Grecia, disoccupazione sotto il 10% solo tra 25 anni e debito al 245% del pil?

La Grecia avrebbe bisogno di 25 anni di tempo per tornare sotto il tasso di disoccupazione del 10%. Lo rivela uno studio tedesco, che getta lunghe ombre sulle capacità di ripresa dell'economia ellenica.

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La Grecia avrebbe bisogno di 25 anni di tempo per tornare sotto il tasso di disoccupazione del 10%. Lo rivela uno studio tedesco, che getta lunghe ombre sulle capacità di ripresa dell'economia ellenica.

Sono scoraggianti i risultati di una ricerca effettuata dall’istituto tedesco Prognos AG e pubblicati dal quotidiano Die Welt, secondo cui alla Grecia servirebbero almeno 25 anni di tempo per assistere a una discesa del tasso di disoccupazione sotto il 10% (dal 25% attuale), ovvero ai livelli pre-crisi. Da qui al 2020, infatti, l’istituto stima un calo medio del pil dello 0,8%, sempre che l’economia non sia scossa da nuovi shock negativi e che il paese resti nell’euro.

Il debito pubblico, che oggi si attesta al 200% del pil, livello doppio rispetto al 2008, salirebbe ulteriormente al 245% nel 2022, ossia ai livelli doppi rispetto ai target fissati dalla Commissione europea e gli altri creditori pubblici nel 2012, che a questo punto sono considerati del tutto irrealistici. Secondo il capo economista di Prognos, Michael Bemer, senza un sostanziale taglio del debito, la Grecia non sarebbe in grado di reggersi in piedi. Egli sottolinea come l’economia ellenica si sia contratta di un terzo in 7 anni e la disoccupazione riguardi un quarto della popolazione lavorativa. Il pil ellenico è atteso crescere sopra il 2% solo nel 2020, contrariamente alle stime della Commissione, secondo le quali l’accelerazione avverrebbe già dal 2017. Per l’istituto, la Grecia tornerebbe ai livelli pre-crisi solo nel 2034 e di anni gliene servirebbero 25, invece, per vedere scendere sotto il 10%  la disoccupazione.    

Taglio debito Grecia necessario per Prognos, ma resta improbabilissimo

Di taglio del debito, però, non vuole sentir parlare il governo tedesco, che oggi si rallegra con il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, del fabbisogno di ricapitalizzazione per le banche elleniche inferiore alle attese. E’ stimato dalla BCE in 14,4 miliardi, di cui un terzo dovrebbe essere coperto dai privati. Il fondo statale di Atene sborserebbe così solo 10 dei 25 miliardi messi a disposizione dai creditori europei questa estate. Addirittura, il ministro Schaeuble, tramite il suo portavoce, paventa l’ipotesi di una copertura integrale con fondi privati, tale da non rendere nemmeno necessario che scatti l’applicazione delle norme europee sui salvataggi bancari. Gli istituti avranno tempo fino al 6 novembre per presentare un piano di ricapitalizzazione.

La discussione è, però, molto seria sul fronte dell’erogazione degli aiuti alla Grecia, come ha ammesso nel pomeriggio il commissario agli Affari monetari, Pièrre Moscovici, che ha parlato di “discussioni decisive” in questi giorni per la realizzazione delle riforme da parte del governo Tsipras. Questo si era impegnato ad attuarne 48 entro la metà di ottobre, ma a 2 settimane dal termine della scadenza, ne sono state implementate appena 14, alcune delle quali, come quella della Pubblica Amministrazione, per essere complete hanno bisogno del varo delle altre.      

Riforme Grecia, i ritardi stancano i creditori

Il clima tra i funzionari europei è diventato sempre meno ottimista nelle ultimissime settimane, specie dopo che è stata licenziata dalla carica di responsabile delle entrate del Tesoro, Katerina Savvaidou, vicina al precedente governo, oggetto di indagini per avere accordato un rinvio dei pagamenti delle tasse alle concessionarie TV. L’Europa vi vede in questo atto la volontà dell’esecutivo di assoggettare la burocrazia nazionale sotto il suo controllo, contrariamente alle indicazioni fornite dagli stessi creditori, che chiedono più trasparenza nella gestione della cosa pubblica e maggiore distinzioni di ruoli tra gli organi politici e amministrativi. I conti pubblici non stanno andando come previsto. Il deficit è stato di 1,9 miliardi al 30 settembre, 500 milioni in più delle attese. L’avanzo primario si è attestato a 3,1 miliardi, meno dei 3,6 stimati. Complessivamente, nei  primi 9 mesi dell’anno, le entrate sono state pari a 34,3 miliardi, 4,9 in meno delle previsioni. La recessione in corso e la fuga dei capitali da inizio anno non potevano che portare a un deterioramento delle condizioni fiscali. Il punto è che non ci sarebbe più grosso spazio per trattare e a Tsipras resta davvero poco tempo per varare le altre 24 riforme sollecitate, necessarie per ottenere entro il mese almeno 2 dei 3 miliardi della prima tranche degli aiuti. Solo dopo che si sarà, poi, conclusa positivamente questa prima fase di esame delle riforme varate, la Grecia potrebbe sperare in una ristrutturazione del debito pubblico, ma che assumerebbe le forme di un nuovo taglio dei già infimi tassi (meno dell’1%) sui prestiti concessi, l’allungamento delle scadenze già abbastanza lunghe (31,5 anni, in media) e del periodo di grazia ad oggi previsto al 2022.

           

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