Grecia e Spagna, i fronti caldi della crisi a una svolta?

La Troika abbandona Atene dopo il "no" della politica agli assurdi dicktat. Per la Spagna, intanto, sembra avvicinarsi la richiesta di aiuti all'Europa. Ecco cosa stanno fiutando i mercati

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Troika abbandona Atene dopo il

Notizie preoccupanti dalla Grecia. I tre funzionari della Troika (UE, BCE e FMI) hanno stamane lasciato Atene, interrompendo i negoziati con il governo di Antonis Samaras. E’ quanto riporta una fonte di Sky.gr, che sostiene, tuttavia, come le parti abbiano dichiarato il loro intento a proseguire le trattative via email. I toni usati alla fine dell’incontro tra il ministro delle Finanze, Yannis Stournaras, e i tre commissari non lasciano, però ,sperare in un accordo a breve. Se il rappresentante del Fondo Monetario Internazionale, Poul Thomsen, ha chiarito che l’accordo Grecia Troika sarebbe già stato raggiunto su gran parte dei punti politici, restando insoluti solo alcuni nodi che si dovrebbero sciogliere al più presto, del tutto diverse sono state le dichiarazioni dei vertici politici, che sostengono il governo di Atene. Il leader della sinistra radicale, Foutis Kouvelis, ha parlato di attacco inaccettabile ai diritti dei lavoratori, mentre il solitamente più prudente leader socialista Evangelos Venizelos ha evidenziato come la Troika starebbe scherzando con il fuoco e che non capirebbe che non è attaccando i diritti dei lavoratori che si ridà credibilità ai mercati, bensì rilanciando la crescita. Venizelos ha aggiunto che il Paese sarebbe ormai allo stremo.  

La politica greca ha un sussulto contro le pretese della Troika

Le trattative si sarebbero interrotte proprio su alcuni punti cruciali del pacchetto di riforme chiesto dalla Troika. In particolare, i commissari che rappresentano i creditori avrebbero preteso non solo il licenziamento di 15 mila dipendenti pubblici entro la fine dell’anno, diffidando delle misure sulla mobilità presentate dal governo, ma al contempo avrebbero spinto per una maggiore flessibilità anche dei contratti privati. Nello specifico, la Troika ha chiesto all’esecutivo di dimezzare da 6 a 3 mesi il tempo necessario per un’azienda per ottenere il licenziamento di un dipendente dalla data della comunicazione. A questo punto, il vertice di domani dell’Eurogruppo sarà più inconcludente che mai sul caso Grecia. Infatti, l’unica certezza sembrerebbe che Atene approverà un piano di austerità per 11,5 miliardi almeno, ma non si avrà un giudizio definitivo su di esso da parte della Troika, mentre si avvicina il tempo limite per ricevere la nuova tranche di aiuti per 31,5 miliardi e senza i quali la Grecia andrebbe in default tra poche settimane.  

Aiuti alla Spagna: Madrid verso una richiesta formale all’Europa

Eppure, le borse sembrano guardare ad altro oggi, rinvigorite dalla conferma del rating spagnolo di Moody’s, che ha mantenuto invariato il suo giudizio sul debito pubblico iberico a Baa3, seppur con outlook negativo. L’agenzia ha giustificato la decisione, sostenendo che la volontà della BCE di sostenere i bond pubblici in crisi avrebbe attenuato i rischi sui titoli spagnoli, sebbene restino il macigno di un risanamento fiscale non attuato e la possibilità di un default ellenico non scongiurato, contrariamente a quanto molti pensano (Moody’s “grazia” il rating della Spagna). A parte il mancato declassamento di Moody’s, che avrebbe portato i titoli spagnoli al livello “junk” o “spazzatura”, i mercati rifiatano anche per l’indiscrezione, secondo la quale Madrid sarebbe prossima (forse, già nel fine settimana) a chiedere all’ESM un aiuto precauzionale da 50 miliardi di euro, utile ad attivare il meccanismo anti-spread anche da parte della BCE. Lo stesso governo tedesco sarebbe favorevole a tale soluzione, che rappresenterebbe un compromesso accettabile per il premier Rajoy, in quanto il suo Paese dovrebbe sottoscrivere un memorandum d’intesa limitato a pochi punti su risanamento e riforme (Bce pronta a intervenire: la Spagna con le spalle al muro). Insomma, la Spagna dovrebbe, in linea di massima, evitare l’umiliazione di un commissariamento, ma la BCE e il fronte germanico disporrebbero della firma di un protocollo ufficiale di impegni.  

La reazione dei mercati

E se Piazza Affari guadagna in mattinata lo 0,6%, oltrepassando quota 16 mila punti del suo Ftse Mib, Madrid vola a +1,2%, mentre gli spread restringono ai minimi da mesi (Apertura Borsa Milano: Ftse Mib sopra i 16mila punti, bene Mediaset e i bancari). Il differenziale decennale tra BTp e Bund è scivolato già intorno a 323 punti base e quello tra Bonos e Bund è a 390 bp. Un titolo italiano a dieci anni rende il 4,8%, mentre uno spagnolo il 5,49% circa. Situazione un pò kafkiana, perché i mercati brindano a un successo che stenta ad arrivare e proprio nel giorno in cui Atene sembra allontanarsi dai nuovi aiuti. Dovrebbe, al contrario, destare particolare preoccupazione il tono con cui la politica greca ha commentato la rottura delle trattative. L’ala sinistra dell’esecutivo di grande coalizione ha apertamente attaccato la Troika, mentre lo stesso premier Samaras ha definito quello della Grecia “un caso di successo tra un anno”. E questo, mentre il Paese si trova paralizzato per l’ennesima ondata di scioperi indetta dai sindacati contro il nuovo piano di austerità. Ricordiamo, infatti, che la Grecia vive il suo quinto anno consecutivo di recessione e con la previsione di un ulteriore crollo del pil del 3,8% anche nel 2013. Un allarme sociale esacerbato da un tasso di disoccupazione al 25%, mentre tra i giovani raggiunge ormai il picco di quasi la metà (La cura della Troika non lascia scampo, disoccupazione alle stelle in Grecia). La situazione è così grave che pare che pure i tedeschi si stiano convincendo della necessità di intervenire in favore di Atene con nuovi aiuti, magari con interventi di buy-back dei suoi bond, in modo che la Grecia possa riacquistare sul mercato il suo debito a prezzi inferiori dei valori nominali, a riduzione dell’indebitamento complessivo. Ma nulla è scontato, se è vero che il governo svedese, al meeting dell’FMI e della Banca Mondiale a Tokyo dello scorso fine settimana, ha pronosticato un addio all’euro dei greci entro sei mesi. Una libertà di parola, quella di Stoccolma, garantita dalla sua non appartenenza all’area della moneta unica.

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Argomenti: Crisi Euro

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