Grecia e Germania barattano i profughi in cambio di condizioni migliori sul debito

La Germania proporrebbe alla Grecia condizioni più morbide sul terzo piano di aiuti, in cambio del trattenimento dei rifugiati siriani sul suo territorio.

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La Germania proporrebbe alla Grecia condizioni più morbide sul terzo piano di aiuti, in cambio del trattenimento dei rifugiati siriani sul suo territorio.

E’ dovuto intervenire Steffen Seibert, il portavoce della cancelliera Angela Merkel, per smentire una ricostruzione del quotidiano tedesco Wirtschaftswoche, secondo cui la Germania avrebbe in mente di chiudere un occhio sull’implementazione delle riforme chieste alla Grecia con la firma del terzo bailout in 5 anni, se questa accetterà di sobbarcarsi il peso degli immigrati in arrivo dalla Siria e da altri paesi.

“Non esiste alcun legame tra il terzo programma di sostegno (alla Grecia) e i rifugiati politici”, taglia corto Zaimpert, ma sono in pochi ad esserne convinti. La cosa certa è che nei prossimi giorni, la Commissione europea sborserà 2 miliardi di euro in favore di Atene, perché essa fronteggi la crisi umanitaria dei rifugiati siriani. La cifra è un anticipo del piano complessivo da 35 miliardi di euro. Bruxelles riconosce, quindi, che indipendentemente dalla valutazione delle riforme sinora attuate, che avverrà entro la fine di novembre e dalla quale dipendono le successive erogazioni degli aiuti, il governo ellenico abbia diritto a un sostegno per essere nelle condizioni di gestire l’emergenza immigrazione. Sin qui, nulla di male.

Lo scambio in atto tra Grecia e Germania

Ma il quotidiano tedesco va oltre e spiega che alla cancelleria avanzerebbe l’ipotesi di chiudere un occhio sulle riforme e sulle condizioni annesse agli aiuti, se la Grecia deciderà di ospitare tutti gli immigrati in transito dal suo territorio. Si stima che dall’inizio dell’anno, il paese abbia assistito all’ingresso di 400 mila clandestini, una cifra ancora più enorme, considerando che i greci siano 11 milioni. Un occhio i tedeschi lo chiuderebbero anche sulla ristrutturazione del debito pubblico nelle mani dei creditori europei, che il premier Alexis Tsipras chiede sin dalla sua vittoria elettorale del gennaio scorso. Berlino continua a rifiutare l’ipotesi di un taglio vero e proprio, idea non condivisa nemmeno dagli altri partner europei, sebbene sia caldeggiata dall’FMI.    

Niente taglio debito Grecia, ma sì ad al suo alleggerimento

Nei giorni scorsi, il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, aveva anticipato che ci sarebbe un accordo di massima tra tutti i creditori europei per limitare al 15% del pil il costo annuo del servizio sul debito della Grecia, tagliando ulteriormente i tassi applicati ai prestiti, allungandone le scadenze e prorogando il periodo di grazia, durante il quale (ad oggi, fino al 2022), Atene non deve rimborsare il debito, né pagare gli interessi.

L’FMI ha giudicato tali concessioni insufficienti, chiedendo, oltre alla cancellazione parziale del debito, anche un abbassamento al 10% del pil del tetto massimo del costo del servizio. In forse c’è proprio la partecipazione dell’istituto di Washington al terzo piano di salvataggio, condizione preliminare perché la Germania dia il suo assenso al piano. Tuttavia, sempre il Wirtschaftswoche riporta che starebbe prendendo piede dentro al governo tedesco l’ipotesi di mantenere l’FMI come consulente, nel caso in cui non voglia più erogare nuovi prestiti ai greci, una soluzione che gli consentirebbe di adempiere alla promessa fatta al Bundestag di continuare a finanziare Atene solo con il coinvolgimento dell’FMI.

Condizioni più morbide su debito?

Aldilà delle ovvie smentite, quindi, dobbiamo aspettarci una valutazione “generosa” delle prime riforme attuate dalla Grecia e condizioni più morbide sia sui tempi per l’attuazione delle altre in cantiere, sia sulla ristrutturazione del debito. Alla Germania interessa, infatti, che sul suo territorio arrivino meno rifugiati siriani possibili, nonostante la promessa di accogliere illimitatamente tutti. I conservatori bavaresi della CSU, partito gemello della CSU di Frau Merkel, hanno già mostrato parecchia insofferenza per la politica delle frontiere aperte della cancelliera, che avrebbe trovato così il modo di risolvere un suo problema di politica interna, accontentando allo stesso tempo i partner dell’Eurozona. Il baratto con Tsipras sarebbe chiaro: trattieni in Grecia quanti più siriani puoi, in cambio otterrai condizioni più favorevoli al bailout. Un’offerta che il premier greco non potrà lasciarsi scappare.        

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