Grecia, ecco perché Tsipras ha quasi silurato Varoufakis e cosa potrebbe accadere

Il premier Alexis Tsipras crede che un accordo tra la Grecia e i creditori pubblici ci sarà. Il siluro del ministro Varoufakis arriva dopo un weekend tormentato. Cosa accadrà nelle prossime settimane?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il premier Alexis Tsipras crede che un accordo tra la Grecia e i creditori pubblici ci sarà. Il siluro del ministro Varoufakis arriva dopo un weekend tormentato. Cosa accadrà nelle prossime settimane?

Intervenendo a Star TV, il premier Alexis Tsipras ha dichiarato ieri che la cancelliera Angela Merkel gli avrebbe assicurato il sostegno della Germania, affinché la Grecia resti nell’euro. Un’eventuale Grexit, ha spiegato, verrebbe considerata da Berlino un fallimento dell’Europa stessa. I toni che il premier greco ha usato sono stati di gran lunga più distensivi, rispetto a quelli a cui eravamo abituati negli ultimi mesi. Atene sembra intenzionata a trovare un accordo con i creditori pubblici per ottenere gli aiuti europei e per evitare il default, oltre che alla possibile conseguente uscita dall’euro. Ieri, lo stesso Tsipras ha nei fatti quasi annullato i poteri negoziali del suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, inviso sia ai mercati finanziari che ai governi europei per la sua inconcludenza, le sue esternazioni inopportune e una certa inflessibilità nei contenuti. Pur definito dal premier un “asset” importante del governo, è evidente che il rapporto politico tra i due sia al lumicino e non è escluso che a conclusione delle trattative con Bruxelles, il ministro si dimetta, lasciando l’incarico a una figura più competente e maggiormente dialogante con l’Europa.   APPROFONDISCI – Grecia, Varoufakis ora umiliato anche da Tsipras: commissariato sul negoziato  

Syriza al bivio: austerità o promesse elettorali

Durante l’intervista, Tsipras ha escluso che sia tentato dalle elezioni anticipate, mentre ha aperto a un eventuale referendum, che si terrebbe nel caso in cui si arrivasse a una rottura del negoziato, affinché siano i greci a decidere sul da farsi. La formazione della nuova squadra che seguirà le trattative con Bruxelles arriva dopo che nel fine settimana erano stati pubblicati 2 sondaggi, i quali pur confermando un’indiscussa fiducia dei greci verso Syriza, la sinistra radicale a cui appartengono il premier e quasi tutti i suoi ministri, mostravano una certa impazienza sul dilungarsi del negoziato, mentre oltre la metà si era detta pronta ad accettare un qualsiasi compromesso pur di restare nell’euro ed evitare il default. Dunque, il messaggio a Tsipras è stato chiaro: tratta a qualsiasi costo con l’Eurogruppo. I greci, nonostante tutto, sarebbero disposti ad accettare nuove dosi di austerità, ma non vorrebbero a stragrande maggioranza mai e poi mai tornare alla dracma.   APPROFONDISCI – La Grecia è vicinissima al default, la BCE si accinge a bloccare la liquidità alle banche  

Riforme Grecia al test di Bruxelles

E ieri i mercati hanno brindato alla notizia del commissariamento di fatto di Varoufakis, tanto che i rendimenti dei bond governativi a 3 anni sono crollati del 4% al 22,32%, mentre la Borsa di Atene è cresciuta del 4,4%. Tutto bene, quindi? Prestissimo per dirlo. Il governo sta preparando un pacchetto di riforme economiche, che dovrà essere vagliato nei prossimi giorni dall’EuroWorking Group e successivamente dall’Eurogruppo, forse l’11 maggio. Non è detto che risulterà sufficiente agli occhi dei tecnici europei, anche perché sarebbe eccessivo ipotizzare che ad oggi l’accordo sia mancato solo per l’asprezza di Varoufakis. Tuttavia, la mossa di ieri di Tsipras segnala la disponibilità a raggiungere forse seriamente  un compromesso, è stato un segnale politico da non sottovalutare. Il problema sarà semmai un altro: Syriza accetterà? Le posizioni del ministro rispecchiano fedelmente quelle del suo partito, ad eccezione dell’ala più aperturista sulle riforme. Dunque,  fatto quasi fuori Varoufakis, resta il nodo di come convincere la sinistra ad accettare nuova austerità e a far venir meno alcune delle promesse elettorali più forti, come l’aumento del salario minimo.   APPROFONDISCI  – La Grecia non firma l’accordo: o Tsipras tradisce le promesse elettorali o esce dall’euro  

Referendum Grecia una minaccia interna

La prospettiva di un referendum sarebbe più una minaccia che il premier ha rivolto ieri alla sua stessa maggioranza, come per dire “o mi votate le riforme concordate con l’Europa o vi bypasso con un voto popolare”. Che tutto questo possa avvenire senza che si verifichi una crisi politica è, però, dubbio. La vittoria di Syriza prima e la sua popolarità dopo (oggi sarebbe ad oltre il 40% dei consensi per i sondaggi) sono la conseguenza della sua tenacia con cui ha tenuto il punto con l’Eurozona a trazione tedesca. Come spesso accade, però, le istanze degli elettori sono contraddittorie, da qui la richiesta di non consentire in ogni caso che la Grecia esca dall’euro. Si stanno creando tutte le premesse, quindi, perché ad Atene si realizzi un possibile cambio di maggioranza. Tsipras potrebbe sostituire l’alleato della destra nazionalista, Greci Indipendenti, con i socialisti del Pasok o la sinistra di To Potami, entrambi su posizioni filo-europee. Sarà difficile per Syriza digerire altrimenti un accordo con l’ex Troika e la rinuncia al cuore del programma elettorale.   APPROFONDISCI – La Grecia indirà un referendum sull’euro in primavera? Ecco perché Tsipras lo vuole  

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Argomenti: Economie Europa, Grexit