Grecia, Tsipras chiede la ristrutturazione del debito all’Europa

La Grecia potrebbe tornare al voto tra poco più di un mese e Syriza annuncia già il suo programma elettorale, basato sulla richiesta di una ristrutturazione del debito e su un piano di assistenza sociale, finanziato con l'aumento delle tasse.

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Mentre la Grecia si avvia a grandi passi alle elezioni anticipate, Syriza torna ad assicurare i mercati, smentendo di avere in programma l’uscita del paese dall’euro. Secondo Alexis Tsipras, 40 anni, leader della formazione di estrema sinistra, data in testa in tutti i sondaggi, se arriverà al governo, metterebbe in atto un programma sociale di 11,5 miliardi di euro per il sostegno, in particolare, delle 300 mila famiglie più povere della Grecia, attraverso sussidi ai disoccupati, per l’uso dei trasporti, la sanità gratuita e buoni pasto. Tsipras ci tiene a precisare che tale programma sarebbe interamente finanziato con coperture certe, ovvero senza aumentare il deficit di un solo euro, ma con un aumento delle tasse. L’obiettivo del pareggio di bilancio, quindi, non sarebbe a rischio, ma non verrebbe più proseguito con le politiche di austerità imposte dalla Troika (UE, BCe e FMI), bensì con aumenti delle tasse sulla popolazione più benestante, che altro non sarebbe che sempre austerità, a dirla tutta. A ciò si aggiungerebbe un piano di infrastrutture, basato su principi di trasparenza, aggiunge Tsipras.   APPROFONDISCI – La Grecia è più vicina alle elezioni anticipate, ma cambierebbero davvero qualcosa?   Tra gli altri interventi, John Milios, 62 anni, il responsabile economico del cartello elettorale, ci sarebbe una rinegoziazione del debito con i partner europei, che hanno in mano 145 miliardi di euro dei 322 miliardi di debito pubblico greco. Milios parla di rinegoziare le scadenze, anche se Tsipras ha parlato nelle scorse settimane di un taglio dell’80% del debito, tanto che continua a citare l’Accordo di Londra del 1953, che condonò alla Germania il 50% dei suoi debiti di guerra. Germania, lamenta Tsipras, che adesso non vuole girare agli altri la stessa generosità di cui ha beneficiato. E ancora, Syriza rassicura che non avrebbe in mente uno scontro né con i governi dell’Eurozona, né con gli investitori privati. Questi ultimi, pare, non sarebbero toccati da una seconda ristrutturazione, avendo già subito l’“haircut” della primavera del 2012. Il governo Samaras ribatte che il programma di Syriza costerebbe allo stato 17,2 miliardi e farebbe impennare il deficit al 9%, portando la Grecia alla bancarotta.   APPROFONDISCI – La Grecia spaventa sempre più: boom di rendimenti e spread, ecco cosa ci aspetta  

Rischio caos

I toni sono oramai da campagna elettorale.

Se entro il 29 dicembre non si troverà il modo di eleggere il nuovo capo dello stato, il Parlamento sarebbe sciolto e si potrebbe andare a votare sin dall’1 febbraio. E’ probabile che se la crisi politica sarà formalizzata, le tappe saranno forzate per i prossimi passi da compiere, perché entro il 28 febbraio scade il piano degli aiuti della Troika, già rinviato di due mesi, al fine di consentire al governo di presentare un piano appropriato di tagli e di riforme, in cambio del quale gli saranno concessi gli ultimi 7 miliardi di euro e senza i quali, dall’1 marzo Atene avrebbe grosse difficoltà a pagare stipendi pubblici e pensioni.   APPROFONDISCI – La Grecia si gioca il futuro nell’euro. Ecco i numeri da tenere sott’occhio stasera   Il partito che prenderà più voti riceverà anche un premio di 50 seggi su 300. Il suo leader sarà quello chiamato per la Costituzione a formare un governo entro tre giorni. Se fallirà il mandato, il presidente dovrà affidare l’incarico al leader del secondo partito più votato e così fino al terzo, oltre il quale si tornerebbe al voto. Uno scenario per nulla irrealistico, visto che è quanto accaduto solamente due anni e mezzo fa, quando la Grecia votò per due volte in un mese. Ovviamente, sarebbero settimane di panico sui mercati, che manderebbero Atene sulle montagne russe.   APPROFONDISCI – Goldman Sachs allarmato sulla Grecia: non temiamo le elezioni, ma il prelievo forzoso    

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