Grecia, default vicino. L’FMI lascia le trattative, la Germania si prepara alla Grexit

L'FMI ha lasciato il negoziato con la Grecia, mentre in Germania si studia il default e l'uscita di Atene dall'euro, dopo che metà partito della cancelliera si è rivoltato contro l'ipotesi di nuovi aiuti. Il governo Tsipras è davvero con le spalle al muro.

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L'FMI ha lasciato il negoziato con la Grecia, mentre in Germania si studia il default e l'uscita di Atene dall'euro, dopo che metà partito della cancelliera si è rivoltato contro l'ipotesi di nuovi aiuti. Il governo Tsipras è davvero con le spalle al muro.

Il portavoce del Fondo Monetario Internazionale, Gerry Rice, ha annunciati ieri sera che la delegazione dell’istituto ha abbandonato le trattative con la Grecia e che avrebbe fatto ritorno a Washington, a causa delle forti distanze con il governo Tsipras, specie sul tema delle pensioni. E’ stato un colpo durissimo alle speranze di Atene di trovare un accordo entro il 30 giugno per ottenere gli aiuti europei. L’FMI, infatti, dovrebbe sganciare 3,6 dei 7,2 miliardi stanziati dall’accordo del 20 febbraio scorso.   APPROFONDISCI – Grecia, la sentenza sulle pensioni spegne l’ottimismo odierno sull’accordo  

Default Grecia ora è seriamente realistico

Dopo una mattinata all’insegna dell’ottimismo – in seguito al faccia a faccia tardo-serale di mercoledì a Bruxelles di mercoledì tra Alexis Tsipras, Angela Merkel e François Hollande, al margine del vertice europeo con i leader dell’America Latina – nel pomeriggio di ieri si è registrato un crescendo di dichiarazioni e di pressioni, che dava il senso della frustrazione in Europa. Il presidente della UE, Donald Tusk, abbandonando la sua posizione neutrale, ha fatto appello al governo di Atene, perché cessi di giocare d’azzardo e traduca in azioni le richieste dei creditori. Il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, nelle stesse ore sottolineava come si sia ormai alla fine della corsa e ogni giorno che passa cresce il rischio default della Grecia. La posizione europea è unanime: non c’è più tempo per trattare, adesso Tsipras deve decidere se accettare o meno un accordo. Il governo ellenico continua a richiedere di trattare, in modo da raggiungere nei prossimi giorni un’intesa. Non sappiamo se questo atteggiamento sia frutto della volontà di tirare la corda fino a un secondo prima che si spezzi o se realmente non intenda accettare l’accordo, specie sull’aumento dell’IVA e il taglio delle pensioni. L’unica certezza è che il gioco si è fatto pericolosissimo, perché ha aizzato gli animi in tutti i creditori, tanto che uno dei tre già ha abbandonato il tavolo delle trattative.   APPROFONDISCI – Grecia, Tsipras promette più sforzi alla Merkel. Ecco la bomba sociale che nega l’accordo  

Rivolta dentro il governo Merkel

Le speranze di Tsipras sono riposte nella cancelliera Angela Merkel, che si è impegnata con il presidente Barack Obama, anche all’ultimo incontro del G7 in Germania di domenica e lunedì scorsi a cercare di tenere la Grecia nell’euro e a salvarla.

Tuttavia, proprio a Berlino si registrano le tensioni  politiche più forti attorno a un ipotetico accordo. Il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, guida un ampio fronte dei contrari, che sarebbe costituito da oltre un centinaio di deputati conservatori della CDU-CSU, il partito della cancelliera. A febbraio, i contrari a un’intesa al Bundestag furono 29, mentre altri 109 votarono a favore tra i conservatori per pura disciplina di partito. Ma le cose sarebbero oggi molto diverse, dopo quattro mesi e mezzo di estenuanti, quanto inutili trattative con il governo Tsipras. La Merkel rischierebbe di fare i conti con la rivolta di mezzo partito. Francamente, far cadere il suo governo per salvare la Grecia non appare un’ipotesi realistica. Da qui, la dichiarazione di ieri della cancelliera, per cui la Grecia deve fare ancora molto lavoro  per un accordo.   APPROFONDISCI – Grecia, la Germania è sempre più divisa sugli aiuti. Monta la protesta contro la Merkel  

Grexit e controllo capitali allo studio in Germania

E Bild riporta il governo tedesco avrebbe già allo studio un piano per affrontare il default di Atene e la conseguente uscita dall’euro, non più esclusa. Esso prevedrebbe l’introduzione dei controlli sui capitali in Grecia, come da tempo propone il conservatore Hans-Werner Sinn, a capo dell’Ifo, l’istituto economico vicino alla CDU-CSU e al ministro Schaeuble. L’uomo, a dir il vero, ritiene che successivamente dovrebbe essere attuato anche un taglio del debito pubblico ellenico (“haircut”).

A questo punto, la Grecia potrebbe essere messa con le spalle al muro per decidere entro domenica 14 giugno se accettare o meno l’accordo proposto dall’Europa. A Berlino, come a Bruxelles, la convinzione è che non ci sarebbe più il tempo, anche volendo, per salvare Atene entro il 30 giugno. E non stiamo considerando che altri paesi sarebbero fermamente contrari agli aiuti, specie per ragioni di politica interna. Parliamo, anzitutto, della Spagna e della Finlandia.   APPROFONDISCI – Moody’s: controlli sui capitali in Grecia sono molto probabili, alto rischio default a giugno Grecia, Varoufakis: la lista Tsipras è stata volutamente vaga. E l’Ifo chiede controlli sui capitali    

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