Grecia e Troika divise da 2,5 miliardi. Samaras scalpita per uscire dal piano di aiuti

Il premier greco Antonis Samaras è in rotta di collisione con la Troika sui conti pubblici del 2015. Mancherebbero tagli per 2,5 miliardi, ma il governo non intende cedere, fiutando il rischio di imminenti elezioni anticipate.

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Nuove tensioni in Grecia tra la Troika (UE, BCE e FMI) e il governo. I creditori hanno chiesto al premier Antonis Samaras ulteriori risparmi per l’anno prossimo per 2,5 miliardi di euro, circa l’1,3% del pil. Il premier ha dichiarato ieri di avere respinto tali richieste e che non ci saranno nuovi aumenti delle tasse o nuovi tagli agli stipendi, sostenendo che i dati degli ultimi 2 anni darebbero ragione al suo governo: nel 2013 e nel 2014, nonostante chiedessero maggiori tagli, i conti pubblici sono migliorati anche oltre le attese, ha spiegato. Dietro alla battaglia di Samaras si nasconde la volontà di uscire al più presto dal piano di assistenza finanziaria della Troika di 240 miliardi di euro, tornando a rifinanziare il debito pubblico interamente sul mercato. Dopo oltre 4 anni di assenza, Atene è tornata sul mercato dei bond a medio-lungo termine in aprile, emettendo un’obbligazione a 5 anni, pur con l’assistenza delle banche.   APPROFONDISCI – Bond, si restringe lo spread, ma la Grecia rende più del 8%   Il punto è che i creditori non pensano che la Grecia avrà la forza per rifinanziarsi da sola e pensano che possa essere esposta alle turbolenze dei mercati, come hanno dimostrato le ampie oscillazioni dei rendimenti di questi ultimi mesi. A fine estate, i titoli a 10 anni rendevano appena il 5,5%, ma ad ottobre, quando si è resa evidente una probabile crisi di governo alla fine di questo inverno, i rendimenti sono saliti fino al 9%, salvo adesso attestarsi sotto l’8%. I bond ellenici scontano il rischio di elezioni anticipate in primavera. Il Parlamento giunge a fine legislatura nel 2016, ma se non ci sarà a febbraio una maggioranza dei due terzi (180 deputati, ma la maggioranza di governo ne dispone di 155) in grado di eleggere il nuovo capo dello stato, dopo il terzo scrutinio a vuoto la Costituzione prevede che sia sciolto e si torni a votare. E stando ai sondaggi, a vincere le elezioni sarebbe Syriza, il cartello della sinistra radicale, guidato da Alexis Tsipras, contrario alla Troika e alle politiche di austerità, che chiede ormai più o meno apertamente che il debito pubblico sia condonato, altrimenti la Grecia uscirà dall’euro.   APPROFONDISCI – In Grecia torna il rischio paese. I mercati temono l’instabilità politica e Tsipras   Il governo avrebbe bisogno di un altro anno di tempo per mostrare i risultati alla popolazione. Seppur con estrema lentezza, la disoccupazione inizia a scendere negli ultimi mesi ed è passata da quasi il 28% al 26%, mentre l’economia ha interrotto la recessione di 6 anni da due trimestri e quest’anno il pil dovrebbe crescere dello 0,6%, mentre l’anno prossimo si potrebbe sfiorare il 2%. A dare una mano sarebbe anche il crollo del prezzo del petrolio, che aiuterebbe un pò le economie del Sud Europa, fortemente dipendenti dal greggio. Qualche decimale di pil in più potrebbe spingere all’ottimismo in un paese, dove la ricchezza è crollata del 23% dal 2008 ad oggi.   APPROFONDISCI – L’Italia peggio della Grecia dal 2000 ad oggi. Siamo gli unici in Europa ad esserci impoveriti La Grecia è tornata a crescere dopo 6 anni. Incerta l’uscita dagli aiuti della Troika    

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