pari allo 0,6% quest’anno e stimata al 2,9% l’anno prossimo. Rimettere in discussione tutto proprio ora sarebbe quasi inconcepibile. Per questo, lo scontro tra Atene e Bruxelles potrebbe montare altissimo, nel caso di elezioni in primavera e di una vittoria della sinistra radicale.   APPROFONDISCI – La Grecia esce dalla recessione e sfiora il pareggio di bilancio. La Troika funziona  

Rischia anche l’Italia

Gli investitori, però, pensano che la Grecia non sarebbe l’unica ad uscire dall’euro. Se lo facesse, l’Italia la seguirebbe, perché a quel punto nessuno comprerebbe i titoli di stato di un paese che non cresce da 3 anni, che ha un pil inferiore a quello del 2007 del 9%, un debito pubblico esploso tra il 130% e il 140% del pil, una disoccupazione ai massimi, investimenti e consumi fermi e che versa nella deflazione.

Sarà un autunno caldo per tutti.

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